Mario Maggiori e Ugo Rambaldi. Due pittori umbri nella valle reatina
di // pubblicato il 08 Gennaio, 2010
Da qualche anno un’interessante sede per esposizioni temporanee è stata aperta a Rieti, all’interno dell’antico palazzo Potenziani, proprietà della Fondazione Varrone Cassa di Risparmio di Rieti.
In questa piccola città, che conta solo 43.000 abitanti circa, l’arte contemporanea è diventata una presenza costante. Chi volesse fare un tuffo in questa valle conosciuta soprattutto per l’antica presenza di San Francesco e per il volo a vela, fino alla fine del mese di Gennaio potrà incontrare due artisti del Novecento, Ugo Rambaldi e Mario Maggiori, che hanno animato la fertile scuola reatina di pittura. La mostra, inoltre, si sposterà probabilmente in primavera a Spoleto, città natale di Ugo Rambaldi (1910-1985), conterraneo di Mario Maggiori (1909-1982); sabato 9 gennaio p.v. l’arte di Rambaldi sarà discussa in un convegno nella cittadina umbra, dove sarà presente il curatore della mostra reatina Franco Bellardi e lo storico dell’arte Bruno Santi.
Il curatore Franco Bellardi, pittore di fama nazionale, ferrarese ma reatino di adozione, ha personalmente conosciuto entrambi gli artisti, li ha ammirati e “sentiti”come Maestri “che a buon diritto fanno parte di quella meravigliosa pagina che è la storia dell’Arte”.(Bellardi) Il suo lavoro per la mostra lo ha portato a studiare i diari dei due maestri, sintetico quello di Maggiori, molto vasto quello di Rambaldi, e a cercare quadri presso gli eredi e in collezioni private.
Così nelle sale di Palazzo Potenziani sono riunite circa 60 opere per artista che formano, cronologicamente e qualitativamente, due antologiche molto rappresentative dell’intero arco della loro attività pittorica, dal titolo Maggiori e Rambaldi nel Centenario della nascita.
Mario Maggiori inizia la sua avventura artistica ad Orvieto, per poi trasferirsi a Rieti nel 1953, dove la sua arte molto complessa troverà la sintesi fra la figura e l’astrazione, senza rinunciare al sentimento, alla liricità e alla sua anima fortemente drammatica che si esplica in un linguaggio espressionista con pennellate dense di energia. Di questo animatore della vita culturale reatina, famoso per i suoi paesaggi e per i ritratti, la mostra scopre le altre sfaccettature che lo contraddistinsero pur nella sua incredibile coerenza di linguaggio. Il suo autoritratto del 1967 è specchio di questa sua complessità ma nello stesso tempo della sua gioia nell’arte, con una tavolozza colorata e solare.

Con Rambaldi, invece, incontriamo un artista dalla personalità contrastata, che si riscontra anche nella sua arte, sempre in dubbio fra il figurativo e l’informale, tanto che il curatore lo ha definito “il pittore del dubbio”. Nelle sue numerose pagine scritte viene fuori la sua “volontà e l’importanza di ricercare, di analizzare continuamente l’opera, il linguaggio espressivo, la necessità del dubbio”. La sua strada si confronterà con artisti come Burri e Afro, ma le sue figure di donne appartengono all’arte della Scuola Romana. Si trasferisce a Rieti nel 1947 rimanendo fino al 1953, da dove si trasferirà a Roma. Il periodo reatino sarà, come lui stesso afferma nei suoi diari, il momento dello studio profondo e formativo, che lo porta a trovare una sintesi fra i due registri che lo attrassero tutta la vita.

Dopo una sala d’ingresso con opere emblematiche dell’arte dei due artisti, la mostra si svolge attraverso la sala detta del “Dialogo con la storia”, dove le prime esperienze degli artisti vengono alla luce, per passare a quella del “Dialogo con se stessi”, con le opere che ci raccontano il raggiungimento della loro maturità e le loro ricerche. Nella stanza “Dialogo con il mondo”le pitture sono drammatiche ed erotiche allo stesso tempo per Maggiori, alla ricerca di un linguaggio unitario per Rambaldi. La stanza finale, la Sintesi Formale, ci presenta le opere degli ultimi anni, mentre al piano terreno sono stati ricreati in modo didattico due angoli degli studi dei Maestri accompagnati da una loro gigantografia; sul cavalletto di entrambi l’ultima opera a cui hanno messo mano prima di lasciarci.
Al termine dalla visita un regalo inaspettato: il catalogo della mostra donato ad ogni visitatore, corredato di stupende fotografie delle opere in mostra e di studi critici di grande interesse. Una mostra che rende omaggio a due artisti che hanno lasciato un grande segno nel territorio reatino e umbro e potenziato il patrimonio artistico e culturale, ma anche un’occasione per incontrare una Fondazione culturale che ha fatto proprio il senso vero delle esposizioni culturali: divulgare e coinvolgere.
Si ringrazia il curatore della mostra Franco Bellardi per averci concesso l’utilizzo delle immagini.