“Live” from Pecci. Attrazione fatale tra musica rock e arte contemporanea (2/2)

di Sara Bello // pubblicato il 13 Giugno, 2011

Proseguendo il discorso interrotto il 29 maggio, per quanto riguarda l'Italia degli anni Settanta, lo scenario è desolante. Il nostro paese si mostra alquanto conservatore nei confronti di rockstar che, a loro volta, non avevano interesse ad esibirsi in un paese afflitto da disordini politici.
Qualcosa comincia a cambiare sul finire del decennio, dopo il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro. Una nuova consapevolezza. Da un lato, si affermano cantautori italiani: Gianna Nannini, coi suoi inni al femminismo, Vasco Rossi, con le sue visioni intimiste e apolitiche, e Renato Zero, che si presenta nel suo tour in un'atmosfera magica, con abiti eccentrici, sotto un tendone da circo itinerante; dall'altro, l'Italia si apre anche ai grandi “big” stranieri: storici e affollatissimi i due concerti di Patti Smith, a Bologna e Firenze; e l'anno seguente i Ramones, i Police, i Clash, per non parlare di Bob Marley a San Siro, in una delle sue ultime date, con la sua filosofia Reggae, il suo messaggio di fratellanza, di pace, di armonia e speranza, condensato in Redemption Song.

Nello stesso anno la Biennale di Venezia inaugura Aperto, sezione dedicata ai giovani artisti emergenti, oltre che all'architettura, in cui si celebra la Transavanguardia, termine coniato dallo stesso curatore Achille Bonito Oliva, e che indica il recupero della tradizione in chiave post-moderna. Si diffonde un clima di ottimismo, una ricerca di leggerezza e spensieratezza estranei agli anni precedenti. Cambia il panorama, l'Italia apre i suoi orizzonti con un interscambio fecondo: giovani artisti italiani vengono ora chiamati all'estero. E' il caso di Francesco Clemente, incaricato di eseguire un affresco nel Palladium, al fianco di Keith Haring, esponente della Graffiti Art. Nella celebre discoteca newyorkese, arte, musica e ballo si intrecciano, sotto il comune denominatore del ritmo e del divertimento. Stesso intento perseguito, a senso invertito, da New York New Wave, che nell'81 nel PS1 dà inizio alla tendenza di suonare dentro gli spazi d'arte, in collaborazione con le arti visive.

1981, Video killed the radio star. Con questa canzone emblematica MTV, partner ufficiale di Live, inaugura l'emittente televisiva dedicata alla musica, e ne cambia le modalità di fruizione, con l'introduzione del videoclip. Non si sostituisce l'emozione del concerto, ma si permette a tutti di vivere la musica anche con gli occhi, dando vita su scala globale alla “MTV Generation”.
E l'arte si adegua. Nella mostra del 1985 al Centre Pompidou, Les Immateriaux, curata da Jean- François Lyotard, vengono proiettati video musicali come opere d'arte, coi quali sintonizzarsi attraverso cuffie, in base alla vicinanza con l'oggetto d'interesse, creando spazi virtuali. Strutture fluide, ambienti senza limiti che da un lato permettono l'abbattimento dei confini, dall'altro creano una perdita del centro.
Contemporaneamente emerge il problema dell'Africa, e si organizzano iniziative benefiche volte a raccogliere fondi per le popolazioni sofferenti. Do they know it's Christmas e We are the World, concerti trasmessi in diretta in tutto il mondo, ne sono gli esempi più noti, insieme a Graceland, il disco di Paul Simon interamente suonato con musicisti africani. Una nazione vista non più come una curiosità esotica, ma recuperata nella sua autenticità.
Passano pochi anni e per la prima volta al Centre Pompidou nel 1989 vengono esposte opere provenienti da tutti e cinque i continenti, con un'attenzione particolare rivolta all'Africa, che Les Magiciens de la terre propone nella sua identità autonoma.

Siamo in un anno cruciale per la storia globale, il crollo del Muro segna una frattura, una svolta, di cui arte e musica si fanno portavoci.
Nel 1990 si svolge proprio al Pecci una mostra interamente dedicata agli Artisti Contemporanei Russi, la prima che presenta la Sov Art in un museo occidentale dopo la fine del comunismo. L'anno successivo Metropolis a Berlino fa luce sugli esiti dell'arte contemporanea per la prima volta dopo l'abbattimento del muro. Sempre nel 1991 esce Acthung Baby, il disco degli U2, registrato per buona parte a Berlino, che già dal titolo dichiara l'attenzione posta verso la situazione tedesca.

Approdati agli anni Novanta, quando dai musei scompaiono i cartellini “vietato toccare le opere”. «E' la definitiva fine dell'opera? » si chiede Marco Bazzini; o forse è il segno di una nuova consapevolezza nei fruitori dell'arte? Replicherebbero gli ottimisti. Fatto sta che viene riproposta l'idea di Duchamp: l'opera si fa nella mente di chi osserva, un'arte di tipo relazionale.
All'inizio del decennio esplode il fenomeno dei Nirvana, la band anticonformista che inventa l'unplugged e che innova il rock con il grunge (da “grungy”, sporco, sudicio), caricandolo di un sentimento patetico, a tratti grottesco. Il leader Kurt Cobain si veste con jeans stracciati, camicie larghe e giacche dal dubbio gusto, porta capelli lunghi e spettinati. Diventa un'icona di stile, ancor più dopo il suo misterioso suicidio.
 
Parallelamente nelle arti visive si impone la Pathetic Art, che grida il proprio fallimento attraverso materiali poveri, di scarto; un disagio che chiede di essere commiserato. No Man's Time, dal titolo di una mostra svoltasi a Nizza.
Sono anni in cui l'uomo riscopre la sua fragilità, l'era di Post Human, in cui fa i conti con la chirurgia estetica, con l'ingegneria genetica, e si chiede quali saranno gli esiti che le innovazioni tecnologiche apporteranno all'uomo come alla musica e all'arte. Björk, con suoni colti e sofisticati, si pone lo stesso quesito, rispondendo con l'album Homogenic (1997) da cui estrae due singoli i cui videoclip sono frutto di elaborazioni digitali, mettendo in discussione la propria immagine: Hunter, dove la cantante islandese si trasforma in un orso polare e All Is Full of Love in cui, in sembianze di robot, dichiara che l'amore è possibile anche tra due automi.

Ed eccoci arrivati ai nostri giorni, i cosiddetti “Anni Zero”; il nuovo millennio non si è aperto con le migliori premesse. Con l'era della globalizzazione, anche le crisi sono diventata globali. Due tra gli esempi più eclatanti: il crollo delle Torri Gemelle (2001) e quello dell'economia (2008).
Ancora una volta, l'arte si fa portavoce di quest'atmosfera apocalittica: Ce qui arrive, a cura del filosofo Paul Virilio, è una mostra incentrata sulle catastrofi naturali, sulla frattura tra l'uomo e il contesto naturale.
Anche l'industria musicale vive una fase difficile, a causa del fenomeno del “download”, che permette di scaricare gratuitamente i brani da internet. Non subisce recessioni, invece, la musica live: sulla scia delle numerose “reunion” che interessano questi anni (Police, Who, Sex Pistols, Queen, Genesis, Led Zeppelin) anche Michael Jackson decide di tornare sul palco.

Purtroppo Jacko, isolato in un mondo artefatto secondo la sua fantasia, a partire dal proprio aspetto e dalla propria dimora, Neverland, non arriverà mai a concretizzare il suo progetto. Il 25 Giugno 2009 segna la fine di un sogno: stroncato da un arresto cardiaco, Michael Jackson muore a New York, lasciando in sospeso il suo tour come un'opera incompleta, un nonfinito.
This is it, questo è quanto.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • William English
    Vivienne Westwood in Sex 1975
    courtesy of Maggs Brothers,
    London
  • Keith Haring
    Untitled 1982
    acrilico su pannello di legno
    305x284 cm
    Courtesy Geo Cairo Montenotte (SV)
  • Robert Longo
    New York New Wave
    Untitled 1980/2000
    Galleria Mazzoli Modena  
  • Marco Cingolani
    La rivoluzione siamo noi, 1990-1991
    Courtesy Centro per l’arte
    contemporanea Luigi Pecci
    Efrem Raimondi
    Vasco Rossi anni 90/2000
  • David Lachapelle
    Michael Jackson The Beatification: I'll never let you part for you're always in my heart, 2009
    Edition 3/3
    Courtesy Robilant+Voena

Mappa

Dove e quando

LIVE! L’arte incontra il rock

  • Fino al: - 07 Agosto, 2011
  • Indirizzo: Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato (viale della Repubblica 277)
  • Sito web

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