Madre Terra
di // pubblicato il 09 Febbraio, 2009
L'altro ieri ha preso il via a Roma, Spazio Fontana Palazzo delle Esposizioni, la mostra intitolata "Madre Terra", una rassegna fotografica dedicata alla salvaguardia del nostro Pianeta, con il particolare contributo del National Geographic Italia che, in linea con la mission della casa madre a Washington, ha dato un seguito alla prima mostra organizzata lo scorso anno in occasione del decennale dell'edizione italiana.

La mostra è promossa dal Comune di Roma e dall’Azienda Speciale Palaexpo, curata da National Geographic Italia e prodotta da Zoneattive, l’ingresso è libero.
"Madre Terra" propone 101 scatti selezionati dai reportages realizzati per il National Geographic.
I 58 autori che espongono sono tra i maggiori professionisti della fotografia:
William Albert Allard, James P. Blair, Sisse Brimberg, Jodi Cobb, Bill Curtsinger, David Doubilet, Nicole Duplaix, David Edwards, Peter Essick, John Eastcott and Yva Momatiuk, Melissa Farlow, Alessandro Gandolfi, Annie Griffith Belt, David Alan Harvey, Fritz Hoffman, Ralph Lee Hopkins, Chris Johns, Lynn Johnson, Ed Kashi, Mattias Klum, Tim Laman, Frans Lanting, Gerd Ludwig, Pascal Maitre, Steve McCurry, David McLain, Gideon Mendel, George F. Mobley, Albert Moldway, Michael Nichols, Paul Nicklen, Flip Nicklin, Alberto Novelli, Richard Olsenius, Randy Olson, Carsten Peter, Steve Raymer, Nicolas Reynard, Reza, Norbert Rosing, Susie Post Rust, Sandro Santioli, Joel Sartore, Brian J. Skerry, James L. Stanfield, George Steinmetz, Maria Stenzel, Brent Stirton, Paul Sutherland, Medford Taylor, Roy Toft, Tomasz Tomaszewski, Stefano Unterthiner, Gordon Wiltsie, Steve Winter, Cary Wolinsky, Michael S. Yamashita, Christian Ziegler.

Gli autori usano la macchina fotografica come messaggio. Testimoniano con loro lavoro i tempi in cui viviamo.
È forse per questo che i fotografi che collaborano con la Society esercitano un grande fascino nei confronti dei più giovani non solo per l’avventura e la possibilità di viaggiare e di conoscere persone, luoghi e animali diversi, ma soprattutto perché trasmettono con i loro scatti una grande passione verso la natura più fragile, verso i popoli più deboli, gli animali più a rischio di estinzione.
Nelle immagini si rivelano molti conflitti e drammi, ma anche tanta speranza e gioia di vivere.
La mostra attraversa percorsi che vanno dall’Africa alle Americhe, dall’Asia ai Poli, dall’Europa all’Oceania, comprendendo dunque tutto il globo.
I fotografi del National Geographic testimoniano, nei luoghi più disparati, quali foreste, montagne, deserti, mari, praterie e zone polari, le condizioni di vita degli animali protetti e a rischio di estinzione, gli habitat minacciati dallo sfruttamento del territorio, le aggressioni dello sviluppo urbano, le condizioni di popoli ai limiti di sopravvivenza, ma le fotografie evidenziano anche le meraviglie del mondo in stupendi scenari spesso poco contaminati.

Le loro immagini permettono di “entrare” nei territori degli orsi grizzly in Alaska, del panda gigante, nelle foreste equatoriali, nei mari tropicali, nelle praterie australiane e così via.
Le foto esposte (quasi tutte inedite) ci permettono dunque un viaggio immaginario attraverso i Continenti e i Poli. Perché non vogliamo essere spettatori di quel che sta avvenendo nel mondo. Perché amiamo “Madre Terra”.
La mostra ha avuto anche il contributo di Lipton, della Unilever, che si è impegnata ad acquistare il suo tè da fonti etiche e sostenibili, certificate dalla Ong indipendente Rainforest Alliance.
Nell’aspetto sociale, la sostenibilità fa sì che i lavoratori possano usufruire di maggiori occasioni di impiego in condizioni lavorative dignitose e remunerazioni adeguate. Nell’aspetto ambientale invece si tutelano la biodiversità, la riforestazione, la difesa dell’habitat, il risparmio idrico, l’intelligente utilizzo del suolo, la verifica dell’impatto ambientale e il controllo dei prodotti agrochimici. Nell’aspetto economico infine si garantiscono ai lavoratori un prezzo minimo di acquisto per il prodotto grezzo e il profitto aziendale.
La prima piantagione ad esser stata certificata è quella di Kericho in Kenya, con l’obiettivo di certificare altre piantagioni e i produttori indipendenti in Asia, Africa, India, Sri Lanka, Indonesia, Argentina e Sud America al fine di poter vendere nel prossimo futuro soltanto bustine di tè certificate.

Guglielmo Pepe, direttore di National Geographic Italia e curatore dell'allestimento, ha dichiarato "Una mostra fotografica non può offrire soluzioni né dettare le linee di un programma in difesa della Terra ma può indicare grazie alla forza delle immagini i luoghi in cui sono più evidenti le gravi conseguenze dei cambiamenti climatici, affinché vengano salvaguardate le bellezze e le biodiversità, la ricchezza dei territori e dei mari, la sopravvivenza delle popolazioni umane e animali".
Sperando di aver acceso la vostra curiosità avrete tempo fino al prossimo 29 marzo per fare un giro a Roma e dare un’immancabile sguardo da vicino a questi meravigliosi scatti fotografici!