Meraviglie di Roma
di // pubblicato il 14 Giugno, 2010
Se ci fosse una classifica delle città più disegnate della storia (ma forse esiste già), Roma sarebbe sicuramente tra i primi posti. Quasi ogni pittore, scultore o architetto di passaggio nella Città Eterna ci ha infatti lasciato in eredità uno schizzo, un disegno più accurato o uno studio vero e proprio dei monumenti antichi, delle strade, delle piazze o delle fontane di Roma. Si tratta di un patrimonio di estremo valore (ma altrettanto fragile e delicato) che tuttavia è spesso confinato negli archivi delle biblioteche specializzate, rimanendo praticamente inaccessibili, o visibili solo a pochi eletti.

Per gli appassionati del genere, ma anche per i semplici curiosi c’è però, fino alla fine di luglio, un’occasione ghiotta da non lasciarsi sfuggire: la mostra Le meraviglie di Roma antica e moderna, ospitata dalla Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma, a Palazzo Venezia. Dall’anno della sua fondazione, il 1922, la biblioteca è andata accumulando una cospicua serie di disegni grazie a lasciti e doni fatti da eminenti studiosi, tra cui Alfredo Castellani, Corrado Ricci, Alfredo Dusmet e soprattutto Rodolfo Lanciani, il cui fondo comprende fogli che vanno dall’inizio del Cinquecento al secolo scorso e che mostrano le continue trasformazioni che ha subito Roma nel corso del tempo.

Tra gli oltre sessanta disegni in mostra, alcuni dei più interessanti sono databili al XVI secolo e riguardano, nella maggior parte dei casi, riproduzioni di edifici e monumenti antichi. Tra questi il codice (55 tavole) che raffigura i rilievi della colonna Traiana: ritenuto un tempo opera di Jacopo Ripanda, è oggi considerato come una copia dell’originale, andato perduto. Si tratta di uno dei primi esempi di studio della colonna, che sarà anche nei decenni a seguire oggetto di profondo interesse da parte di artisti ed antiquari. Esemplari sono a questo proposito i tre monumentali rotoli (ognuno è lungo quasi 20 metri!), realizzati alla fine del ‘500 da un artista rimasto sconosciuto, che riproducono l’intero fusto della colonna. Il resto dei disegni in esposizione è invece prevalentemente dedicato al Settecento:

si va dagli acquerelli dedicati ancora all’antico alle vedute di scorci più o meno celebri della città, destinate il più delle volte alla traduzione ad incisione e alla vendita ai primi protagonisti del Grand Tour; dai progetti per gli apparati effimeri (che hanno rivoluzionato ed arricchito il panorama romano in occasione di nascite celebri, festività religiose o matrimoni) ai disegni di alcuni dei maggiori architetti presenti al tempo a Roma, tra cui Fuga, Salvi, Nolli e Valadier. Grazie ai loro studi è possibile ripercorrere, passo dopo passo, la grande stagione di rinnovamento urbanistico che ha caratterizzato la città dell’epoca.