Lo spazio del sacro
di // pubblicato il 01 Febbraio, 2011
Con Lo spazio del sacro è stata aperta ufficialmente il 4 Dicembre scorso la nuova stagione espositiva della Galleria Civica di Modena, sotto la direzione artistica di Marco Pierini che in questa occasione è anche curatore della mostra negli spazi di Palazzo Santa Margherita e della Palazzina dei Giardini, quest’ultima riaperta per l’occasione a conclusione del secondo stralcio dei restauri.
La mostra, organizzata e coprodotta dalla Galleria Civica di Modena e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, sarà visitabile fino al 6 Marzo 2011, raccoglie opere provenienti da istituzioni pubbliche e collezioni private italiane e straniere di alcuni fra gli artisti della scena contemporanea internazionale che hanno maggiormente riflettuto sul tema del sacro: Adel Abdessemed, Giovanni Anselmo, Kader Attia, Paolo Cavinato, Chen Zhen, Vittorio Corsini, Josep Ginestar, Anish Kapoor, Richard Long, Roberto Paci Dalò, Jaume Plensa, Wael Shawky.

Ad ogni opera viene riservato un ambiente della Galleria, che abita in solitudine permettendole di riscoprire la sacralità degli spazi architettonici con cui si relaziona; questa scelta espositiva concede allo spettatore di instaurare un rapporto diretto, esclusivo, intimo con ogni singolo lavoro.
L’idea fondante della mostra risente molto delle parole dell’antropologo delle religioni Mircea Eliade, il quale sosteneva che il sacro nell’arte contemporanea, “è divenuto irriconoscibile; si è camuffato in forme, propositi e significati che sono apparentemente ‘profani’. Il sacro non è scontato, com’era per esempio nell’arte del Medioevo. Non si riconosce immediatamente e facilmente, perché non è più espresso attraverso il convenzionale linguaggio religioso”.
“Non di rado – si legge nel testo in catalogo del curatore della mostra Marco Pierini – l’opera d’arte definisce con la sua mera presenza uno spazio di riguardo, inviolabile, sacro nell’accezione che rimanda direttamente all’etimologia della parola: circoscritto, ristretto, separato. La distanza che essa delimita – quand’anche non abbia a che vedere con una dimensione trascendente, o comunque ‘superiore’ – può essere sia puramente spaziale, fisica, sia temporale, sia culturale. In ogni caso, tuttavia, questa distanza rimarrà invariabilmente a segnare una straordinarietà, un’eccezionalità, una dimensione non ordinaria né quotidiana. Ma tale dimensione non è, contrariamente alle apparenze, avulsa dalla vita perché, anzi, alla sua forza attrattiva è quasi impossibile resistere, che sia fondata sull’incanto e la fascinazione oppure sul timore e l’inquietudine dell’ignoto. Limite e soglia, confine e passaggio, lo spazio sacro si costituisce sempre come rapporto – quando esclusivo e privato, quando collettivo e condiviso – tra mondi diversi e come invito per chi guardi a lasciarsi trasportare, ad affidarsi all’opera e sperimentare una sorta di estraniamento contemplativo o di empatetica immedesimazione”.
La mostra intende offrire un panorama sulla ricerca artistica degli ultimi decenni attorno al tema del sacro, un’importante collettiva che presenta sculture, installazioni e video, oltre a opere realizzate appositamente per l’occasione.
Tra le opere in mostra la scultura dell’artista cinese Chen Zen (Shanghai 1955-Parigi 2000), “Chairs of Nirvana”, una composizione di sedie a formare una cupola. Il suo lavoro, influenzato dalla filosofia taoista e dalla spiritualità buddista, si basa sull’assemblaggio di oggetti della vita comune, sottratti all’oblio e riconvertiti ad una nuova vita in cui, contrariamente alla loro originaria funzione, non sono più praticabili per l’uomo.

La ricerca del toscano Vittorio Corsini (Cecina 1956), insiste molto sul concetto e sui modi dell’abitare, sulle dinamiche che interessano la vita negli spazi domestici e negli spazi pubblici e sulle relazioni che all’interno di questi luoghi si instaurano fra le persone. Per Lo spazio del sacro presenta “GOD SAVE the PEOPLE”, una scultura in legno laccato composta da quattro piante di altrettanti edifici di culto di diverse religioni, illuminata da una luce proveniente dall’interno.

Il mantovano Paolo Cavinato, classe 1975, presenta un progetto site specific dal titolo “Reflections-Cadute”, una installazione che rappresenta l’azione del tempo e il suo scorrere in relazione allo spazio.

Jaume Plensa, nato a Barcellona nel 1955 dove vive e lavora, dopo aver sperimentato nei suoi lavori materiali pesanti, quali ferro e bronzo, col passare del tempo, l’artista aggiunge elementi e materiali diversi alle sue opere come ad esempio plastiche, vetro e materiali sintetici che gli consentono di giocare con la luce per dare vita alle sue creazioni. Espone a Modena “Jerusalem”, una monumentale installazione del 2006 composta da 18 gong disposti all’interno della Sala Grande di Palazzo Santa Margherita, ciascuno con inscritto un passo dal Cantico dei Cantici.

L’artista gallese Richard Long, è noto per i suoi viaggi a piedi intorno al mondo e per le sue performance che si svolgono in contesti paesaggistici e naturali che non comprendono la presenza dell’uomo, il cui intento è quello di accreditare la relazione tra l’uomo e l’ambiente come azione creativa per eccellenza, intima e primitiva. La sua ricerca lo porta a realizzare all’interno di importanti spazi espositivi delle grandi sculture, come Arizona Circle del 1987, presente in mostra, fondate su segni essenziali e archetipici, come spirali e linee, utilizzando i materiali raccolti nel corso delle sue passeggiate solitarie.