Lo spirito e il corpo
di // pubblicato il 27 Marzo, 2009
Il 2009 è l’anno delle manifestazioni dedicate a Galileo Galilei.
La mostra realizzata a Padova presso i Musei Civici agli Eremitani ripercorre, fino al 15 luglio 2009, l’evoluzione del ritratto al tempo di Galileo permettendoci di “passeggiare” tra i personaggi padovani legati all’ambiente locale che vissero tra il 1550 e il 1650.
Durante questo periodo il Veneto vantava una produzione molto vasta di artisti quali Tiziano, Tintoretto, I Bassano, Apollodoro, Campagnola, Damini, Varotari.
In questa curata rassegna, promossa dalla Banca Antonveneta e Fischer Italia, l'occasione per realizzare interventi di restauro e risanamento di capolavori mai presentati prima al pubblico e per attribuire opere inedite come ad esempio “Il ritratto di uomo barbuto” che, dopo una serie di attente analisi e restauro, viene riconosciuto opera di Tintoretto pittore molto sensibile all’influenza di Tiziano e capace di documentare nelle sue opere una società in crisi.

Particolare attenzione durante questo periodo stilistico è posta alla rappresentazione delle fisionomie dei personaggi e l’attenta descrizione di abiti e accessori per mettere in risalto lo stato sociale dei soggetti raffigurati, la maggior parte dei quali facenti parte di grandi dinastie dell’epoca.
Altri inediti di collezione privata padovana sono “Un gentiluomo della famiglia Conti” ad opera di Francesco Apollodoro detto “Il Porcia”, come sottolineato da Franca Pellegrini “vengono messi in risalto i caratteri pubblici dell’effigiato, piuttosto che quelli privati, nella veste, negli attributi, nella posa, così come nell’espressione del volto, segni tangibili della sua condizione sociale ”.
Altri due dipinti esposti per la prima volta raffiguranti un ritratto femminile e di un nobile padovano sono riconducibili allo stile dei Varotari in particolare quello di Alessandro.
Invece “Il ritratto di Sperone Speroni” letterato e filosofo del tempo eletto membro del consiglio comunale di Padova, di Tiziano Vecellio, come sottolineato da Davide Banzato “l’opera si rivela importante in particolare per l’ambiente padovano, nel quale le passioni antiquarie dell’aristocrazia trovano campo di autocelebrazione in un rinnovato rapporto con il passato romano della città, fenomeno che proprio in quegli anni conosceva una particolare accentuazione. La tipologia di rappresentazione maggiormente diffusa nell’ambiente degli eruditi si vale per lo più della ripresa del personaggio su uno sfondo scuro, in abiti dai severi decori, con attributi allusivi alle sue preferenze o qualità, ed è destinata a diffondersi tra gli esponenti della società di rango più elevato”.

E ancora: “Il ritratto di Alvise Corradini” e “Il cardinale Giovanni Dolfin” realizzati dai Bassano e altri capolavori raffiguranti nobili e aristocratici, borghesi illuminati, mercanti ben introdotti, ma anche intellettuali, artisti, uomini di cultura e rappresentanti del mondo accademico che valorizzano l’enorme patrimonio storico e culturale della città di Padova.
