Love me Fender

di Marica Guccini // pubblicato il 14 Gennaio, 2010

Bologna la dotta custodisce da sempre, nel suo protetto peristilio fatto di vie turrite, una tradizione musicale che nel 2006 le è valsa la nomina conferitale dall’Unesco di “Città creativa della musica” prima in Italia e seconda, in Europa, solo a Siviglia. Sorprende magari non essere preceduti in classifica da qualche cittadina anglosassone che abbia dato i natali a ben altri fermenti musicali.
Pensando a Bologna, invece, il rimando è alla prolifica scuola della canzone d’autore, sebbene non manchi in città un’antica e ben radicata tradizione risalente a tempi molto più remoti.

Non sono molti ancora coloro che hanno probabilmente avuto modo di conoscere un piccolo gioiello che il capoluogo custodisce, quel Museo internazionale e biblioteca della musica che, con sede nel piano nobile del centralissimo Palazzo Sanguinetti (appena a due passi dalle celebri Torri), ospita tra le sale riccamente adornate d’affreschi sette-ottocenteschi, una ricca e preziosa collezione proveniente dal lascito di Padre Giambattista Martini, una delle più alte personalità musicali del Settecento europeo.
Emergono indubbiamente per rarità e rilevanza storico-musicale il primo libro di musica a stampa l’Harmonice musices Odhecaton A., realizzato nel 1501 da Ottaviano Petrucci, il celebre compito di Mozart, la partitura rossiniana de Il Barbiere di Siviglia, e numerosi strumenti musicali che condividono l’ambientazione con una quadreria di ritratti effigianti musicisti celebri e realizzati da artisti del calibro di Thomas Gainsborough, Corrado Giaquinto, Joshua Reynolds. Singolari e affascinanti, inoltre, sono il ritratto di Mozart vent’enne realizzato da artista ignoto, e gli stupendi Sportelli di libreria musicale di Giuseppe Maria Crespi. Del resto, proprio in virtù del prestigio acquisito da Padre Martini, per i musicisti il poter rientrare all’interno della sua galleria di ritratti equivaleva a una sorta di riconoscimento di merito.
Pittura e musica, da sempre, hanno quindi avuto modo d’interagire all’interno della collezione, intessendo proficui scambi e portando ad alti risultati il più nobile dialogo tra le arti.

Il dialogo è oggi ripreso dall’esposizione che, fino al prossimo 31 gennaio, sarà ospitata nelle sale del Museo.
Love me Fender propone l’esplorazione di un mito musicale contemporaneo.
A cura di Luca Beatrice, già curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia dello scorso anno, la mostra viaggia all’interno delle molteplici espressioni della contemporaneità, continuando quell’indagine sulle contaminazioni tra linguaggi e discipline che da sempre caratterizza l’operato di Beatrice.

Fender è la celebre casa di produzione di strumenti musicali fondata nel 1946 da Leo Fender, inventore californiano che in quei lontani anni quaranta capì che avrebbe potuto migliorare la produzione delle chitarre a cassa vuota amplificate con un semplice ma del tutto innovativo cambio di design: inventò la chitarra elettrica dal corpo pieno.
Da quel momento Fender divenne una moderna icona culturale e un classico in termini di design.

Alle opere figurative è affidato il compito di raccogliere e raccontare le infinite suggestioni che scaturiscono da un mondo, quello Fender, che riuscì ad entrare nella costellazione di ogni più disparato genere musicale.

Tendenze, generi e stili più eterogenei sono riuniti al richiamo di un tema comune.
27 artisti hanno infatti forgiato appositamente per l’occasioni una nutrita selezione di lavori spaziando, ovviamente, in tutte le tecniche: dalla pittura alla scultura, dal disegno alla fotografia, senza ovviamente tralasciare le installazioni.
Non mancano alcuni nomi di spicco che si possono trovare, immancabili, alle fiere d’arte: Massimiliano Alioto, Andy, Gabriele Arruzzo, Matteo Basilé, Alessandro Bazan, Nicola Bolla, Bugo, Luca Carboni, Crash, Francesco De Molfetta, Nicola Di Caprio, Pablo Echaurren, Daniele Galliano, Fausto Gilberti, Daniele Girardi, Hubertus von Hohenlohe, Marcello Jori, Thorsten Kirchhoff, Francesco Lauretta, Marco Lodola, Bartolomeo Migliore, Laurina Paperina, Tom Porta, Laboratorio Saccardi, Mauro Sambo, Maurizio Savini, Nicola Verlato.

Le interconnessioni tra arte e musica ripartono dalle più profonde radici culturali del nostro Bel Paese per connettersi, all’interno di una sorta di mosaico multidisciplinare, con le più nuove rivoluzioni contemporanee.
Accanto alle opere non potevano ovviamente mancare memorabilia provenienti dalla stessa collezione Fender e da altre private, che desteranno inevitabilmente, non solo ai conoscitori, qualche sorriso simpaticamente rivolto al passato.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Nicola Bolla
    Vanitas Stratocaster, 2009
    strass su maglia metallica
    dimensioni reali
  • Nicola Verlato
    Hell Raiser
  • Basilè
    Thisoriented Fender
    c-print su plexiglass, 2009
    courtesy Galleria Pack, Milano
  • Marco Lodola
    Jimy Hndrix, 2009
    luminosa bifacciale
    cm 300x180x25


Catalogo Damiani editore

Mappa

Dove e quando

  • Fino al: - 31 Gennaio, 2010
  • Indirizzo: Museo internazionale e biblioteca della musica, Palazzo Sanguinetti, Bologna, Strada Maggiore 34
  • Sito web

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