L’unità d’Italia e gli Innocenti – vicende storiche dell’Istituto e memorie vive dal 1861 al 1911
di // pubblicato il 23 Dicembre, 2011
Quando si pensa al Natale, il pensiero va immediatamente ai bambini e al loro amore per questa festività, che sembra avere tutti gli ingredienti giusti per l’infanzia. E a Firenze, quando si pensa ai bambini, è normale rammentare l’Istituto degli Innocenti, che da sei secoli ininterrottamente ha accolto, accoglie e tutela i fanciulli in difficoltà. Visitare lo Spedale degli Innocenti durante questi giorni di festività natalizie ci permette di entrare in contatto con una storia abbastanza recente che è conservata nei preziosi e vasti archivi di questa istituzione: le storie di bambini e bambine che sono giunti fra quelle antiche mura alla soglia dell’unità d’Italia e nei primi cinquant’anni della nostra storia unita. La mostra, dal titolo Figli d’Italia, vuole celebrare il 150° anniversario dell’Unità con la storia dell’accoglienza, dando voce all’immensa documentazione dell’Istituto e contribuendo così a tenere viva la memoria e l’identità collettiva del nostro Paese. Curata da Stefano Filipponi, Eleonora Mazzocchi e Lucia Sandri, è un'altra tappa che, dal 2004, sta portando alla realizzazione di un nuovo Museo degli Innocenti e che vuole mettere in più stretta relazione il patrimonio architettonico, documentario e storico dell'istituzione.

Attraverso fotografie e video, si percorre una storia che è fatta di dolore ma anche di speranza, seguendo le biografie di quindici bambini vissuti agli Innocenti ma anche in altri brefotrofi italiani, come quello di Santa Maria della Pietà a Venezia o quello storico di Milano, dei Martinitt e delle Stelline. Il percorso espositivo è ambientato nell’antico Spedale degli Innocenti, costruito dal 1419 con il progetto iniziale di Filippo Brunelleschi, quindi nel luogo dove i piccoli arrivavano e vivevano. Partendo dagli ultimi anni di utilizzo della finestra ferrata, luogo dove venivano depositati i fanciulli, la mostra si dipana nel periodo nel quale, con la nuova politica sull’abbandono attuata dallo stato unitario, le cose cominciarono a cambiare. All’indomani del 1861, le ruote funzionanti in Italia erano ben 1179, e la prima città ad abolire questa istituzione fu Ferrara, nel 1867, seguita poi da Milano. Firenze avrà la chiusura della finestra, che era allocata sotto la loggia brunelleschiana, e che si può ancora oggi vedere, nel 1875. La chiusura di tutte avvenne soltanto durante il periodo fascista con un regio decreto del 1923. Quali furono le motivazioni che portarono a questa decisione? Per i detrattori l’abbandono anonimo era un gesto essenzialmente immorale e favoriva l’esposizione. Per i fautori della ruota, era comunque uno strumento che contrastava efficacemente gli aborti clandestini, gli infanticidi, nonché l’abbandono in luoghi non deputati e spesso pericolosi per gli infanti. Il fenomeno sociale dell’infanzia abbandonata, che registrò nel corso dell’Ottocento numero elevati, divenne quindi centrale e si decise di porre mano al completo riassetto dell’assistenza all’infanzia abbandonata.

A Firenze, “per le buche di una ferrata (….) vengono introdotti e depositati sul piano di una finestrella coperto da un cuscino, gl’innocenti figli della colpa o della miseria; e coloro che ve gli abbandonano sogliono darne avviso per mezzo del suono di un campanello, situato a tal uopo presso la finestra medesima.( ….) La donna per altro che di continuo veglia al ricevimento di queste misere creature, appena ode il tintinnio del campanello o i vagiti dell’infante, scende dalla sua stanza a raccoglierlo e nel tempo stesso annunzia, parimenti col suono del campanello alle balie che riposano nel dormentorio dei lattanti, l’avviso di un nuovo ospite, affinché quella fra loro cui spetta per turno, l’alzarsi e giunga sollecita ad apprestargli le prime cure materne”. Così recita una lettera del commissario degli Innocenti Michelagnoli indirizzata al Granduca Leopoldo II nel 1842. I documenti ci aprono un mondo fatto di piccoli volti, di cure immediate, d’informazioni che erano annotate fra cui giorno e ora d’arrivo, sesso, presenza di oggetti di riconoscimento ed eventuali biglietti. Il tutto è ancora oggi conservato, con oggetti dentro a scatoline di legno numerate. Ecco perché la mostra parte dalla sala Grazzini, al piano terreno, con una intensamente simbolica installazione dell’artista Patrizio Travagli e dallo studio Eutropia. Aleph, così il nome dell’installazione, è composto di un cubo di cristallo all’interno del quale si trovano queste scatoline di legno allineate che, grazie a un effetto luminoso e di rifrangenza con il vetro, sembrano siano infinite.

Salendo al primo piano, la mostra si svolge dove è il museo degli Innocenti; grazie ai pannelli ed alle varie fotografie, incontriamo i bambini che sono stati scelti per raccontarci questi Italiani degli Innocenti. Così possiamo conoscere la vicenda di Democrito Montecarelli; il 6 marzo 1861 è lasciato agli Innocenti un bambino che aveva con sé la metà superiore di una medaglia di ottone infilata in un nastro di seta celeste ed un foglio con scritto il nome del bambino, pieno di orgoglio nazionale ed unitario: Vittorio, Garibaldi e Cammillo. Il biglietto informava anche che il piccolo era stato battezzato, ma in assenza del documento specifico il piccolo fu fatto ribattezzare, cancellando ogni traccia di patriottismo, con il nome di Democrito Montecarelli. Dopo essere accudito per alcuni giorni, viene poi mandato ad una nutrice di Uzzano, stipendiata nove lire il mese. Dopo un anno Democrito sarà ripreso dai genitori e il 5 maggio 1862 tornerà a vivere con la sua famiglia a Empoli.

Tutte le storie che possiamo incontrare lungo questo percorso ci permettono di conoscere il grande afflato risorgimentale e, al contempo, l’ottimo lavoro che era fatto con questi piccoli agli Innocenti. Saranno, infatti, proprio gli Innocenti, per incarico dell’autorità prefettizia, il luogo di produzione e vaccinazione contro il vaiolo, di tutta la regione toscana. Alcune fotografie presenti nell’esposizione ci mostrano il gabinetto di batteriologia, luogo di studio e riflessione; la sala per la preparazione delle vitelle che dovevano essere giovani e “di cuoio e pelo finissimo”, la sala di preparazione del vaccino, dove il materiale era raccolto nei vasi e poi mescolato con la glicerina; la sala di vaccinazione pubblica. Con l’inoculazione preventiva del virus vaccino di origine animale si cominciò a combattere in modo efficace la battaglia contro le epidemie di vaiolo, che mietevano innumerevoli vittime soprattutto fra i bambini.

Le fotografie che sono in mostra furono realizzate dalla ditta Giacomo Brogi tra il 1899 e il 1900 per gli Innocenti in occasione della partecipazione dell’Ospedale all’Esposizione Universale di Parigi del 1900. La mostra è corredata anche da un toccante video con la storia di una delle bambine che è ancora oggi vivente e che ci permette di conoscere dalla sua viva voce la sua vicenda, le sue impressioni e i suoi ricordi. E attraverso questi ricordi ripercorrere la nascita delle politiche per l’infanzia per ritrovare le radici dell’impegno attuale che dobbiamo avere verso le generazioni future. Per i più piccoli è pensata una parte della mostra, con pannelli posti ad altezze differenti, e con laboratori ludico creativi che possono essere prenotati alla Bottega dei Ragazzi, che è la sezione didattica del museo degli Innocenti, dove i bambini potranno dare corpo ai loro ricordi ricostruendo la propria sagoma della memoria.