Marche, quante Meraviglie!
di // pubblicato il 29 Giugno, 2010
Ancora un’occasione per conoscere capolavori ignoti e recuperati dall’oblio. E un pretesto per visitare le peculiarità storico-artistiche dei suggestivi luoghi marchigiani. Dopo le memorabili esposizioni dedicate ai Fratelli Salimbeni nel 1999 ed ai Pittori del Rinascimento nel 2001 e nel 2005, San Severino Marche, autentico gioiello di architettura immerso nell’ameno territorio tra Macerata e Sibillini, celebra la stagione del barocco nelle Marche con un evento articolato e completo che rappresenta il primo di una serie di progetti legati alla civiltà del seicento.
La mostra “Meraviglie del barocco nelle Marche” è ospitata, dal 24 luglio, nei saloni del settecentesco Palazzo Servanzi Confidati e nella Chiesa della Misericordia, da poco restaurata. Novanta, tra dipinti, sculture e oreficerie, le opere esposte: i prelati al vertice della Curia, spesso legati alle più importanti famiglie dell’Urbe, come gli Altieri, i Barberini e i Mattei, e un folto gruppo di esponenti del patriziato locale favorirono nel seicento la venuta di artisti e di capolavori da Roma, intrecciando il lavoro di personalità note e riconosciute con quello di maestri locali più in ombra.

Le tele del Pomarancio e di Andrea Lilli, figure di collegamento tra il Tardo Manierismo e il Barocco, sfilano accanto al caravaggismo di Orazio Gentileschi, Giovanni Francesco Guerrieri, Valentin de Boulogne e Ribera e al classicismo di Guido Reni, Guercino e Sassoferrato. L’affermarsi del nuovo gusto è testimoniato anche da altre presenze più legate al barocco “come le opere berniniane, le tele di Baciccio e la pale d’altare di Maratti che introducono nelle chiese del maceratese l’enfasi e la retorica tipiche di quello stile”, illustra Stefano Papetti, uno dei curatori della mostra.

Artisti locali come Paolo Marini, Giulio Lazzarelli e Giacomo Giorgetti si affiancano, nell’esposizione ai grandi nomi: fortemente suggestionati dalle opere romane giunte nelle chiese del maceratese, ne offrirono una versione più libera e domestica. Anche per quanto riguarda le arti minori, e in particolare l’intaglio ligneo e l’oreficeria, sono in mostra oggetti di un certo pregio: i candelieri con putto, i busti reliquario e gli angeli porta torcia di Denis Plouvier ne sono un esempio.

Il percorso espositivo prosegue nella Pinacoteca Civica, dove è possibile ammirare incisioni, antichi testi letterari e teatrali che furono dell’aristocrazia marchigiana, e nei Santuari del Glorioso e della Madonna dei Lumi, noti per i loro imponenti apparati decorativi di dipinti e sculture. Il restauro di alcune opere esposte, come l’antica copia della tela di Caravaggio raffigurante “San Francesco e l’angelo”, ritrovata a San Severino nella Chiesa di San Rocco, e il busto in bronzo di Urbano VIII del palazzo comunale di Camerino, contribuiscono a restituirci l’immagine di un secolo fortemente animato da fermenti artistico-culturali vivaci e diversificati.