Mario Giacomelli

di Sara Pietrantoni // pubblicato il 18 Settembre, 2012

"La fotografia mi ha aiutato a scoprire le cose, a interpretarle e riverarle. Racconto la conoscenza del mondo, in una architettura interiore dove le vibrazioni sono un continuo fluire di attimi, di avventure liberanti come espressione totale dove sento tutta la completezza della mia esistenza".

Il Museo di Roma in Trastevere è senza dubbio un museo che non ti aspetti, che sa stupire con accostamenti che sembrano azzardati ma che invece riescono a convivere alla perfezione. Da una parte le ricostruzioni, senza dubbio naïf, di scene della vita dell'Ottocento romano, dall'altra una costante attenzione alla produzione fotografica di questo secolo e di quello appena passato. Questa volta sceglie di dedicare una mostra ad una personalità di assoluto valore ma poco conosciuta dal grande pubblico, quella di Mario Giacomelli, definito da molti come uno dei fotografi più importanti del Novecento italiano.
Nato a Senigallia nel 1925, a soli tredici anni Giacomelli (che aveva già da qualche anno cominciato a scrivere poesie e a dipingere) trova lavoro presso la Tipografia Marchigiana: è un incontro questo che lo affascina, per la possibilità di utilizzare la stampa e creare, comporre insieme parole ed immagini. La tipografia, della quale diventerà anche proprietario, sarà una costante nella sua vita, l'attività che considerava come la sua principale occupazione. Poi c'era la fotografia.

Alla macchina fotografica Giacomelli dedicava ogni giorno, ogni attimo libero, rubando qualche minuto alla cena per andarsene nei dintorni di Senigallia e fotografare, decidendo di stampare i soli  provini per scegliere gli ingrandire e stampare definitivamente solo quegli scatti che reputava più interessanti. Le sue sono immagini difficili da definire, a volte oniriche e surreali, a volte immediate come certi scatti dell'altro grande fotografo del secolo, Cartier-Bresson: sono fotografie che mostrano un'Italia spesso rimasta solo nella memoria, che raccontano di volti e di paesaggi filtrati da uno sguardo estremamente sensibile e mai banale.

La mostra romana, curata da Walter Liva e visitabile fino al 20 gennaio prossimo, è promossa dall'Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale con il CRAF, Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia, che nel 1995 ha acquisito l'archivio di Luigi Crocenzi, grande amico di Giacomelli, che comprende oltre 250 vintages realizzati dal fotografo tra gli anni '50 e la fine degli anni '70. In mostra novanta immagini oltre a lettere e docimenti, che documentano buona parte della carriera del fotografo, dai Nudi ai Paesaggi a Gente dei campi fino a Scanno, serie che contribuì a far conoscere l'opera di Giacomelli anche negli Stati Uniti, visto che nel 1963 venne acquisita da John Szarkowsky, curatore del MoMA di New York. 

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Io non ho mani che mi accarezzino il viso, 1962,63 (particolare)

Io non ho mani che mi accarezzino il viso, 1962,63

La terra, 1955-1968

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, 1955-1956 e 1966, 1967, 1968

 

Catalogo Litho Stampa

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Dove e quando

Mario Giacomelli

  • Date : 12 Settembre, 2012 - 20 Gennaio, 2013
  • Sito web

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