Lorenzo Lotto

di Sara Pietrantoni // pubblicato il 11 Marzo, 2011

Pur nascendo a Venezia, vera e propria capitale dell’arte, nel 1480, ed essendo quindi in pratica contemporaneo di due dei massimi pittori veneti dell’epoca, Giorgione e Tiziano, la vita di Lorenzo Lotto non è stata certo facile, anzi. Scorrendo la sua biografia si nota subito un continuo peregrinare: da Venezia a Treviso, poi ad Asolo, Recanati, Roma, Jesi, Bergamo, di nuovo Venezia ed ancora a Macerata, Treviso ed Ancona, fino al ritiro nel santuario di Loreto, dove trascorrerà gli ultimi anni della sua vita. Stupisce quasi il fatto che, tranne alcune tappe, la sua carriera si sia mantenuta sempre a distanza dai grandi centri artistici dell’Italia dell’inizio del Cinquecento e abbia invece prediletto piccoli centri di provincia, alternando grandi commissioni a richieste di borghesi o della piccola nobiltà locale. Come se i suoi dipinti non venissero capiti e apprezzati da committenti di fama maggiore. In effetti, guardando le sue opere, salta subito all’occhio una novità, una differenza rispetto ai maestri suoi contemporanei e diretti predecessori, anche se da questi Lotto ha sicuramente attinto.
Alvise Vivarini e Giovanni Bellini prima di tutti: in alcune sue opere tornano infatti gli stessi colori squillanti, le medesime luci fredde, le stesse pose e gli stessi atteggiamenti. Ma anche Antonello da Messina, che sicuramente ne influenza i ben noti ritratti, e Albrecht Dürer, che è a Venezia tra il 1494-95 e attorno al 1505-1507. Del pittore tedesco Lotto conosce sicuramente le incisioni, che circolano in tutto il nord Italia, ma anche alcuni suoi dipinti e disegni, che stimolano senza dubbio la nascita degli ampi paesaggi che compaiono in molte pale d’altare del maestro veneziano. Ai tanti apporti esterni, metabolizzati al punto di creare uno stile del tutto armonico e personale, Lotto aggiunge il suo sguardo divertito e disincantato, che lo porta a vedere il fatto religioso come episodio della vita di quotidiana, facendogli perdere forse in solennità e magniloquenza, ma dandogli un carattere di straordinaria freschezza ed ironia.

È il caso della Pala di San Bernardino, realizzata a Bergamo nel 1521 per la chiesa di San Bernardino in Pignolo. Il tema è quello classico, della sacra conversazione: in uno spazio aperto, la Vergine col Bambino è seduta su di un trono incorniciato da un drappo verde sorretto da quattro angeli raffigurati in scorci straordinari e arditi; attorno alla Madonna stanno San Bernardino, letteralmente rapito dalle parole di Maria, san Giovanni Battista, Sant’Antonio Abate ed un san Giuseppe che, con la manica ormai quasi completamente scucita, si alza il mantello per grattarsi i piedi nudi. Ai piedi del trono centrale un angioletto dalle ali di pavone si rivolge quasi infastidito verso lo spettatore, che entrando in chiesa lo ha evidentemente distolto dalla redazione del suo libro di suppliche; il suo sguardo diretto e insolente è quello di un qualsiasi bambinetto interrotto nel bel mezzo del suo gioco preferito.
A Bergamo, dove realizza questa pala, Lotto arriva nel 1513, portandosi forse appresso la delusione per essere stato a Roma, alla corte di Giulio II, e di non essere stato capito. Lorenzo ha probabilmente progettato nei minimi particolari il suo arrivo nella città eterna, accettando (siamo nel 1508) la commissione di una pala per il convento di San Domenico di Recanati, che sarà pagata la esorbitante cifra di 700 fiorini. La grande fama di quest’opera, e forse anche la vicinanza col santuario della Santa Casa di Loreto, dove contemporaneamente lavora Donato Bramante, occhi e orecchie di Giulio II, gli aprono le porte dei palazzi Vaticani e dell’appartamento pontificio. Qui, nell’odierna stanza di Eliodoro, Lotto realizza forse degli affreschi sul soffitto, rimossi poi quando Raffaello riceve, nel 1512, la commissione per rinnovare interamente le stanze di papa Giulio.
Se a Roma Lotto non viene capito, Venezia non si mostra certo più comprensiva: basti pensare che la prima commissione pubblica, quella relativa alla Gloria di San Nicola per la chiesa di Santa Maria dei Carmini, arriva solo nel 1527-29. Le parole di Ludovico Dolce, del 1557, non lasciano dubbi sull’opinione più ricorrente:
“Ma bisogna haver sempre l’occhio intento alle tinte principalmente delle carni, e alla morbidezza. Percioche molti ve ne fanno alcune, che paiono di Porfido, sì nel colore, come in durezza: e le ombre sono troppo fiere, e le più volte finiscono in puro negro. Molti le fanno troppo bianche, molti troppo rosse […]. Di queste cattive tinte parmi, che si vegga assai notabile esempio in una tavola di Lorenzo Lotto, che è qui in Vinegia nella Chiesa de’ Carmini”.
Un simile giudizio è come una pietra tombale sui dipinti del pittore, considerando soprattutto il fatto che tutta la città correva dietro a Tiziano, e non aveva occhi che per le sue opere.

A distanza di secoli, senza i paraocchi dei suoi contemporanei, possiamo invece finalmente dirci grandi tifosi della pittura di Lotto. Come non esserlo davanti all’Annuciazione di Recanati, dove l’Angelo, arrivando in casa di Maria con un gran trambusto, atterrisce lei, che si volta verso di noi come a chiedere conforto, ed il gatto, che scappa spaventato. Il tutto mentre Dio, mai così reale, piuttosto che rimanere ai margini della scena si prepara ad un vero e proprio tuffo per piombare anche lui in casa.

E come non rimanere estasiati davanti ai suoi celebri ritratti, minuziosi ed esatti fino all’insolenza di mostrare le imperfezioni della pelle, il doppio mento di donne non più ormai nel fiore degli anni o lo sguardo svanito del bimbo che non seguirà probabilmente mai le orme del padre medico? Dipinti pieni di simboli, di rebus, di immagini misteriose ed enigmatiche che svelano a poco a poco il soggetto. Quello di Lucina Brembati è, a questo proposito, un autentico capolavoro dell’enigmistica. La famiglia della donna è presto svelata, per la presenza di un anello con lo stemma Brembati, ma per trovare il nome bisogna andarselo a cercare addirittura sulla luna, dove compaiono le lettere CI. La chiave del rebus è semplice, basta leggere CI dentro luna, e si ottiene Lucina. Ma chi, nell’Italia del 1518, oltre a Lotto, poteva pensarci?

 

Dettagli

 DIDASCALIE IMMAGINI

  • Lorenzo Lotto
    Pala di San Bernardino, 1521
    olio su tela
    300x275
    Bergamo, Chiesa di San Bernardino
  • Lorenzo Lotto
    Annunciazione, 1534-1535
    olio su tela
    166x114
    Recanati, Pinacoteca Civica
    Villa Colloredo Mels
  • lorenzo Lotto
    Ritratto di Lucina Brembati, 1518 circa
    olio su tavola
    52,6x44,8
    Bergamo, Accademia di Carrara

 


IN COPERTINA
un particolare di
Lorenzo Lotto
Triplice ritratto di orefice, 1530 circa
olio su tela, 52x79
Vienna, Kunsthistorisches Museum,
Gemäldegalerie.
Foto Austrian Archives/Scala, Firenze


Catalogo Silvana Editoriale

Mappa

Dove e quando

Lorenzo Lotto

  • Date : 02 Marzo, 2011 - 11 Giugno, 2011
  • Indirizzo: Scuderie del Quirinale, Via XXIV Maggio 16, Roma
  • Sito web

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