Luoghi, tempi e gente d’Italia
di // pubblicato il 08 Agosto, 2011
Il CART (Centro per la documentazione dell'arte contemporanea) di Falconara Marittima propone la mostra “Luoghi, tempi e gente d'Italia”, organizzata in occasione delle celebrazioni del 150° dell'Unità d'Italia, presso il Palazzo Perogli di Piazza Mazzini.
“L'idea della mostra nasce dal proposito di offrire un evento significativo nella programmazione annuale del CART, che potesse essere abbinato alle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia”, queste le parole del responsabile scientifico del Centro, Stefano Tonti, che ha proseguito dicendo: “ho pensato di abbinare la caratteristica principale dell'attività di Museo, ad un'occasione di apertura verso quelle esperienze di alto livello culturale che, nel recente passato, segnatamente ad un equivalente percorso storico – didascalico, hanno rivolto l'attenzione alla considerazione anche analitica delle esperienze artistiche contemporanee, condivise e riversate in un progetto di costituzione di una vera e propria Collezione d'arte che si è andata organizzando nell'ultimo decennio nel Palazzo della Farnesina a Roma, sede del Ministero degli Esteri.

Questa Collezione, fatta esclusivamente con prestiti di opere in deposito temporaneo da artisti, collezionisti, Enti pubblici e privati, gallerie d'arte, ecc., ed allestita a carattere espositivo negli uffici, nei corridoi e nelle sale della Farnesina, risulta essere un vero e proprio spaccato dell'arte italiana dell'ultimo secolo quale vero e proprio percorso storico critico di grande valore didascalico.”
Partendo da un nucleo centrale di opere, intorno alle quali identificare il senso della specificità del progetto, la mostra viene ad essere uno spaccato dell'arte contemporanea attraverso la lettura di aspetti e tematiche diversi, richiamando percorsi con stili, tecniche e temi di autori temporalmente e poeticamente distanti fra loro, ma considerati protagonisti riconosciuti nel panorama artistico nazionale ed internazionale.
Stefano Tonti conclude sottolineando: “Se da un lato una delle finalità di questa mostra è quella di un contributo critico rispetto al tema considerato, l'altro significativo aspetto, che valorizza il progetto di questa mostra, è il concorso che si è voluto rendere secondo un ben individuato binomio: da un lato la divulgazione di un'attività di ricerca e diffusione dell'arte contemporanea sviluppata nel tempo e valorizzata dalla testimonianza del lavoro svolto nella storia della Collezione della Farnesina, comprensiva di una esperienza espositiva esportata a livello internazionale, e dall'altro la valorizzazione dell'intento educativo”.
Facendo riferimento al titolo della mostra, Silvia Cuppini, docente di Storia e Arte Contemporanea presso l'Università di Urbino, spiega che: “Un luogo comune per l'Italia può
essere il mare, trattandosi di una penisola immersa nel Mediterraneo e nei mari derivati: Adriatico, Tirreno, Ionio etc. E il mare entra nelle immagini degli artisti, poeti, musicisti e pittori. Certo il mare del siciliano Guccione è diverso dalla laguna di Guidi. Il mare può essere anche un luogo come un posto specifico dove avviene o è avvenuto qualcosa o che è destinato a determinati scopi o attività. (…) Un altro luogo comune per l'Italia è il paesaggio, quella composizione di monti, colline, valli, paesetti che si offre allo sguardo. Umberto Bartolini volge gli occhi al passato, ai grandi paesaggisti del seicento; Leoncillo restituisce con la scultura di ceramica un paesaggio della Maremma che si irrigidisce come un ciottolo, pur rimanendo brillante come un gioiello nei colori invetriati. Più ferrigna è la pittura di Morlotti: Rocce a Bordighera, per quella vocazione a voler tutto controllare e giudicare che è dentro le vene dell'Espressionismo (…) La pittura visionaria di Cucchi: le Marche, una regione che ha ispirato il famoso paesaggio dell'Infinito, immaginato da Leopardi dal caro e solitario colle e dalla cara siepe. Infine ci sono i non luoghi, quei luoghi che non hanno storia e che sono solo attraversati, e qui troviamo De Chirico con i suoi quadri ispirati alla prospettiva delle città ideali del Rinascimento; un non luogo è quello di Architettura 1 di Bice Lazzari, dove il mare, il cielo, l'aria si conquistano attraverso le quinte di architetture ammassate come quelle di un teatro abbandonato.”

Silvia Cuppini prosegue la spiegazione del titolo: “Si intenda per tempo la storia in tutte le sue accezioni. La grande narrazione, un po' enfatica, di stampo accademico che aveva fatto dichiarare pompiers quegli artisti dell'Ottocento nati sulle suggestioni della Morte di Marat e del dello fra Orazi e Curiazi, ma anche sulla celebrazione del mito imperiale di Napoleone. Contro questo modo di raccontare alla David si opporrà il mondo della realtà, dove le storie diventano microstorie: La colazione sull'erba, La colazione in giardino, scene di teatro, regate sportive sui fiumi francesi (…) Erede di una storia rappresentata in un linguaggio moderno è espressa in questa mostra dai pannelli di Corrado Cagli, bozzetti per decorazioni murali. La pittura di storia, genere alto fra i generi dell'arte, si esplicita primamente nell'affresco: le battaglie di Costantino e di Massenzio, sui muri dell'abside di San Francesco ad Arezzo, illustrano momenti nodali della storia. (…) La cifra stilistica di Cagli, memore della grandezza passata, si avvicina ai dettati di Novecento. Uno stile drammatico, di taglio espressionista, segna le opere di Carlo Levi, che dal regime fascista ebbe a subire la condanna del confino in Lucania. Con le splendide pagine di Cristo si è fermato a Eboli e il dipinto Lucania e autoritratto. In tempi più recenti, gli artisti, al termine della seconda guerra mondiale sull'onda della ricostruzione della nazione, ricordano le glorie passate, ma con una carica ironica, come nel Rinascimento di Pascali, che vela come per un restauro un'opera di Carpaccio, come Pistoletto, in Etrusco, pone allo specchio due figure togate e molto dorate, infine come Ceroli che, con la sua Bocca della verità, va ben oltre alla semplice citazione. Ironizza anche Novelli con la lingua materna rappresentata da una mammella circondata dalla scrittura, dal linguaggio appunto, e Piruca che riproponendo un famoso quadro dei Nazareni, lo intitola Malinconia italiana.”