L’ospite misteriosa di Palazzo Barberini
di // pubblicato il 03 Giugno, 2009
Accadeva, quando per qualche motivo diveniva impossibile procurarsi dei Caravaggio originali, che alcuni collezionisti ricorressero a copie per un'abitudine diffusa quanto la loro dispersione. Molte furono eseguite da copisti, altre da studenti, di certo le copie venivano prodotte!
Nel 1606 le prime di cui abbiamo notizia e che sono andate perdute: le due versioni dell'Incredulità di San Tommaso apparse a Bologna e Genova.
Le copie di Angelo Caroselli (1585 - circa 1652), che quasi sicuramente conobbe Caravaggio, sembra risultassero di ottima qualità e l'artista era solito firmarle AC.
Invece, quelle realizzate da artisti meno corretti, è probabile venissero spacciate per originali sia dagli autori che dai mercanti e la fuga del Merisi da Roma fu provvidenziale per gli imitatori. Dopo la sua morte, Gentileschi, Borgianni e Manfredi iniziarono a eseguire dipinti caravaggeschi a cui si unì il Saraceni divenendo, di fatto, il primissimo nucleo di seguaci romani.
Pur non collaborando attivamente, all'epoca Roma contava centomila abitanti ed è impensabile che nell'ambiente non si sapesse cosa stava accadendo e come ognuno personalizzasse lo stile del Maestro.
Anche Caroselli iniziò a dipingere in stile caravaggesco. Artista singolare, capace di interpretare il naturalismo del Merisi in una luce chiara e cristallina derivatagli da Gentileschi è figura ben presente nella sezione dei caravaggeschi della Galleria Nazionale d'Arte Antica, la più ricca fra le istituzioni pubbliche italiane.
I dipinti del Caroselli, solitamente di piccole dimensioni, si caricano spesso di significati stregoneschi o filosofici, come avviene nella inquietante Vanitas di Palazzo Barberini che simboleggia come monito morale il trascorrere delle cose umane.
Grazie alla rete di frequenti scambi che la Galleria Nazionale d'Arte Antica mantiene con alcuni importanti musei stranieri, è ora possibile ammirare un bel confronto proprio a Palazzo Barberini con il magnifico dipinto raffigurante Santa Caterina d'Alessandria proveniente dal Musé des Beaux Arts di Nantes e mai visto in Italia (scambio amichevole per il prestito della Buona Ventura di Simon Vouet in una mostra sugli anni romani del pittore:1612-1629).

La particolarità di questa Santa Caterina è il volgersi sorridendo verso lo spettatore in una straordinaria tavolozza di colori.
Nulla di devoto e curiale: sembra invece una bellissima maga, o una sacerdotessa dell'antichità, abbigliata con medaglie e cammei, mentre ci indica un sarcofago di marmo scolpito e il nome di Apollo sembra suggerire il contrasto fra la fede antica e quella moderna. Quest'ultima ribadita dalla ruota, simbolo del martirio che la protettrice dei filosofi subì nel 307.
Un mix di teatralità e mistero che rende il quadro altamente suggestivo.
Per l'occasione si possono ammirare, vicino a queste due inquietanti figure femminili del Caroselli, anche la sua Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto conservata nei depositi di Palazzo Barberini in attesa della riapertura di tutto il piano nobile del museo (prevista con il pianterreno per fine anno).
Anche in questo terzo quadro è espresso perfettamente il carattere naturalistico e laico del pittore dove l'episodio sacro è trasformato in una sorta di rustica "colazione sull'erba" di 400 anni fa.