Lo storico dell’arte, il restauratore e lo scienziato davanti a … un affresco (4/4)
di // pubblicato il 25 Settembre, 2010
Le tecniche diagnostiche di tipo non invasivo complementari e di approfondimento alla fluorescenza UV sono metodologie sviluppate nell’infrarosso (IR). Le radiazioni elettromagnetiche che l'occhio umano percepisce sono comprese in un intervallo di lunghezze d'onda tra circa 400-750 nanometri (nm). Oltre questo intervallo le radiazioni divengono invisibili all’occhio umano, ma non per questo smettono di interagire con la materia proprio come avviene per la luce.
L'osservazione del loro comportamento richiede speciali tecniche che, nel caso dell'IR più vicino alla luce visibile, possono limitarsi a quelle impiegate per la normale fotografia; naturalmente dovranno essere utilizzati sistemi sensibili a queste radiazioni con opportuni filtri per il blocco della luce visibile, alla fine il risultato che si ottine è un'immagine bianco/nero in varie scalature di grigio costituita di sole radiazioni IR.
La superficie di un dipinto, fotografata in questo modo, può apparire notevolmente differente da come ci appare normalmente: uno strato di colore, opaco alla luce visibile, potrà risultare parzialmente trasparente all'infrarosso mettendo in evidenza ciò che si trova al di sotto di esso come un disegno preparatorio, un pentimento, una lacuna, o l’originale.
Naturalmente il risultato dipende dal tipo di pigmento, dal spessore, dalla consistenza, dalla natura e dalla quantità del legante oltre che dalla lunghezza d'onda della radiazione IR impiegata. È per questo che per la rilevazione di disegni preparatori viene preferita la riflettografia IR che registra radiazioni di maggiore lunghezza d'onda aumentando, così, il potere di penetrazione sul film pittorico.
Anche se non sempre sarà possibile rilevare ciò che si trova al di sotto dello strato pittorico, la metodica sarà comunque in grado di rendere trasparenti gli strati di vernice anche fortemente oscurati in modo complementare a quanto accade per le riprese in fluorescenza UV. Questo permette una preventiva valutazione dell'opera come se fosse priva delle vernici alterate, lo svolgimento della pulitura di un dipinto, se preceduto da questa tecnica, potrà essere condotto con maggior sicurezza e precisione.
Occorre tenere presente che i rapporti fra le varie parti dell'opera potranno risultare falsati nell'immagine infrarossa ma le figure, i panneggi, gli oggetti rappresentati verranno a riacquistare le loro sfumature chiaroscurali appiattite dalle vernici, mostrandosi così nella loro forma e modellato.
Un ulteriore contributo offerto dalle riprese IR nella diagnostica riguarda l'individuazione delle parti non originali analogamente a quanto accade per la fluorescenza UV, infatti materiali di diversa natura chimica possono avere un comportamento simile fra loro quando sono colpiti da altre radiazioni (visibili o UV) assumendo così lo stesso colore, ma non necessariamente devono avere lo stesso comportamento anche in altre regioni dello spettro, come nell’IR, devono possono apparire più chiari o più scuri (materiali differenti, ma dello stesso colore, sulla superficie di un opera possono derivare da ridipinture o altri interventi di restauro).
Per tentare di stabilire quanto della superficie di un dipinto è originale, si può ricorrere alla tecnica dell'infrarosso colore che registra, non solo il comportamento delle radiazioni IR ma, anche e contemporaneamente, quello di una parte dello spettro visibile.
Utilizzando una speciale pellicola a colori facilmente reperibile in commercio e anteponendo all'obiettivo un filtro che ostacoli completamente le radiazioni blu, registreremo sulla stessa immagine le radiazioni verdi, rosse e infrarosse riflesse dal dipinto. A queste la pellicola attribuisce dei colori arbitrari: l'IR risulterà rosso, il rosso e il verde risulteranno rispettivamente verde e blu. L'osservazione dei colori ottenuti permetterà ulteriori approssimative valutazioni sulla presenza di determinati materiali e condurrà ad una migliore differenziazione di pigmenti apparentemente simili: il verde rame e il verde di cobalto, ad esempio, si mostreranno il primo magenta e il secondo blu.
Bisogna infine aggiungere che, nella rilevazione dei ritocchi pittorici con gli esami all'infrarosso, si da la possibilità di non raggiungere il risultato, ma può anche accadere che si vengano ad evidenziare delle parti non originali che l'esame in fluorescenza agli UV, a causa della presenza di antiche vernici, non aveva rivelato.
La riflettografia IR si è affermata come la tecnica di indagine più efficace nel rivelare la presenza di disegni preparatori eseguiti dall'artista sopra lo strato di preparazione e coperti dalle stesure di colore.
La metodica può fornire una tale varietà di dati da consentire un notevole conforto alle ipotesi dello storico dell'arte, sia sulla natura di un singolo dipinto che sulla personalità dell’artista, fino ad arrivare, estendendo la ricerca e verificando sistematicamente i dati con altre metodiche, a fornire notizie sulle tecniche di un periodo storico. Come già è accaduto per la radiografia ai raggi X, la riflettografia IR ha aperto nuove possibilità di confronto e di ricerca con cui gli storici dell'arte hanno l’opportunità di misurarsi.
La natura delle immagini ottenibili è comunque legata alla permeabilità degli strati di colore alla radiazione IR e dalla composizione materia degli strati sottostanti che possono evidenziarsi solo grazie a differenze di riflettanza: un disegno ottenuto con inchiostro metallo gallico sarà, ad esempio, difficilmente restituibile a causa della riflettanza sostanzialmente simile a quella di una preparazione a base di gesso e colla.