Michael Kenna Immagini del settimo giorno
di // pubblicato il 04 Maggio, 2010
Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere.
Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro.
Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto.
Queste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati.
Genesi - Capitolo 2
Il settimo giorno della Genesi, dedicato alla contemplazione silenziosa, alla riflessione, da il titolo alla mostra personale dell'inglese Michael Kenna, presso Palazzo Magnani a Reggio Emilia inserendosi all'interno della quinta edizione di Fotografia Europea, un evento che ha ormai raggiunto fama nazionale grazie all'impegno e alla collaborazione degli organizzatori.

Ormai "di casa" nella città emiliana, il fotografo propone in occasione di questa mostra, un percorso emotivo costituito da quasi trecento fotografie realizzate nel corso dei suoi tredici anni di attività.
Se buona parte di queste sono da considerarsi come pagine di un diario, altre invece sono dedicate a specifici luoghi della memoria e della storia o a luoghi che hanno lasciato un segno nell'artista, come la città di Venezia e i campi di concentramento nazisti e i complessi centri industriali d'oltreoceano.

Curata da Sandro Parmiggiani l'evento non vuole essere una semplice retrospettiva ma vede un punto nodale nella relazione tra l'artista e la città stessa.
Tra e fotografie esposte, infatti, trentacinque sono dedicate ad un lavoro triennale che Michael Kenna ha fatto a Reggio Emilia, percorrendone le strade e visitandone i luoghi più caratterizzanti e intimi; è da qui che scaturisce, ancora una volta il tema del Settimo Giorno. Fatto per soffermarsi su quello che è stato realizzato e mettersi in ascolto cercando di captare i segnali che ne provengono.

Così lo spettatore, non può non soffermarsi a scrutare l'orizzonte e ripercorrere indirettamente i sentieri battuti dal fotografo rivivendone i silenzi e le attese. Si parte dall'Inghilterra degli anni Settanta e Ottanta, paesaggi dai confini soffusi e annebbiati descritti dall'essenzialità del bianco e nero delle fotografie; silouhette sfocate, solo timidi segnali della presenza umana che in queste immagini si fa da parte per lasciare spazio alla contemplazione dei luoghi.

L'obiettivo del fotografo si sposta, negli anni Novanta, nel Nuovo Continente e nelle metropoli di Stati Uniti e America Latina come New York e Ryo de Janeiro per poi spostarsi verso Parigi, Praga, Hong Kong e Shanghai: fotografie di città e un confronto tra continenti in cui non mancano le grandi capitali europee e orientali.
La macchina fotografica segue l'artista ovunque: nei luoghi fisici così come nei luoghi dell'anima essa è onnipresente, compagna di viaggio e di vita, per documentare e ritrarre.
Il ciclo de L’impossibile oblio ne è prova, e qui, l'artista immortala i luoghi di sterminio nazista, luoghi in cui la memoria ha una forza incredibile e impossibile da ostacolare.

Anche qui, il fotografo si fa da parte e con discrezione osserva, riflette e fa riflettere per non dimenticare uno dei momenti più drammatici della storia; anche qui, il memento è fatto da linee nitide e dettagli immobili ma al con tempo eloquenti, che narrano storie e osservano silenziosamente il tempo che scorre, come sottolinea il curatore della mostra, come se il silenzio fosse finalmente sceso sulla terra (...), e ciò che noi sbrigativamente e con scarsa consapevolezza chiamiamo paesaggio a noi si offrisse nel suo incanto segreto, e nella sua essenza più vera.