Linea II. Giochi, metamorfosi, seduzioni della linea

di Amici in Visita // pubblicato il 06 Agosto, 2012

- di Cristina Casoli -

Linea II  - Giochi, metamorfosi, seduzioni della lineaIl progetto LINEA, nato nel 2006 da una preziosa collaborazione tra il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi e il Kunsthistorisches Institut in Florenz - Max-Planck-Institut, dopo la pubblicazione del volume Linea I che raccoglieva gli atti del primo convegno internazionale organizzato nel 2007, prosegue nel suo percorso con la recente uscita di Linea II, realizzato a seguito del convegno tenutosi a Firenze dal 3 al 5 novembre 2010 (LINEA II - Tangents, interlaces, knots, labyrinths. Structure and meaning of lines from antiquity to the contemporary period).

Possiamo parlare di un vero e proprio proseguo, poiché se Linea I. Grafie di immagini tra Quattrocento e Cinquecento, a cura di Marzia Faietti e Gerhard Wolf (Marsilio, Venezia 2008), concentrava indagini e attenzioni sul periodo che vedeva attivi Andrea Mantegna e Albrecht Dürer con le teorizzazioni in particolare di Leon Battista Alberti, Lorenzo Ghiberti e Piero della Francesca, Linea II. Giochi, metamorfosi, seduzioni della linea, a cura sempre di Faietti e Wolf (Giunti Editore, Milano 2012), propone riflessioni sul disegno e sul complesso rapporto tra Linea e Disegno nelle opere e negli autori dal Quattrocento al XX secolo.
Si tratta di un progetto di ampio respiro, realizzato attraverso una serie di seminari, incontri e pubblicazioni, inteso a indagare la linea – elemento fondamentale nelle arti europee e non solo - nella sua infinita ricchezza e polisemia. Un progetto scandito in tre tappe; con Linea II, come denuncia il numero romano, si giunge alla conclusione della seconda, in attesa di Linea III, terzo e ultimo appuntamento, nel quale si esploreranno passaggi e polarità tra disegno e scrittura.

La linea, per la geometria, è un insieme di punti. Nel linguaggio visivo è una traccia sulla superficie: per realizzarla bisogna muovere uno strumento su un piano, un foglio, un muro, una pagina ... Essa è il risultato visibile di un movimento e, prima ancora, di un pensiero. Dal punto di vista grafico, la linea ha tre proprietà: l’andamento, lo spessore e la direzione. Dal punto di vista filosofico e artistico molte di più; si pensi solo alla creazione mitica delle sue origini, dalla narrazione pliniana dell'invenzione della pittura attraverso la linea incisa sull'ombra, al famoso paragone tra Apelle e Protogene sulla linea più sottile.
Gli artisti di tutte le epoche non abbandoneranno mai questa pratica, quasi a voler seguire diligentemente il monito che Cennino Cennini aveva affidato alle pagine del suo Libro dell’Arte «Continuando ogni dì non manchi di disegnar qualche cosa […] e faratti eccellente pro»; parole dietro alle quali si avverte l’eco del motto pliniano riferito ad Apelle, nulla dies sine linea, il quale, celebre per il virtuosismo disegnativo, aveva consuetudine di non lasciar mai passare un sol giorno senza mantenersi in esercizio tracciando linee.
In Linea II, in particolare, si riflette sul disegno identificato come lineamentum. «La linea può essere o diventare disegno, ma il disegno, in realtà, non è solo linea e la linea non è solo disegno», scrivono nell’introduzione i curatori del volume, lasciando intendere la complessità dei temi affrontati, tanto molteplici quanto intriganti.  Intriganti, come l’immagine significativamente scelta per la copertina, quel graffito LABYRINTHVS HIC HABITAT MINOTAVRVS accompagnato dal disegno di un labirinto quadrangolare, scoperto nella primavera del 1847 nella cosiddetta Casa delle suonatrici a Pompei. Di quel graffito, purtroppo, non rimangono oggi che i disegni realizzati nella seconda metà dell’Ottocento e la descrizione che ne hanno dato i primi archeologi che si sono occupati della casa; ricostruire quelle linee è come ripercorrere un intricato tracciato, un percorso verso la conoscenza irto di ostacoli, nel quale è necessario fare ordine.
Il volume Linea II propone da questo punto di vista un ordine in tre sezioni esemplare, come esemplare è la scelta di proporre i testi in lingua originale, ma con un utilissimo abstract finale nella più agevole lingua inglese per i testi in italiano e tedesco.

La prima sezione, intitolata Preludio. Limiti della prospettiva “albertiana” e divagazioni di linee tra Quattrocento e Cinquecento, che funge da cerniera con il primo volume, iniziando cronologicamente e concettualmente dove si concludeva Linea I, raccoglie i tre saggi di Marzia Faietti (Il sogno di Raffaello e la finestra di Leon Battista Alberti), Wolfram Pichler (Ring und Verschlingung: Gedanken über einen «corpo nato della prospettiva di Leonardo Vinci») e Julia Saviello (Haarkunst als Linienspiel im 15. und 16. Jahrhundert).
Il testimone passa ora da Mantegna e Dürer a Leonardo e Raffaello, a cominciare dal testo di Marzia Faietti nel quale si esamina un foglio di Raffaello («una singola opera selezionata come exemplum di tensioni intellettuali e artistiche più generali»), conservato presso il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi (inv. 1973 F recto), che esemplifica magistralmente un seducente percorso: non solo nel foglio coesistono diversi stili grafici, con significato concettuale di grande interesse, ma la studiosa vi riconosce anche un importante snodo tra gli ultimi sviluppi della prospettiva lineare, in particolare così come teorizzata da Leon Battista Alberti, e la prefigurazione di sistemi diversi e innovativi di rappresentazione spaziale: dalla prospettiva lineare che adotta la soluzione pittorica della "scatola architettonica" o della cornice per orchestrare composizioni vaste e articolate, al tentativo di oltrepassare quei confini.

- Raffaello, Donna alla finestra, studio di figure per la volta della Stanza di Eliodoro e schizzi architettonici per la basilica di San Pietro

Nel disegno, come anticipato, scultura, pittura e architettura (le cosiddette tre arti maggiori) sono ricongiunte sotto gli auspici del «disegno», il solo in grado di riprodurre l’aggetto del rilievo scultoreo con inchiostro diluito, l'affresco di dominante bidimensionalità attraverso ritmi lineari e tratteggio diagonale, e il volume spaziale dell'edificio con l'energia rapida e concisa dello schizzo sulla destra. «Tre stili grafici diversi per tre branche differenti dell’espressione artistica, che convivono nello spazio limitato di un foglio, il cui valore concettuale non è inferiore a quello artistico».

Il saggio di Wolfram Pichler, concentrandosi su un esempio assai noto rintracciato nel Codice Atlantico di Leonardo presso l’Ambrosiana e descritto dallo stesso artista come «Corpo nato della Prospettiva di Leonardo Vinci » [CA 520r (191 r.a.)],  propone una storia degli anelli (e di figure più complesse relative) all’interno dell’arte italiana del Rinascimento. Superfici variamente interpretate, ora come corpi geometrici astratti, ora come ornamenti, copricapi, forme articolate, come testimoniano, tra gli altri, le opere di Paolo Uccello, Piero della Francesca, Leonardo da Vinci, Vittore Carpaccio. Si ricostruisce così la genesi di forme complesse disegnate, compreso un chiarimento epistemologico di termini assai ambigui e ricchi di rimandi. Da una piccola storia (un anello o un ricciolo), si approda dunque ad una storia più ampia e concettualmente impegnativa, che comprende le vicende del disegno e della linea.

Leonardo da Vinci, Codex Atlanticus, 1490 circa, particolare

Dai riccioli ai capelli; nel saggio Julia Saviello indaga mirabili rappresentazioni dei capelli in opere d’arte del XVI e XVI secolo, caratterizzate da un intreccio di mimesi e astrazione. Diviso in tre fasi, gli stili artistici denunciano una crescente complessità - dalla linea semplice, al filamento a serpentina, al vortice lineare - esempi di movimento dinamico, di esplorazioni lineari, ma anche prove straordinarie di virtuosismo artistico.

Leonardo da Vinci, Studi per la testa di Leda, 1505-1506 circa

La seconda sezione, Intersecazioni tra percorsi lineari, metamorfosi materiche e variabilità delle tecniche, raccoglie gli interventi di Jenifer Ni Ghradaigh, Raimondo Sassi, Joanne Allen, Maria Ludovica Rosati, Susanne Meurer e Markus Dauss.
A legare tra loro gli interessanti studi emerge, in particolare, un aspetto ulteriore della linea, quello dell’ornato, indagato sia nei suoi aspetti iconici sia aniconici, dualità presente all’interno della linea stessa. Cosi nel saggio di Jenifer Ni Ghradaigh (Otherworldly gesturing? Understanding linear complexity in medieval Insular art), che ci porta fuori dai confini dell’arte italiana del Rinascimento per esplorare territori a noi assai meno noti, come quelli dell'arte medievale insulare (in particolare irlandese), presentata attraverso la sua complessità lineare. Una complessità della linea rintracciata nelle opere di carpenteria, nei manoscritti, ma anche nella scultura su pietra, dove, nell’apparente intrico, emerge costante la necessità di un dialogo tra l'artista e lo spettatore.

Evangelario di durrow

Raimondo Sassi indaga invece i percorsi lineari nel Quaedam antiquitatum fragmenta, o Collectio antiquitatum, di Giovanni Marcanova, il celebre ed elegante codice della Biblioteca Estense di Modena terminato a Bologna entro il 1465. Le particolarità del codice, che si discosta da archetipi altrettanto illustri, emergono in diversi aspetti, a cominciare dall’esame dei singolari motivi ornamentali a nastri intrecciati, comuni ai repertori di estrazione antiquaria, ma ora condotti con soluzioni cosi originali da far intuire intenzionalità che oltrepassano funzioni tradizionalmente chiamate decorative. In questo caso, al contrario, funzionali a un preciso sistema di racconto, dove testo e immagini si integrano alla perfezione in un complesso e raffinato gioco di rimandi.

Labirinto di Creta, Quaedam antiquitatum fragmenta

Ci sono nodi disegnati … ma anche nodi di legno, come quelli presenti negli intarsi sugli Stalli del coro di San Zaccaria a Venezia illustrati da Joanne Allen (Wood knots: interlacing intarsia patterns in the Renaissance choir stalls of San Zaccaria in Venice), nodi di filo, intrecci di linee, come il caso dei tessuti operati proposti da Maria Ludovica Rosati (Vincolo e libertà nell’intreccio delle linee: il caso dei tessuti operati), concatenamenti tra le linee stampate e disegnate, come si evince dall’indagine sull’arte tedesca del XVI secolo di Susanne Meurer (Loops and Doodles – Interplays between printed and drawn lines in German art of the early sixteenth century).

Francesco e Marco Cozzi, Stalli del Coro, 1455-1464, particolare del pannello E10

Mair von Landshut, Natività, 1499

Linee, nodi e ornati così intesi interessano dunque tipologie di oggetti assai diversificati, «che a loro volta presumono sistemi di rappresentazione bidimensionale e tridimensionale oppure una concreta esistenza nello spazio» (dall’Introduzione al volume). A questa varietà tipologica e materiale corrisponde, come anticipato, un’indagine assai ampia che tocca differenti ambiti geografici, culturali e cronologici, fino a interessare la teoria dei sentieri e dei canali nei giardini settecenteschi del cosiddetto «garden revolution» (‹The undulating line› versus ‹line and compass› Mediale und semiotische Aspekte der Linienästhetik in der Theorie des Landschaftsgartens di Markus Dauss), nel corso del quale la valorizzazione estetica degli spazi naturali attraverso linee geometriche era soggetta ad aspre critiche (favorite invece composizioni più libere, vivaci, fluide e sinuose).

Con la terza sezione intitolata Disegno, Linea e linee nel Novecento tra riflessioni teoriche ed esperienze artistiche entriamo in pieno Novecento, secolo nel quale la fascinazione della linea non viene meno, assumendo al contrario uno straordinario protagonismo e una singolare centralità, motivate anche dalla potenzialità dinamica intrinseca alla linea stessa.
Curve eleganti, tensioni elastiche ed imprevedibili, traiettorie asimmetriche caratterizzano agli inizi del secolo le produzioni di numerosi architetti, artisti, designer, progettisti europei (On Lines: Around 1900 di Sabine Mainberger), così come una particolare attenzione per il tracciato lineare, talvolta assunto come protagonista, altre volte rimasto semplicemente comprimario, o metastruttura, ma sempre fondamentale nello sviluppo creativo e compositivo, permea la produzione eterogenea degli astrattisti italiani a cavallo fra il terzo e il quarto decennio del Novecento (Ilaria Rossi, Strutture lineari tra spiritualità e geometria. Alcuni esempi fra gli astrattisti italiani degli anni Trenta e Quaranta). All’interno di un panorama quanto mai variegato, emergono soluzioni originali, irriverenti e rivoluzionarie, dalle opere di Osvaldo Licini, nelle quali le linee si muovono autonomamente o in conflitto con lo sfondo colorato, a quelle di Lucio Fontana, che introducono un gioco di linee in grado di incidere violentemente le superfici, da Fausto Melotti con geometriche forme e armonie musicali, alle soluzioni di Atanasio Soldati e Luigi Veronesi.

Fausto Melotti, Scultura n. 24, 1935

La panoramica offerta chiarisce l’attenzione assegnata ai tracciati lineari, pur con esiti così differenti: «Ordine e misura da una parte, e uno spiccato senso poetico e musicale dall’altra […] esprit de geometrie et esprit de finesse […]».
Ossessione per la linea? Certamente un’attenzione molto presente e sentita, sia a livello teorico che filosofico, come dimostra il  saggio di Hana Gründler, «A labyrinth of paths». Ludwig Wittgenstein on seeing, drawing and thinking, che si occupa della centralità del disegno nel pensiero di Wittgenstein, oramai riconosciuto come uno dei massimi pensatori del Novecento e, del resto,  “Il pensatore somiglia molto al disegnatore che vuol riprodurre nel disegno tutte le connessioni possibili”.
Hana Gründler, per avvicinarsi a tali pensieri, esamina anche il perché, il come e il quando Wittgenstein impiega concetti per noi molto preziosi, come “line”, “stroke”, “contour”, “vagueness”, “drawing”, “landscape sketch” o “album”, dunque il lessico proprio della grafica, e chi ha dimestichezza con il disegno sa quanto importante sia la scelta di un particolare termine rispetto ad un altro.

Alberto giacometti, les yeux, 1962

Estetica e ideologia della linea come concetto aleatorio, vaghezza e indeterminatezza nell’esperienza di John Cage e William Anastasi sono al centro degli interessi di Toni Hildebrandt (John Cage und William Anastasi – Ästhetik und Ideologie der aleatorischen Linie), mentre Alessandra Acocella (Robert Morris: Labyrinths) affronta il  lavoro del poliedrico artista Robert Morris che si distingue nel panorama artistico internazionale per variabilità e diversità, tanto da sfuggire a qualsiasi tentativo di definizione. Il saggio indaga la struttura del labirinto, una struttura lineare ricorrente nell'immaginario dell'artista americano (torna dunque ossessivamente questa idea che già abbiamo introdotto accennando all’immagine di copertina).

11 willliam anastasi, 1992

Robert morris, philadelphia labyrinth, 1974

Le potenzialità espressive della linea emergono infine anche nell’opera assai originale di Eva Hesse - saggio di Eva Kernbauer (Die formlose Linie: Eva Hesses «Miles of String») -, punto di intersezione tra disegno e scultura. Dal 1966 l’artista realizza lavori fluidi e fragilissimi, utilizzando materiali sintetici duri o molli (stampi di fiberglass, latex, plastica), reti, fili metallici, corde affidate al gioco della gravità e del caso. In essi emerge un intenso impegno con la linea, a un tempo segno spaziale, ma pur sempre provvisorio, flessibile, mutevole.
«La Linea è, dunque, un elemento costitutivo (a volte identificativo e a volte no) del Disegno e di ogni manifestazione artistica, ma anche una sorta di metalinguaggio che pervade e collega tra loro settori diversi della cultura, della scienza e della comunicazione» (dall’Introduzione al volume).

Eva hesse, untitled

Il labirinto torna significativamente a chiudere le tre sezioni, così come le aveva aperte. Il compito, secondo una modalità già sperimentata nella prima pubblicazione (affidata in quel caso alla preziosa testimonianza poetica di Edoardo Sanguineti: Omaggio a Dürer, 14 sonetti inediti), viene lasciato ad un artista: questa volta tocca a Giulio Paolini e al suo Labirinto, immagine scelta per visualizzare la voce omonima nel volume La Verità in quattro righe e novantacinque voci (1996), «intreccio inestricabile tra segno e scrittura, espresso con disadorno nitore», un altro modo per comprendere finalmente che disegno e scrittura, per quanto sistemi di comunicazione differenti, siano in definitiva “creature” della stessa materia, la linea.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. - Raffaello, Donna alla finestra, studio di figure per la volta della Stanza di Eliodoro e schizzi architettonici per la basilica di San Pietro
    Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, inv. 1973 F r.
    (Immagine gentilmente concessa a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati.Vietata la riproduzione anche parziale )
  2. Leonardo da Vinci, Codex Atlanticus, 1490 circa, particolare
    Milano, Biblioteca Ambrosiana, fol. 520 r
    (Immagine gentilmente concessa a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati.Vietata la riproduzione anche parziale )
  3. Leonardo da Vinci, Studi per la testa di Leda, 1505-1506 circa
    Windsor, Royal Collection, 12516 © 2011 Collezione Queen Elizabeth II
    (Immagine gentilmente concessa a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati.Vietata la riproduzione anche parziale )
  4. Evangelario di Durrow, f. 125 v.
    Dublino, Trinity College
    (Immagine gentilmente concessa a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati.Vietata la riproduzione anche parziale )
  5. Labirinto di Creta, Quaedam antiquitatum fragmenta
    Modena, Biblioteca Estense, Ms. α L. 5. 15 Lat. 992, fol. 189 v.
    (Immagine gentilmente concessa a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati.Vietata la riproduzione anche parziale )
  6. Francesco e Marco Cozzi, Stalli del Coro, 1455-1464, particolare del pannello E10
    Venezia, San Zaccaria
    (Immagine gentilmente concessa a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati.Vietata la riproduzione anche parziale )
  7. Mair von Landshut, Natività, 1499
    bulino, mm 199 x 136, London, British Museum, 1972, U.1084 © Trustees of the British Museum
    (Immagine gentilmente concessa a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati.Vietata la riproduzione anche parziale )
  8. Fausto Melotti, Scultura n. 24, 1935
    gesso, ferro. Milano © Archivio Fausto Melotti, foto Jean Pierre Maurer
    (Immagine gentilmente concessa a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati.Vietata la riproduzione anche parziale )
  9. Alberto Giacometti, Les Yeux, 1962
    penna su carta, Paris, Heirs Annette Giacometti
    (Immagine gentilmente concessa a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati.Vietata la riproduzione anche parziale)
  10. Willliam Anastasi, 1992.
    Anders Tornberg Gallery, Lund, Schweden. Photo: David Behl
    (Immagine gentilmente concessa a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati.Vietata la riproduzione anche parziale)
  11. Robert Morris, Philadelphia Labyrinth, 1974.
    New York, Solomon R. Guggenheim Museum, Panza Collection
    (Immagine gentilmente concessa a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati.Vietata la riproduzione anche parziale)
  12. Eva Hesse, Untitled (Rope Piece), 1970
    New York, Whitney Museum of American Art, Installazione nello studio dell’artista 1970
    (Immagine gentilmente concessa a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati.Vietata la riproduzione anche parziale)

In copertina:
Linea II - Giochi, metamorfosi, seduzioni della linea

Linea II
Giochi, metamorfosi, seduzioni della linea

a cura di Marzia Faietti e Gerhard Wolf
Pagg.320
Giunti Editore
disponibile anche in versione eBook

 

In attesa di Linea III, previsto nel 2013 a Tokio … nulla dies sine linea.

Sommario

Preludio. Limiti della prospettiva “albertiana” e divagazioni di linee tra Quattrocento e Cinquecento

Il sogno di Raffaello e la finestra di Leon Battista Alberti
Marzia Faietti

Ring und Verschlingung: Gedanken über einen «corpo nato della prospettiva di Leonardo Vinci»
Wolfram Pichler

Haarkunst als Linienspiel im 15. und 16. Jahrhundert
Julia Saviello

Intersecazioni tra percorsi lineari, metamorfosi materiche e variabilità delle tecniche
Otherworldly gesturing? Understanding linear complexity in medieval Insular art
Jenifer Ni Ghradaigh

Percorsi lineari e peregrinatio archeologica: i Quaedam antiquitatum fragmenta di Giovanni Marcanova
Raimondo Sassi

Wood knots: interlacing intarsia patterns in the Renaissance choir stalls of San Zaccaria in Venice
Joanne Allen

Vincolo e libertà nell’intreccio delle linee: il caso dei tessuti operati
Maria Ludovica Rosati

Loops and Doodles – Interplays between printed and drawn lines in German art of the early sixteenth century
Susanne Meurer

‹The undulating line› versus ‹line and compass› Mediale und semiotische Aspekte der Linienästhetik in der Theorie
des Landschaftsgartens
Markus Dauss

Disegno, Linea e linee nel Novecento tra riflessioni teoriche ed esperienze artistiche

On Lines: Around 1900
Sabine Mainberger

Strutture lineari tra spiritualità e geometria. Alcuni esempi fra gli astrattisti italiani degli anni Trenta e Quaranta
Ilaria Rossi

«A labyrinth of paths». Ludwig Wittgenstein on seeing, drawing and thinking
Hana Grundler

John Cage und William Anastasi – Ästhetik und Ideologie der aleatorischen Linie
Toni Hildebrandt

Robert Morris: Labyrinths
Alessandra Acocella

Die formlose Linie: Eva Hesses «Miles of String»
Eva Kernbauer

English abstracts of papers in Italian or German

Bibliografia

 
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