Lucio Fontana- Spazio e Luce oltre il Taglio

di Giorgia B. Soncin // pubblicato il 21 Dicembre, 2010

Nelle parole che danno il titolo alla mostra bolognese sembra essere racchiusa tutta l'essenza dell'opera di Lucio Fontana, che partendo dalla scultura ed evolvendosi progressivamente fino ai Concetti Spaziali ha saputo fare della tela molto più di un supporto bidimensionale rendendola protagonista dell'opera ed elemento tridimensionale dotato di profondità fisica e concettuale.
A questo proposito gli spazi del Museo Civico del capoluogo emiliano, proprio a sottolineare il concetto di "oltre" reso tangibile dall'opera dell'artista italo-argentino, ospitano una mostra particolarmente interessante, in cui fotografie, installazioni e sculture di artisti attualmente attivi in Italia e all'estero, pur percorrendo strade diverse, convergono in un unica direzione che si avvale di spazio e luce quali materie prime.
Piero Casadei, Adrian Tranquilli, Mark H. Cottle, Paolo Scirpa e Giovanni Albanese sono i cinque protagonisti, insieme a Lucio Fontana, dell'articolato percorso espositivo che si snoda all'interno del palazzo quattrocentesco.
Ad aprire la mostra i ritratti in bianco e nero del bolognese Piero Casadei, scatti realizzati dal 1969 al 2002 che immortalano "momenti d'arte" vissuti con grande intensità; non si può negare che l'apertura della mostra con la fotografia, e quindi con l'immagine del reale sembra fatta apposta per dare spazio al mondo dell'immaginario e delle suggestioni che prende forma nelle sale successive. E' qui infatti che ci si imbatte in quattro figure incappucciate: sono i Four imaginary Boys di Adrian Tranquilli che tiene vivo anche qui il fulcro del suo lavoro sui personaggi dei fumetti; nello specifico il riferimento ai tagli di Lucio Fontana è più che esplicito nel lavoro Endless (2005) in cui un Wolverine inginocchiato davanti alla tela tagliata assume un valore a metà tra la contemplazione, la devozione: un linguaggio visivo mutuato da media che vanno oltre l'arte pura e semplice attraversando modalità differenti della comunicazione visiva. Il candore dell'opera che ha come protagonista l'X-Men si contrappone al nero che domina Don't Forget the Joker (2006), che riprende il cortometraggio realizzato dall'artista con la regia di Chiara Clemente e la partecipazione del critico Achille Bonito Oliva.
Lasciato il sorriso di Joker lo spazio è dedicato interamente a colui ha fatto di Buchi e Tagli molto più di semplici gesti: sono le sale dedicate a Disegno e Materia, a cura di Gloria Bianchino. Nella prima sala, la sala rossa, si succedono una serie di nudi e studi di figure realizzate dal 1938 al 1959, opere appartenenti ad una dimensione figurativa ma comunque fortemente personale.
Nel corridoio adiacente, Periplo, omaggio di Dino Gavina all'artista che ci ricorda la mostra di cui abbiamo parlato in queste pagine alcune settimane fa. Spostandosi verso la sala gialla ci si trova di fronte a quelli che furono i simboli del Movimento Spazialista: due Concetti Spaziali realizzati a distanza di un decennio l'uno dall'altro (1951 e 1960) rispettivamente in terracotta e a olio su tela ribadendo il ruolo che quest'ultima va a ricoprire in maniera simbiotica al lavoro dell'artista stesso. Dello stesso decennio anche gli studi preparatori, realizzati a matita, penna, tempera o inchiostro su carta rivelano come il lavoro del maestro, nella sua essenziale manifestazione, sia frutto di una gestualità studiata e radicata nel molteplice tentativo di ricercare "l'oltre" anche nella superficie bidimensionale.
Dai Concetti Spaziali si ritorna alla scultura nella sala viola con una serie di bozzetti realizzati per l'Angelo della Tomba Chinelli al cimitero Monumentale (1949) e per una Minerva in bronzo all'Università Statale di Milano (1956). Anche qui negli studi per il sacro realizzati tra il 1938 e il 1956 il rapporto di Lucio Fontana con la plasticità scultorea evidenzia il perché della necessità di intervenire sulla tela facendone una superficie da modellare e manipolare anche per sottrazione e non solo per aggiunta di colore.
Ad epilogo della sezione dedicata all'artista la grande statua in gesso colorato Il Pescatore o Fiocinatore, un passo indietro, cronologicamente parlando, in quanto realizzata tra il 1933 e il 1934, ma sicuramente uno dei lavori scultorie più apprezzati e rappresentativi dell'iter fontaniano.
Il dialogo tra la poetica di quello che è stato indubbiamente uno dei maggiori artisti del Novecento e la poetiche di artisti che fanno parte del panorama attuale prosegue con la spazialità dell'artista e architetto statunitense Mark H. Cottle, per mantenere viva la terminologia che conduce lo spirito della mostra. In The Love Boxes Room- An Imaginary Temple (2006) l'artista crea una dimensione parallela rivedendo il rapporto con lo spazio e con la percezione. Le colonne, elemento fisicamente e simbolicamente solido sono invece fatte di tasselli leggeri ai limiti dell'effimero. La stanza è tappezzata con carta a creare una serie di pattern che accoglie il visitatore in uno spazio che dalla bidimensionalità dei fogli trova forma nella tridimensionalità dell'installazione.
Se da un lato è lo spazio, il nucleo della riflessione Spazialista, il confronto è anche con la luce. Luce, spazio e forme vanno inevitabilmente di pari passo e anche in questo caso lo dimostrano le complesse strutture di neon e specchi di Paolo Scirpa. Non a caso i titoli di questa serie di installazioni sono L'Ottica dell'Infinito e Alla ricerca dell'Infinito. In bilico tra realtà e illusione ottica, ci si chiede quale sia la formula per creare l'infinito; l'artista risponde con forme geometriche costruite al neon: cerchi, ottagoni e quadrati di colori diversi, dal rosa al giallo fino al bianco ogni forma ripete se stessa infinite volte e l'effetto che si ha è quello di un tunnel.
Spazialità che invita alla partecipazione attiva, ad entrare nell'opera stessa e che evoca ancora una volta il lavoro di Lucio Fontana (nello specifico la struttura al neon sospesa realizzata nel 1951 per la IX Triennale di Milano). In entrambi i casi, la luce artificiale, per quanto usata con diverse modalità: geometrica, ordinata e circoscritta ad uno spazio nel caso di Paolo Scirpa e aperta, libera e sospesa in aria nell'installazione dell'artista italo argentino, determina una spazialità trasversale, una ricerca attraverso la luce, la volontà di indicare strade e aprire varchi se non fisicamente visibili almeno cognitivi.
Ancora luce ed esperienza plurisensoriale sono coinvolte nel lavoro di Giovanni Albanese che a sua volta invita lo spettatore a sedersi, sentire i profumi sparsi nell'aria e osservare il Mezzocuoregrande attaccato alla parete le cui luci ne infiammano una parte.
Questa opera di grande impatto chiude la mostra ma soprattutto chiude un percorso che si snoda attraverso una molteplicità linguistica e materica; mantenendo ben saldo lo sguardo verso il fulcro di un discorso sullo spazio che, aperto da Lucio Fontana nel secolo scorso resta comunque uno dei punti focali dell'arte contemporanea.

 

Dettagli

IMMAGINI IN AGGIORNAMENTO

 

IN COPERTINA
un particolare di
Lucio Fontana
Concetto Spaziale, 1960)

Mappa

Dove e quando

LUCIO FONTANA - Spazio e luce oltre il taglio

  • Fino al: - 09 Gennaio, 2011
  • Indirizzo: Museo Civico Archeologico, via dell'Archiginnasio 2, Bologna
  • Sito web

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