Marianne Werefkin e “les choses qui ne sont pas”
di // pubblicato il 19 Aprile, 2011
Pittrice, scrittrice, poliglotta, carismatica, coltissima, Mariana Vladimirowna Verëvkina (Marianne Werefkin nella dicitura tedesca) fu una delle voci più importanti del suo tempo, che seppe distinguersi nella cultura russa ed europea nel periodo a cavallo tra Ottocento e Novecento. Forse non tutti lo sanno, ma “l’amazzone del Cavaliere azzurro” – così la definì la poetessa espressionista Else Lasker-Schuler nel 1913 – contribuì a fondare i movimenti d’avanguardia della Nuova Associazione degli Artisti di Monaco e del Blaue Reiter, dando un’elaborazione teorica scritta alla rivoluzionaria proposta astratta dell’amico e compatriota Vassilj Kandinskij.

Il Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona ospita, fino al 31 luglio 2011, oltre a 3 rarissime tele giovanili, 60 lavori e 30 libretti di schizzi di una delle artiste più originali del secolo scorso, 25 capolavori dei maestri del Realismo, del Modernismo e del Simbolismo russo che ci permettono di ricostruire il periodo di formazione della pittrice. L’iniziativa, inserita nei programmi di scambi culturali dell’Ambasciata Russa a Berna e nell’ambito della manifestazione Economic Forum & Cultural Discoveries, intende far conoscere, a 150 dalla sua nascita, il ruolo carismatico della “nonna di Ascona” che, pur proveniente dalla grande aristocrazia zarista, seppe farsi amare dalla gente umile del borgo svizzero e richiamarvi a raccolta un numero eccezionale di artisti con cui fondò, nel lontano 1922, l’attuale museo.
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Sulla base delle nuove ricerche condotte nell’archivio dei manoscritti della Galleria Tretyakov, che hanno portato alla luce un inedito carteggio tra Marianne Werefkin e i suoi amici artisti, tra cui Kardowsky, Grabar e Repin, la mostra ricostruisce il contesto storico e culturale nel quale l’artista si è formata e confrontata prima della sua partenza nel 1896 per Monaco di Baviera. Nata a Tula nel 1860 da una famiglia dell’alta nobiltà russa – il padre era generale della fortezza di Pietro e Paolo a San Pietroburgo – Marianna si avvicina alla pittura come allieva privata del grande realista Ilja Repin ed espone negli anni Ottanta con il gruppo degli “Ambulanti”, dei quali condivide l’intento catechistico di portare l’arte tra il popolo, dando importanza al particolare e all’espressività umana dei personaggi raffigurati.

Ma già intorno agli anni Novanta, la pittrice entra in crisi, cercando un linguaggio che potesse esprimere non “ciò che l’occhio vede” ma “ciò che l’anima sente”. Il trasferimento a Mosca le consente un confronto dialettico con i movimenti simbolisti e post-impressionisti più all’avanguardia dell’epoca: dalla colonia di Abramcevo al Mondo dell’Arte, dalla Rosa scarlatta alla Rosa blu. Solo grazie all’ambiente secessionista di Monaco, dove si sposta nel 1896, e ai suoi studi e viaggi a Parigi – sulle tracce di Van Gogh, di Gauguin e dei Nabis – la Werefkin trova la sua dimensione, acquisendo uno stile espressionista, lirico e visionario, che si avvale dell’uso di un colore puro, di accordi e contrasti stesi à plat e chiusi dalla linea sinuosa e costruttiva del cloisonné francese.
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Se tra il 1901 e il 1905, nelle sue Lettres à un inconnu, scrive in un diario intimo l’elaborazione teorica di un’estetica che può considerarsi l’anticipazione dello Spirituale nell’arte di Kandinskij, nel 1909 fonda con Jawlensky, lo stesso Kandinskij e la Münter, la Neue Künstlervereinigung München, che fu premessa alla nascita del Blaue Reiter. L’esposizione accenna infine al suo periodo svizzero (1914-1938) quando, costretta a fuggire dalla Germania e giunta ad Ascona, volge il suo interesse tanto alla vita quotidiana del piccolo borgo quanto al mondo dei sogni e delle visioni mistiche del “Monte Verità”.