Melozzo da Forlì, l’umana bellezza tra Piero della Francesca e Raffaello

di Amici in Visita // pubblicato il 12 Gennaio, 2011

di Daniela Vannini

Reale o irreale, presente o eterno, corruttibile o incorruttibile? Melozzo da Forlì, il maestro della prospettiva, sembra non esitare mai tra realtà e invenzione forse per la sua innata sensibilità del costruire architettonico sentito non tanto come ambiente ma come modo di creare un’atmosfera pittorica.
A lui è dedicata la mostra “Melozzo da Forlì: l’umana bellezza tra Piero della Francesca e Raffaello”, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì, che si aprirà il 29 gennaio 2011 presso i Musei San Domenico a Forlì.
Una esposizione di grande respiro, curata da Antonio Paolucci, Daniele Benati e Mauro Natale, che colloca le opere melozziane tra i grandi come Mantenga, Piero della Francesca, Bramante e altri ancora a cui Melozzo ha attinto e le opere di coloro che a Melozzo hanno guardato quali Raffaello, Marco Palmezzano, solo per citarne qualcun’uno.

Melozzo, allievo di Baldassare Carrari il vecchio e Piero della Francesca, partendo dai principi della prospettiva elabora in maniera del tutto originale e innovante un’idea di spazio e bellezza della figura umana regalandoci opere stupefacenti come gli Apostoli e gli Angeli musicanti che un tempo facevano parte dell’affresco straordinario della chiesa romana dei Santi Apostoli andato distrutto e oggi collocati intorno all’affresco del Platina nei Musei Vaticani.
La sua è una bellezza seducente che oscilla fra l’umana visione dell’arte e ciò che del divino è possibile tradurre in arte. Tale bellezza trova nella luce del colore la sua forza e la sua espressione più alta e sublime. Quella luce del colore che è fonte spirituale della vita di cui il cielo ne è simbolo provvidenziale.
Al buio della feudalità e del Medioevo l’arte di Melozzo porta il senso dell’uomo con la sua volontà di fare, con il suo sentire religioso fondato sulla speranza nei valori della vita, con il suo interesse per ciò che accade attorno a lui.
Umano e divino si mescolano dando vita ad un’armonica miscela di luce e colore. Ed è proprio la luce, forse, una delle chiavi possibili per poter accedere alla visione artistica di questo pittore del Quattrocento che ha segnato profondamente il destino dell’arte nel Rinascimento e che, come ricorda Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, “senza Melozzo, il Cinquecento di Raffaello e Michelangelo non sarebbe mai esistito”.

La figura e l’opera melozziana viene, dunque, rivalutata in un contesto più ampio e non più soltanto legato al panorama romagnolo come dimostra questa rassegna e l’attenzione che questa rivolge in particolare al grande affresco del Platina, pezzo forte della mostra, che raffigura papa Sisto IV nell’atto di nominare l’umanista Bartolomeo Platina prefetto della Biblioteca apostolica, che per la prima volta varca le porte vaticane.
La luce è una luce calma e trasparente che porta in sé quell’esuberante varietà del colore. E’ una luce che avvolge e dona leggerezza e delicatezza alle sei figure rappresentate tutte immerse in una beatitudine contemplativa e circondate dall’aria chiara che avvolge l’intera opera e la eleva a simbolo della celebrazione del sapere. Umanesimo e Chiesa s’incontrano in questa atmosfera dai toni universali.

Colpisce il movimento ritmico che da vita a una vera e propria composizione musicale in cui ogni personaggio dotato di spessore psicologico si muove in armonia con il tutto in un’unica melodia. Ma è anche la capacità di emozionare con l’uso del colore che rende Melozzo grande, l’umanità dei caratteri e la varietà nell’assoluta unità.
L’intellettualismo, il classicismo, la tradizione e la grazia che lo contraddistinguono non nascondono un pathos di fondo, un bisogno di espansione che sfocia in tentativi sempre nuovi di comunicare anche attraverso questa mostra che offre lo sfondo ideale per un dialogo sublimato da una bellezza umana e divina al tempo stesso.
Questa rassegna, aperta fino al 12 giugno prossimo, rende omaggio a quella contemplazione serena e profonda della vita e del mondo dove volgarità e bassezza umana convivono con l’ordine e l’armonia.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI
Melozzo di Giuliano degli Ambrosi, detto Melozzo da Forlì
(Forlì, 1438 - Forlì, 1494)


  • Angelo che suona il liuto
    affresco staccato riportato su cadorite
    cm 110 x 78 x 5
  • Angelo che suona la viola
    affresco staccato riportato su cadorite
    cm 120 x 96 x 5
  • Sisto IV nomina Bartolomeo Platina Prefetto della biblioteca
    affresco staccato portato su tela
    Città del Vaticano, Musei Vaticani



IN COPERTINA
un particolare di
Angelo che suona il liuto

Mappa

Dove e quando

MELOZZO DA FORLI’ L’umana bellezza tra Piero della Francesca e Raffello

  • Date : 29 Gennaio, 2011 - 12 Giugno, 2011
  • Indirizzo: Musei di San Domenico, piazza Guido da Montefeltro 12, Forlì
  • Sito web

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