Mark Dion. Concerning Hunting…e il nuovo itinerario contemporaneo modenese

di Marica Guccini // pubblicato il 08 Febbraio, 2009

Il panorama contemporaneo offre varie riflessioni su caccia e natura.
"Mark Dion. Concerning Hunting", visitabile fino al 26 aprile presso la Galleria Civica di Modena è, come dice il termine, una mostra “riguardo alla” non “sulla” caccia. 
Da sempre il lavoro dell’americano Mark Dion (Massachusetts,1961) orientato verso la natura, si prefigge di osservarla e coglierne i meccanismi sia interni che di rapporto col mondo, senza darne nessuna interpretazione o giudizio. Stiamo parlando di osservazione di un dato del mondo, proprio questo spiega l’inserimento della mostra all’interno del percorso, già intrapreso da alcuni anni, dalla direttrice della galleria modenese Angela Vettese, la quale ha voluto incentrare ogni mostra su un aspetto della vita dell’uomo. In tal modo il porsi entro un’osservazione antropologica di tal fatta, significa tradurre nella contemporaneità il fare filosofia.
“L’arte è tutto ciò che gli uomini chiamano arte” . Partendo da quest’assunto nessuna divisione tecnica o stilistica, così come nessuna finestra d’indagine aperta sul mondo, può diventare influente e discriminante.

L’idea di natura intoccabile e inviolabile quale noi (idealmente) abbiamo, risale a un’invenzione del XIX secolo; precedentemente la natura è sempre stata “toccata” e violata senza che si creassero remore.
Il dinamismo nel quale la mostra, che non prendendo posizioni di sorta obbliga lo spettatore a prenderne una propria, ci pone, esplicita l’idea che la natura non sia materia privilegiata delle scienze naturali, ma un materiale multiforme. La mostra, itinerante in vari paesi europei e giunta in Italia dopo Austria e Germania, si adatta ogni volta all’ambiente nel quale si trova, plasmandosi come un guanto in quel tessuto nel quale, seppur temporaneamente, ambisce ad inserirsi. Diverse pertanto le realizzazioni, così come le reazioni che suscita un’esposizione fortemente fraintendibile. Ciò che Dion apprezza della caccia pare essere l’inevitabile perfetta conoscenza del mondo naturale che porta con se come esperienza a priori. Il vero cacciatore deve conoscere e rispettare il suo nemico, come spiega la Vettese “Proprio l’intenzione di uccidere porta con sé l’omaggio che spesso non riceviamo dai nostri simili, quello di una approfondita analisi del modo di vivere”.

L’allestimento propone cinque torrette d’appostamento, simbolo ognuna di un diverso archetipo di cacciatore, espressione di un preciso contesto sociale. La torretta, elemento effimero, dona al cacciatore una piena visione sulla natura, mettendolo in parte al sicuro dai rischi derivabili.
The Dandy Rococo è la torretta del cacciatore dandy arredata con sfarzi di ogni sorta, molto vicina a quei casini di caccia, piccole regge in miniatura, di lontana tradizione. Questo cacciatore ostenta la caccia come privilegio di pochi gruppi sociali. Opposto a questa figura, totalmente distante da qualsivoglia ordine o eleganza di forma, sta The Slob, lo sciatto cacciatore che non manca di appendere lascive immagini alle pareti di un nascondiglio inerpicato sul soffitto e raggiungibile solo da una ripidissima scala in legno (per gli avventurosi che volessero addentrarvisi fate attenzione!). Egli della caccia pare apprezzare la possibilità di dedicarsi a qualcosa che sia fuori dagli schemi, in solitudine. Vi è poi The Glutton, nascondiglio per il cacciatore ingordo che, come dice la curatrice Verena Gamper, “va a caccia con lo stomaco”. Il tavolo riccamente imbandito, le carcasse animali appese al casino mostrano il vasto repertorio iconografico che la caccia ha saputo far scaturire.
The Librarian è il cacciatore bibliotecario che, dal suo nascondiglio ben mimetizzato, osserva la caccia con occhio interessato particolarmente alla parte teorica.
Infine The Ruin, il rudere di una torretta distrutta, rimane un monito sulla caducità di ogni operazione. Alle pareti 6 stendardi con effigi di animali-prede affiancano l’opera Men and Game, insieme di fotografie appartenenti a epoche e contesti diversi che riflettono l’attività di collezionista dell’artista, spinto in questo proprio da quel fascino della natura che trasforma l’uomo in collezionista, e che ha le radici nelle Wunderkammer, piccoli scrigni di curiosità di ogni genere, cinquecentesche.

Accompagna l’esposizione un’altra gemella “C’era una volta un anello..” nata da una collaborazione tra l’artista gioielliera Gabi Dziuba e l’artista, artefice dell’allestimento, Christian Philipp Muller.
Ha il sapore della favole questa piccola esposizione nella quale i fantasiosi gioielli dell’artista tedesca si incastrano all’interno del percorso onirico immaginato per loro dallo svizzero Muller. Il gioiello, visto come un oggetto che porta una storia, non solo possibilità di spesa, esplicita qui visivamente una delle sue possibili storie per divertire, incuriosire, in una visione dell’arte come qualcosa che stimoli discorso e dibattito, in un dialogo già accennato tra tecniche diverse.

L'area progetto, dedicata ad artisti emergenti, ospita invece “E più non dimandare” la curiosa installazione di Valerio Berruti già conosciuto dal popolo delle gallerie e prossimo ospite alla Biennale di Arti Visive di Venezia. Nel piano ammezzato che conduce alla galleria, disegni con singoli fotogrammi che, ripresi in sequenza, danno vita a una video animazione, ricoprono ogni spazio libero delle pareti. Affianca i disegni l’animazione stessa, dove la protagonista è una bambina che si muove affrontando i piccoli intoppi della sua quotidianità, dando via via risposte al suo bisogno di conoscenza del mondo. Il titolo, inserendosi su questa scia, riprende la frase che Virgilio pronuncia a Dante quando nell’Inferno fa ripetute domande alle quali l’illustre guida non può rispondere.

Una bella iniziativa è dedicata, in occasione della mostra, ai bambini che, quali piccoli visitatori dalla mente aperta, potranno esprimere la propria creatività scaricando un vero e proprio quadernino con copertina dedicata a loro dal nuovo sito della Galleria Civica, nel quale saranno invitati a scrivere un breve racconto ispirato alle opere. Il concorso per piccoli scrittori terminerà il 21 marzo, tutte le informazioni sono reperibili sul sito. www.galleriacivicadimodena.it

 

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Mark Dion
    Concerning Hunting, Hunting Blind-The Dandy Rococo, 2008,
    Photo Adolf Bereuter. Courtesy the artist and Georg Kargl Fine Arts Vienna.
  • Ritratto di Mark Dion
    realizzato da Jo Dam Kærgaard, 2008,
    Courtesy Aarhus Kunstbygning.
  • 3-A votre santé, 2008
    © Christian Philipp Müller
    Installazione per Gabi Dziuba:Kronenringe [Crown Ring], 1992.
  • Valerio Berruti
    E più non dimandare, 2009
    veduta dell'installazione per Area Progetto
    Galleria Civica di Modena
    Palazzo Santa Margherita. Foto di Maurizio Malagoli.