Maria Cristina Carlini. Monumento al Mediterraneo
di // pubblicato il 18 Gennaio, 2010
La scultura “Monumento al Mediterraneo” è la protagonista della personale di Maria Cristina Carlini in programma a Reggio Calabria da ieri al 28 febbraio.

L’opera, realizzata in acciaio corten, è esposta in modo permanente sullo splendido lungomare calabrese, “il più bel chilometro d’Italia”, come lo descriveva Gabriele D’Annunzio.
Da questa suggestiva scultura esterna ci si sposta all’interno del ben noto Castello Aragonese che ospita la mostra “Maria Cristina Carlini. Monumento al Mediterraneo”, curata da Frédérique Malaval, responsabile delle attività culturali dell’Università di Montpellier, nella quale sono esposte sculture in materiali vari insieme a bozzetti e dipinti che rivelano il particolare percorso artistico seguito da Maria Cristina Carlini negli anni.

L’evento è organizzato dalla Galleria Arte Borgogna di Gianni Schubert mentre gli architetti Luigi Lavorato e Simona Leone ne hanno seguito l’allestimento.
Impossibile osservare questi lavori della Carlini senza pensare all'arte classica e al contemporaneo, alla letteratura come alla filosofia, alla razionalità e alla meraviglia, fisicità dell’atto creativo e potenza della maternità, perché di fronte alle sculture appare netta la solitudine di una donna a confronto e di fronte alla materia "che per trasumanazione attraverso le sue opere diventa un salto dell’osservatore che assieme all’artista esce da ogni sfera codificata, ordinaria. Sono gli incontri e la lotta con ciò che Luciano Caramel chiama dell’artista «le radici: la terra, l’acqua, il fuoco, la mano». Quadruple radici restie ad ogni forzatura o imperativi. Un incontro con «Il muro della terra» che permette un’apertura della lingua, delle forme poetiche elaborate e celebrate nel Poema dantesco. La pazzia erotica del gesto estetico singolare della scultrice si verifica nel raggiungere la faglia della materia e, in essa, nasce e s’innalza la forma, una forma monumentale , come un Colosso, nel senso di poíesis. Sono semplicemente delle sculture colossali nell’essere della loro esistenza. Sculture che portano all’essere, ma non richiamano l’essere dell’essenza (la grandezza, le misure, i colori, i volumi, i riflessi solari) né ritornano sull’essere della materia (argilla, ferro, ceramica, gres, bronzo, legno). La loro nascita sottende il coraggio virile che esalta la femminilità di Maria Cristina Carlini, coraggio nel confrontarsi all’irriducibile della terra."
Sensazioni soggettive ammirando le sue opere come l'autorevole "Vittoria di Samotracia",
nelle due versioni una in bronzo e l’altra in acciaio corten, “Mistero”, in acciaio corten e tronchi di betulla e il “Giano bifronte” in grès, ossio di ferro e oro. Tra le sculture in bronzo di particolare impatto “La Città che Sale” e “Globo” mentre l’inedita “Autunno e Inverno”, realizzata con pallets industriali in legno, è del tutto innovativa e originale.

Maria Cristina Carlini, inoltre, intitola due opere in grès ai muri che la storia ha reso
amaramente famosi, una con la scultura “Berlino”del 2000 e l’altra con il bozzetto “Gaza” del 2004.
Di notevole interesse il saggio critico firmato Frédérique Malaval e le fotografie di Adriana Ragazzi Ferrari contenuti nel catalogo bilingue, in italiano e francese, edito da Verso l’Arte Edizioni, che completa il percorso espositivo.

«Non ha l’ottimo artista alcun concetto
c’un marmo solo in sé non circonscriva
col suo superchio, e solo a quello arriva
la man che ubbidisce all’intelletto
[...]Sì come per levar, donna, si pone
in pietra alpestra e dura
una viva figura,
che là più cresce u’ più la pietra scema;
tal alcun’opre buone,
per l’alma che pur trema,
cela il superchio della propria carne»
(Michel-Ange, Poèmes, traduits par Franc Ducros, édition bilingue,
Collection Traité Esthétique, Théétète Editions, 1996, pp. 59-60).