L’impressionismo meno noto a Villa Manin di Passariano
di // pubblicato il 14 Ottobre, 2009
di Elisa Mazzagardi
L’Ottocento è stato il secolo della grande rivoluzione artistica. L’impressionismo non è stato solo un movimento di rottura col passato sul piano formale, poiché ha legato l’atto creativo all’oggettività della visione ottica, ma, anche sul piano sociale, ha fatto crollare il mito dell’artista romantico, eletto e solitario, aprendo il mondo dell’arte, quasi democraticamente, a gruppi eterogenei d’individui provenienti da diverse classi sociali.

L’incredibile fortuna di questo movimento forse è da individuarsi proprio in quei gruppi: la rivoluzione per divenire tale, doveva essere grande non solo qualitativamente ma anche quantitativamente, puntando sulla diffusione di un gergo espressivo che divenisse comune a molti. Si formavano, così, spontaneamente, congregazioni di sognatori frustrati, a volte, mal inseriti nell’ambiente borghese e in fuga dalla realtà delle grandi città, che condividevano un fine ideale unico, un comune modo di sentire: il verbo del colore.
Bloccare l’immediatezza in un quadro e immortalare la realtà come compariva ai loro occhi e non quella che sapevano essere tale, ormai lo sappiamo tutti, fu l’impressionismo.

Così limitare la portata di questa straordinaria rivoluzione al mondo francese è un luogo comune che la storiografia degli ultimi anni ha cercato di smentire. Una conferma del nuovo indirizzo storiografico è la bella mostra a Villa Manin di Passarino in provincia di Udine: L’ETÀ DI COURBET E MONET. La diffusione del realismo e dell’impressionismo nell’Europa centrale e orientale aperta il 27 settembre scorso.
L’impressionismo non fu un fenomeno isolato e limitato alla sola Francia, ma divenne un’espressione artistica universale, aiutato, certamente, da quella tendenza aggregativa, che aveva preso le mosse dalla Scuola di Bardizon con Corot, Rousseau e Courbet.
Proprio da questa scuola prende avvio una delle sezioni tematiche della mostra quella dedicata a boschi, campagne e case. La descrizione della natura resta nel secondo Ottocento in Europa episodio addirittura più importante della successiva diffusione dell’impressionismo.
Dall’Olanda alla Russia, anche grazie ai molti viaggi compiuti dagli artisti verso quei boschi mitici, nessuno riesce a sottrarsi al fascino del paesaggio scoperto nella sua verità.
Un grande bosco di Sisley, proveniente da Southampton, è affiancato a un querceto del russo Shishkin dipinto nel 1873, poi le luci, le ombre e il traffico silenzioso delle campagne di Corot e quelli dello svizzero Menn sono accostati alle radure inondate dalla luce del mezzogiorno, e alla brillante rifrazione dei petali di sterminati prati fioriti emblemi dell’impressionismo di Monet.

La mostra prosegue con una sezione sulle acque e sui magnifici riflessi che esse permettono di immortalare.
Soggetto d’elezione, il mare, appare, prima, levigato nelle opere di Daubugny, poi, frazionato dell’accostamento di piccolissime pennellate multicolore in quelle di Monet, che, in una lettera, racconta alla moglie le impressioni della luce sul Mar Mediterraneo, parlando di una tessitura di azzurro e rosa come un tappeto di pietre preziose.
A quel Mediterraneo dipinto da Monet, guarda forse il più alto dei pittori russi del secondo Ottocento, Levitan. Nel suo quadro si perde definitivamente in senso della veduta e si predilige un’inquadratura ravvicinata, che si concentra sul senso del movimento delle onde.
Con l’avvento della fotografia anche i ritratti via via perdono la loro ufficialità: il dato della celebrazione cede a favore della verità nel raccontare volti e corpi.
I ritratti di personaggi comuni, circondati da fondali naturali e paesistici, diventano i protagonisti dell’ultima grande sezione espositiva.
Impossibile non citare le belle figure distese sull’erba dell’ungherese Szinyei Merse, dipinte senza esser mai stato a Parigi e quindi secondo lo spirito dei tempi, e quelle che rimandano a Cailebotte degli sloveni Jacopic e Jama, quando a poi a far da cavallo di Troia c’è uno dei simboli dell’impressionismo: il ritratto di Renoir che immortala Monet mentre dipinge nel suo giardino ad Argenteuil.

Il fatto è noto: Renoir nell’estate del 1873 va a trovare Monet nella sua casa ad Argenteuil, lungo le rive della Senna, appena a nord di Parigi. I due amici, nel tempo della preparazione della prima mostra impressionista, che si sarebbe svolta nello studio di Nadar nella primavera successiva, decidono di dipingere insieme nel giardino. Monet è intento a realizzare sulla sua tela proprio un angolo di quel giardino delle delizie Renoir pone il suo cavalletto poco distante dall’amico intento nel suo lavoro, e lo sceglie come soggetto.
Non resta che immedesimarsi nello spirito avventuriero impressionista e mettersi in macchina o prendere un treno per scovare un altro angolo poco noto di Italia, piacevolissimo.
La seicentesca Villa Manin non sarà solo una cornice alla mostra dell’inedito impressionismo, ma sarà una sorpresa essa stessa, imperdibile!