Mea culpa
di // pubblicato il 13 Giugno, 2010
Cominciamo con una confessione, la mia.
Mi sono persa un imperdibile: mi sono persa il concerto di Anoushka Shankar che martedì 8 giugno ha suonato nella Chiesa di S. Stefano al Ponte Vecchio a Firenze, in esclusiva italiana per l’Accademia San Felice.
Ne valeva la pena e chi per sua fortuna quella sera c’era concorderà.
Figlia e sorella d’arte, la virtuosissima Anoushka presentava un repertorio di musica classica indiana e variazioni per sitar, accompagnata da tabla, bansuri, flauto e tanpura.

Nata a Londra il 9 giugno 1981, Anoushka ha cominciato a suonare il raga a 9 anni e già a 13 debuttava a Nuova Delhi per poi girare tutto il mondo accompagnando nei concerti il padre Ravi, oggi novantenne, leggendario maestro di sitar e suo unico insegnante, pietra miliare della sperimentazione degli anni sessanta, uno di quelli che nel ’69 a Woodstock c’era.
Le prime registrazioni della giovane musicista sono legate agli album del padre “In Celebration” e “Chants of India”, quest’ultimo prodotto fra l’altro dal chitarrista George Harrison che di Ravi Shankar fu allievo dal 1965.
Lei segue, ma non muore nell’ombra dell’illustre genitore: lei è stata la prima donna a suonare al Ramakrishna Centre di Calcutta, a ricevere l’House of Commons Shield e la prima donna indiana alla Grammy Awards Ceremony, non solo, è anche il primo ambasciatore indiano per il Programma Alimentare Mondiale dell’ONU.
Il suo quarto album “Rise”, uscito in Italia nel 2006, è il primo che l’ha vista cimentarsi sul repertorio personale ed è stato un successo a livello mondiale. Molto apprezzata è stata anche l’ultima produzione “Breathing Under Water”, uscita nel 2007 in collaborazione con il compositore indo americano Karsh Kale con una piccola apparizione in versione ospite del padre e della sorella Norah Jones.
Fusione e tradizione sono le parole d’ordine in casa Shankar e Anoushka, che si diverte a fare tutte queste cose con la musica, dal 2006 con l’Anoushka Shankar Project promuove l’incontro e la sperimentazione con musicisti orientali e occidentali utilizzando strumenti acustici ed elettronici.