L’Italia è unita da 150 anni. Ma gli italiani? 2/2

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 17 Aprile, 2011

Dopo la fine del secondo conflitto mondiale il mondo uscì da Yalta diviso in due sfere d’influenza e d’improvviso l’Italia si trovò a essere, come argutamente Giorgio Gaber l’ha definita, periferia dell’occidente, terra di confine e quindi terreno di scontri, per lo più sotterranei tra forze occulte, riconducibili a quella che la Storia ha definito “guerra fredda”.

Con la caduta del regime fascista in molti virarono il colore della loro camicia dal nero al rosso e nelle prime elezioni libere del dopoguerra, le regionali in Sicilia del 1947, si affermò la vittoria dei partiti Comunista e Socialista italiano uniti nel Blocco del Popolo.
Fu un campanello d’allarme per quelle forze reazionarie che vedevano nell’avvento delle sinistre un pericolo per i loro interessi. Un segnale esplicito di risposta fu dato alle masse contadine che festeggiavano la vittoria elettorale a Portella delle Ginestre il primo maggio 1947.
La versione ufficiale dei fatti attribuì alla banda di Salvatore Giuliano la totale responsabilità della strage, ma in tempi più recenti spiragli aperti nella nebbia che avvolge ancora quella che è da considerarsi la prima strage di Stato nella storia della Repubblica italiana, indicherebbero un coinvolgimento dei servizi segreti americani.

E’ dato storico acquisito in tutto il mondo, tranne in Italia, che proprio con l’aiuto della CIA nel 1948 furono “corretti” i risultati delle elezioni politiche per mandare al governo la Democrazia Cristiana, che restò alla guida del paese finché, travolta dallo scandalo Tangentopoli, non si sciolse e smise d’esistere come partito. Come per certe scorie chimiche che sembrano sparire solo in apparenza però, tanti ex democristiani finirono con lo sparpagliarsi, infiltrandosi negli altri schieramenti e contribuendo al livellarsi ideologico attuale che rallenta il conseguimento di un’effettiva laicità dello Stato.

Finché l’Italia era monarchica la tutela di ogni interesse del capitale era facile da assecondare, una semplice decisione reale era sufficiente, ma con l’entrata in vigore della Costituzione il 1° gennaio 1948 in cui è scritto “la sovranità appartiene al popolo” il potere economico ha avuto esigenza di creare strutture attraverso cui condizionare la vita politica e in taluni casi esercitare controllo diretto sulle istituzioni.
Nacquero così società segrete di cui solo molti anni dopo se ne conoscerà l’esistenza, non solo Gladio e P2 che restano le più famose, in una recente intervista sul Corriere della Sera Licio Gelli ha fatto riferimento a una fantomatica Delta, di cui fin’ora si era sentito parlare vagamente senza elementi che potessero dar concretezza a notizie sulla sua esistenza.

La strage di Piazza Fontana a Milano, il 12 dicembre 1969, inaugurò quella sanguinosa stagione di terrore che palesava non meglio specificate mire eversive contro lo Stato. Zygmunt Bauman ha scritto teorizzando sul bisogno dello Stato di alimentare paura per giustificare la sua esistenza, come entità atta a dare protezione al cittadino.
Evidenti depistaggi, messi in atto deliberatamente da forze istituzionali deviate, in relazione alle indagini su attentati come quello alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980 o l’abbattimento di un aereo civile nei cieli di Ustica il 27 giugno 1982, sono chiaro indizio che l’interesse alla verità della società civile è spesso in conflitto con realtà che parti delle istituzioni volutamente hanno deciso di occultare.

La coscienza collettiva è appesantita da una lunga serie di misteri su cui anche a distanza di anni non è stata fatta chiarezza, difficile perciò sentire vicine istituzioni che in molti casi sembrano perseguire loro scopi, diversi da quelli della collettività, e non vederle come un’entità di cui diffidare e da cui è meglio tenersi a distanza per quanto possibile. La credibilità di uno Stato che ancora alimenta omertà su vicende come il caso Moro o la sparizione dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, e che più in generale si dimostra omissivo verso ogni legame tra la stagione attuale e tutto il malaffare della prima repubblica, rende ancora attuale la celebre riflessione del Gattopardo sul cambiamento delle apparenze per mantenere inalterata la sostanza.
La storia insegna che quando un segreto dura nel tempo sebbene condiviso da decine e decine di persone, è il segno che su quel segreto è impresso il sigillo del potere.
Roberto Scarpinato, procuratore generale di Caltanisetta - 24 Luglio 2010

I troppi misteri insoluti e le responsabilità mai accertate, dall’Italicus al G8 di Genova, da Piazza della Loggia a via d’Amelio, creano un limbo pericoloso che diventa distanza incolmabile tra cittadino e istituzioni. Gli innumerevoli martiri laici di questa Repubblica, da Enrico Mattei a Pier Paolo Pasolini, da Aldo Moro a Giovanni Falcone, fino a tutte le vittime degli anni di piombo sono sterminato esercito invisibile che invoca verità e giustizia.
Grido, inascoltato dall’attuale classe politica, troppo lontana da ogni bisogno etico di verità, immersa nelle sue piccole lotte intestine, spesso sembra intenta solo a divorare risorse collettive e gli innumerevoli conflitti d’interesse che popolano il parlamento sono il cancro che sta portando alla morte delle istituzioni. Scriveva Fabrizio De André: “L’Italia appartiene a cento uomini, siamo sicuri che questi cento uomini appartengano all’Italia?

Già sul finire degli anni’50 don Lorenzo Milani sapeva che il primo passo, essenziale per formare cittadini capaci di autonoma coscienza critica, era l’istruzione e non è un caso se assistiamo oggi al tentativo sistematico di demolizione della cultura. In tempi recenti un poeta a causa di gravi problemi d’indigenza ha dovuto cedere alle lusinghe della pubblicità in spot che invitavano all’ottimismo del consumo, quale metafora è più appropriata per chiarire lo stato della cultura in Italia?
Impossibile non vedere il parallelo con chi dalla tribuna delle autorità invita all’ottimismo per coprire la gravità della situazione, in fondo pubblicità e propaganda sono due concetti poco distanti.

Credere che domani andrà meglio, nella capacità dello Stato di riconquistare un valore di rappresentanza è difficile al momento attuale, ancor più quando le istituzioni sono ostaggio di figure pronte a stravolgere ogni ordinamento per inseguire impunità a beneficio del potente di turno.
Se il progetto appena passato alla Camera sarà trasformato in legge dal Senato, concretamente c’è il rischio di garantire immunità anche ai responsabili della strage di Viareggio del 29 giugno 2009 o della Casa dello Studente a L’Aquila, 6 aprile 2009. Strage, ancora questa tremenda parola che ritorna, quasi ad alimentare un’infausta tradizione italiana che non vorremmo perpetuare.
Vivere in Italia è un mestiere!
Jannis Kounellis

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

- Logo del 150° anniversario dell’Unità d'Italia
- Roma, 9 maggio 1978 /
  Capaci, 23 maggio 1992 /
  Bologna, 2 agosto 1980 /
  Brescia, 28 maggio 1974
- Sandro, Nilde, Lorenzo: etica, impegno e
  dignità
- Aldo, Pier Paolo e Giovanni, schiacciati
  dal potere
- L’Italicus, 4 agosto 1974 /
  i resti del DC9 di Ustica nel Museo della
  Memoria di Bologna
- Carlo, Federico e Stefano, vittime di Stato