L’ultimo terrestre
di // pubblicato il 16 Settembre, 2011
Esterno notte. Dalla radio una trasmissione raccoglie commenti sulla notizia del giorno: tra una settimana gli alieni sbarcheranno sulla Terra!
Un prete teme che il loro avvento possa minacciare ogni idea consolidata sull’esistenza di Dio, un altro ha paura che l’apertura di nuovi orizzonti possa far crollare il calciomercato con l’introduzione di giocatori extraterrestri. Luca Bertacci, solitario, grigio impiegato d’una sala bingo, si abbandona all’amore mercenario di un’attempata borghese in rovina, accogliente sotto i falsi sorrisi stampati di una famiglia felice.
Ironico e surreale, vagamente onirico, l’incipit de L’ultimo terrestre ti cattura immediatamente con un’atmosfera ricca di echi a metà tra Federico Fellini e David Lynch; la faccia ilare della mondana, l’accenno di un timido passo di danza, i letti diversi secondo lo status sociale, sono elementi che contribuisco a creare un indimenticabile gran bel pezzo di Cinema.
Esordio sorprendente nella settima arte di Gian Alfonso Pacinotti, autore di fumetti con lo pseudonimo Gipi, che ambienta la sua storia in un luogo imprecisato, in un futuro non troppo distante da noi per raccontare lo sfascio dell’Italia di oggi.

Un malessere diffuso e l’incapacità di saper immaginare un futuro possibile sono gli stati d’animo dominanti in una popolazione oppressa da una pesante crisi economica, persino la notizia epocale del prossimo incontro tra l’umanità e una qualche civiltà venuta dallo spazio è accolta con indifferenza dai più e non si registrano reazioni di rilievo. Lobotomizzati davanti alla tv, anestetizzati dalla macchina del consenso i telespettatori recepiscono l’evento come l’ennesima frivolezza erogata dai tg nazionali.
Luca attraversa la vita senza mai parteciparvi, segnato dal trauma di un abbandono infantile, teme il sentimento che nasce per la vicina di casa Anna Luini perché mette in pericolo la sua apatica esistenza. Intorno volgarità dilagante e stupidità di personaggi senza coscienza e senza morale. La demenza di chi passa il tempo a fotografare furtivamente sotto le gonne delle sconosciute, nasconde insoddisfazione e un’aggressività pronta a esplodere in violenza per futili motivi.
Tra chi sfrutta l’aspirazione al trascendente per arricchirsi e i muri cittadini da cui un pube femminile lancia l’eloquente invito: “spendi bene i tuoi soldi”, l’amico trans è l’unica persona ancora capace di mostrare una qualche sensibilità, di entrare in empatia con l’altro, e forse è questa la vera diversità che dovrà scontare.

Nonostante la presenza degli alieni L’ultimo terrestre non è un film di fantascienza, il loro avvento è metafora di una mistica aspirazione alla redenzione di ogni ingiustizia in un momento storico in cui crolla ogni certezza e istituzioni come lo Stato, che hanno nella tutela della popolazione il loro motivo d’esistere, sembrano a distanze siderali dalle esigenze della gente comune.
Il protagonista Luca Bertacci è preoccupato dall’imminente sbarco alieno, in mezzo all’indifferenza generale è forse l’ultimo terrestre, che sotto l’anestesia morale di cui è vittima insieme agli altri, tenta ancora di capire quale è la differenza tra giusto e sbagliato.
Un film che racconta l’impotenza del cittadino trasformato in consumatore, la cui unica libertà inalienabile è quella del consumo, davanti all’invadenza della pubblicità che quotidianamente gli viene riversata addosso impunemente. Una delle battute più caustiche prevedeva che un personaggio esprimesse la sua aspirazione a chiamare un figlio col nome della nota bevanda gassata, per creare uno spot permanente e assicurarsi così un vitalizio, diceva. La multinazionale proprietaria del marchio ha negato l’autorizzazione a essere nominata e il nome usato è diventato PalaBingo, spuntando un po’ la critica a un sistema che tutela spesso i diritti del mercato prima di quelli delle persone.

L’esordiente Gabriele Spinelli è oggettivamente bravissimo, parafrasando il collega fulminato che nel film lo definisce “oggettivamente brutto”, nel dare corpo allo spaesamento di un personaggio che si sente alieno a ciò che lo circonda e avrebbe meritato la Coppa Volpi al miglior attore della 68ª Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia dove il film era in competizione.
Gli alieni incarnano forse il desiderio che qualcuno ci venga a salvare dal pantano in cui stiamo affondando, ma il finale del film, complice un colpo di scena che cambierà la vita del nostro protagonista, sembra suggerire l’idea che ognuno di noi deve fare la sua parte, spengere la televisione e uscire per tornare a essere parte attiva di questa società. Un invito a riprenderci il futuro negato.