L’scuro scrutare di Ryan Mendoza
di // pubblicato il 15 Marzo, 2010

Un occhio penetrante, scrutatore, tecnico e per alcuni versi disagiante, quello di Ryan Mendoza, artista di origine statunitense, trapiantato, per un incrocio di destini e per volontà di ricerca artistica, in Europa poichè forte di una capacità espressiva in grado di affrancarsi dagli stilemi del quotidiano e della consuetudine.
Un artista capace di rendere personalmente il prodotto di una tradizione, quella pittorica, fondata su un'eredità tutt'altro che semplice da gestire, in particolare in Italia.
In mostra al museo MADRE di Napoli, a cura di Vincenzo Trione, una raccolta di tredici opere dal titolo "The Possessed" per aprire al pubblico le porte di una ricerca tanto intimistica quanto orientata verso lo studio dell'altro da sé, inteso come individuo, come persona ma anche come emblema di stati d'animo e movimenti interiori.

I lavori in mostra hanno infatti come trait d'union la raffigurazione di giovani ragazze e di bambine dalle fattezze distorte e dall'immagine trasposta sulla tela come se fosse riflessa su uno specchio deformante, traduzione non solo dell'ossessione dell'artista per uno studio tecnico in grado di evolvere la pittura, ma anche di una volontà di indagare attraverso quest'ultima l'insieme delle paure, delle inquietudini e dei fantasmi che caratterizzano da sempre il tema dell'infanzia.
"Se c'è qualcosa che è immorale è la banalità..." per citare Manuel Agnelli degli Afterhours; e forse questa è una delle frasi che più si addicono a definire il corpus di opere di Mendoza.
L'intento dell'artista è infatti, fin dagli esordi, quello di distaccarsi dalla figuratività canonica: per quanto ispirato dall'arte italiana cinquecentesca di Caravaggio, Goya e Giorgione e dalla minuzia tecnica nell'uso del pennello e nello studio della luce, vicino alla poetica di Lucien Freud, l'artista sceglie come tema della sua opera giovanile la morte.
Una parola, un concetto che si esplica attraverso la raccolta di immagini tratte da giornali e quotidiani, che verranno poi ri- elaborate da lui su tela portandolo ad una empatia con vittime e carnefici e ad un rapporto ossessivo con i personaggi da lui dipinti.
Tutto questo permette all'artista di entrare a fare parte di un complesso mondo e di percepire la paura e lo straniamento ma anche di sviluppare una capacità meditativa unica che lo accompagnerà in tutti i suoi lavori che andranno dalla collaborazione con Irvine Welsh alla vicinanza con Milan Kundera.

A questa esperienza segue l'incontro/ scontro con il male e con una modalità di lavoro che lo porta, come abbiamo già sottolineato, a sviluppare una fortissima capacità meditativa finalizzata al tentativo di superare il proprio limite "passando di grado" da semplice" uomo" ad "artista".
E' qui che dall'esperienza del Male può sorgere il Bene, inteso come capacità di riconoscere se stessi attraverso i propri limiti.
Questo è ciò che avviene in "The Possessed" in cui l'artista evidenzia un morboso attaccamento alle protagoniste delle proprie opere, pur essendo consapevole che questa forma di ossessione non porta altro che malessere.
L'arte ha qui una funzione quasi catartica e in questa mostra, così profonda e densa di significati, Ryan Mendoza sembra voler condividere con il pubblico un importante passaggio della propria vita, quello in cui l'uomo si siede e si guarda dentro, meditando, e lo fa passando attraverso i volti degli altri: sconosciuti a cui egli affida la propria sensibilità e la propria interiorità.
Una mostra che ci parla anche di noi, ponendoci di fronte ai nostri limiti e alle nostre paure facendo leva sull'immagine degli altri, e sulle storie narrate dagli ambigui personaggi raffigurati dall'artista.
