Mario Sironi tra futurismo e metafisica
di // pubblicato il 10 Ottobre, 2009
Anche a Peccioli, una mostra in occasione del centenario del primo Manifesto Futurista, con l'omaggio a Mario Sironi, uno dei protagonisti del ‘900 italiano.
Il fascino e l’importanza dell’innovazione, della velocità, della tecnologia, del movimento e del dinamismo, i concetti che caratterizzano le opere di Sironi con automobili, motociclette, cavalli, aeroplani, paesaggi industriali e soggetti meccanici, tra cui robot e ingranaggi. Ed è proprio attraverso disegni, tempere e oli, realizzati tra il 1914 e il 1920, viene celebrato quel ruolo chiave ricoperto dell’artista nella diffusione dei principi fondamentali del Futurismo
Le quaranta opere provengono dalla Estorick Collection di Londra e l'evento è frutto della collaborazione tra la Fondazione Peccioliper ed Estorick Collection.

Un percorso ben delineato dove emerge la sostanziale esiguità della stagione Futurista di Sironi. Già con la Carrozza, opera data 1914, pur continuando a esplorare sull’effetto ottico della realtà e sulle sue deformazioni, Sironi inizia a concentrarsi sul soggetto.
Clamorosa l’emancipazione di Sironi dal Futurismo in Cavallo e cavaliere del 1915, dove le figure ormai appaiono statiche. Questa svolta, attuata all’interno della stessa stagione Futurista, è ulteriormente apprezzabile in altri disegni, coevi al precedente: Figura e automobile da corsa, Manichini, un Nudo seduto, Due figure, e un Nudo femminile stante, dove le figure, come denunciato dai titoli con echi dechirichiani, si affrancavano definitivamente dalle novità futuriste.

La Metafisica non fu per Sironi un exploit stilistico, ma l'implicito risultato della ricerca condotta sin dagli anni giovanili e nel Paesaggio urbano con aereo volge a una modernità costruita attraverso uno spazio claustrofobico, con prospettive impossibili, che ne annunciano tutta la natura anfibia e la complessa identità, che se da un lato rimandava alle strutture cubiste, dall’altra rifletteva una parte di quell’incongruenza spaziale, di quegli scarti logici e dimensionali, che costituivano il lessico figurativo della pittura Metafisica.

La centrale elettrica è un lavoro in cui appaiono le prospettive brucianti e sbilenche, riconducibili ad analoghe esperienze di Braque e Picasso (Case all’Estaque, Fabbrica a Horta de Ebro), che Sironi ebbe la possibilità di conoscere nei suoi due soggiorni parigini del 1908 e del 1913. Ma l’enigmatico strutturarsi della nuova fase della pittura sironiana, pare assestarsi nel bellissimo disegno con Paesaggio urbano, aereoplano e donna seduta, dove la donna chiusa in uno spazio di solidissima struttura geometrica (e la ruota dentata sembra alludere, o forse allude per davvero, ad analoghi marzocchi di Paolo Uccello), pare anticipare le svolte ‘neoclassiche’ di Picasso e strutturarsi come se fosse la sinopia di innumerevoli figure di Casorati, Funi, Oppo.

Facile comprendere come l'importanza di questi disegni consista proprio nel loro valore di laboratorio, nell’evidenziare come gli esiti metafisici e ‘classicisti’ di Sironi passassero negli anni tra il 1916 e 1918 attraverso infinite sperimentazioni e messe a punto e, in questa ottica, Ritratto di donna assume allora un valore straordinario, in quanto se la staticità della figura annuncia tutti i dubbi dell’artista per le ricerche del gruppo di Marinetti, il punto di vista rialzato e la caraffa tenuta in mano dalla donna fanno venire in mente il Bevitore di Boccioni, a testimoniare che nella volontà di Sironi di accostarsi in modo critico al Futurismo vi stava già tutta la premessa del suo superamento. E così in quei due disegni con Uomo al caffè dalla postura che parrebbe ancora ottocentesca, ma resi da un grafismo nervoso e vibratile perciò moderno, solo con forza accostabili, e per pura contiguità tematica, al bellissimo Donna al caffè, dove invece Sironi risolveva quello che ormai da Van Gogh in poi era diventato un luogo comune iconografico, in una soluzione che combinava la straordinaria Risata di Boccioni, con il ricordo inconsapevole e automatico della donna perduta dall’Assenzio del capolavoro di Degas.

In modo analogo, la Figura femminile in movimento e la Corsa traggono forza da una pari ambiguità, perché in entrambi i casi il dinamismo risulta delimitato da una indagine che introduce la ricerca espressiva delle avanguardie milanesi con l’evocazione di forme antiche.
Il catalogo della mostra, con testi critici della dott.ssa Roberta Cremoncini, direttrice della Estorick Collection of Modern Italian Art e del prof. Stefano Renzoni, docente presso il Dipartimento di Storia delle Arti dell’Università di Pisa, è edito dalla Fondazione Peccioliper.
Consiglio vivamente un'immersione in questa stupenda zona della campagna toscana perché la mostra è ospitata nella sala Consiliare del museo delle Icone Russe che vi sorprenderà e di cui vi parleremo con un articolo a parte.

Segnalo infine le due aperture alle famiglie programmate per domenica 11 ottobre e domenica 8 novembre, dalle ore 15.30 alle 19.00.
Così, mentre i grandi visiteranno l’esposizione, bambini e ragazzi potranno giocare con le veloforme dei Futuristi, sperimentare i giochi ottici delle forme in movimento, comprendere l’avvicendarsi luce-ombra, immaginando di camminare in una piazza metafisica, oltre che essere coinvolti nel gioco delle libere associazioni di idee.