Lorenzo Bartolini scultore del bello naturale
di // pubblicato il 06 Giugno, 2011
Il dilagare del mostrismo - mostre scientificamente assenti e quelle allestite con criteri spettacolari volte solo a catturare pubblico - a discapito delle opere, ha un serio antidoto in esposizioni come quella appena aperta alla Galleria dell'Accademia a dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, che oltre il David c'è tanto, tanto, da scoprire.

Mi riferisco alla prima grande monografica dedicata a Lorenzo Bartolini (Savignano di Prato, 7 gennaio 1777 – Firenze, 20 gennaio 1850, artista la cui opera ebbe un ruolo centrale nello sviluppo della scultura dell'Ottocento in Italia, in Europa e negli Stati Uniti) con alla base un importante lavoro di attualizzazione degli studi, iniziativa della direttrice Franca Falletti, chiaro esempio di oculata politica museale di sviluppo e promozione del patrimonio interno. Nello specifico la presenza della Gipsoteca Bartoliniana-Pampaloniana con lo straordinario nucleo di modelli in gesso dove si evidenziano nettamente l'altissimo livello qualitativo della produzione dell'artista pratese e la ricchezza degli interessi che spaziano sui grandi temi portanti della sensibilità ottocentesca, quali il sentimento, la memoria, i valori etici e civili.

La Direttrice spiega il percorso della collezione "da una consuetudine di studi legati alla presenza della Gipsoteca dello scultore nel grande spazio un tempo corsia degli uomini del trecentesco Ospedale di San Matteo e oggi parte del percorso espositivo della Galleria dell'Accademia di Firenze. L'intero patrimonio dei modelli e dei calchi in gesso rimasto, alla morte di Bartolini, presso il suo studio posto in Borgo San Frediano e passato all'allievo Pasquale Romanelli, giunse, infatti, allo Stato italiano nel 1889, a seguito di una donazione da parte degli eredi e dopo aver superato un estenuante iter burocratico. Disperso poi fra numerosi luoghi di deposito più o meno idonei, o in collocazioni di rappresentanza, come licei e uffici del demanio, il suo nucleo più consistente per numero e rilevanza fu travolto, negli scantinati del Convento di San Salvi, dall'alluvione del 1966, che ridusse in frammenti molti pezzi, trascinandoli nella furia delle acque, altri li dilavò profondamente, altri ancora li ricoprì di uno scuro strato oleoso. La campagna di restauro che seguì a questo drammatico episodio fu uno degli elementi che giocarono a favore della nascita di un rinnovato interesse nei confronti della collezione dei gessi di Bartolini ed ebbe un primo assai significativo riscontro nella mostra tenuta a Prato nel 1978, il cui catalogo resta ancora oggi di importanza basilare e che si inseriva in un felice momento di studi fondanti sul Neoclassicismo e sull'Ottocento, dovuti principalmente a John Kenworthy Browne, a Sandra Pinto e a Carlo Del Bravo. "

In mostra si ripercorrono, in chiave storica, i rapporti dinamici, ma anche le tensioni fra valori etici ed estetici. Il Bello, il Vero, l'Ideale, il Naturale ispirano nuove riflessioni e nuovi quesiti, fino a condurre di fronte a quella che per Cristina Acidini è la madre di tutte le domande "se abbia ancora un senso collegare le espressioni della più avanzata creatività artistica odierna con questi valori, in specie con la bellezza, e tanto più col Bello. Ma di fronte a questa arcidomanda, sono ben lieta di lasciare che siano altri oracoli a pronunciarsi…"

Tre sezioni espositive: il periodo neoclassico e la committenza Bonaparte, l'affermazione dei nuovi valori del Purismo e la committenza internazionale, infine l'apertura sempre più decisa all'osservazione del vero naturale, che fa di Bartolini non più soltanto un fermo punto di riferimento per altri artisti suoi contemporanei, ma anche maestro di generazioni future.
Le opere evidenziano le maggiori commissioni di sculture, a cui si affiancano quelle di arte decorativa, molto ambite dall'ambiente cosmopolita gravitante nel periodo della Restaurazione a Firenze, divenuta tappa d'obbligo del Grand Tour (ottimo ritrattista, Bartolini è ricercato da ceto colto intternazionale ed esegue opere con sottile finezza psicologica: M.me de Staël, Byron, Liszt, Rossini, Lord e Lady Burgheresh, il Marchese di Londerry, i Demidoff, Poniatowski).

Infine, le nuove aggiunte al catalogo, inedite o poco note, rendono conto degli sviluppi della ricerca effettuata da un gruppo di lavoro con contributi scientifici internazionali, illustrando l'evoluzione stilistica di Bartolini in alternanza continua con i modelli della Gipsoteca in un inedito confronto che, da solo, vale un viaggio a Firenze.