L’immagine e lo sguardo. In mostra i disegni della Collezione Horne

di Sara Bello // pubblicato il 05 Febbraio, 2012

E' stata prorogata fino al 4 Marzo la mostra del Museo Horne L'immagine e lo sguardo. Ritratti e studi di figura da Raffaello a Constable, a cura di Elisabetta Nardinocchi e Matilde Casati, sotto la presidenza di Antonio Paolucci, grazie al successo di pubblico ottenuto. L'iniziativa, promossa dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, si inserisce nel progetto dei Piccoli Grandi Musei e permette di approfondire le scelte collezionistiche di Herbert Percy Horne, inglese di nascita ma profondamente fiorentino d'adozione, nel “palagetto” da lui acquistato nel 1911, ora sede del Museo e della Fondazione che portano il suo nome.

Personalità eclettica, nel corso della sua vita Horne ha raccolto un incredibile corpus di circa mille disegni, di recente tornati alla Fondazione dopo essere stati a lungo depositati presso il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi; un fondo che, insieme alla collezione permanente, documenta la sua straordinaria ampiezza di interessi.

Dopo i trentadue fogli esibiti durante la scorsa rassegna sul Paesaggio disegnato, eseguiti da artisti britannici, testimonianza della passione del connoisseur per la landscape art, quest'anno la mostra di disegni è dedicata al tema della 'figura': ventinove selezionatissimi fogli per lo più mai esposti, realizzati tra l'inizio del Cinquecento e la fine dell'Ottocento da artisti in maggioranza italiani, con studi di figura, ritratti e autoritratti, concorrono a testimoniare la versatile sensibilità critica del collezionista.

Il volto è probabilmente il soggetto più complesso ma anche affascinante da rappresentare, poiché rivela l'anima del personaggio. L'esposizione ci mostra come queste indagini grafiche siano condotte da un lato alterando il dato oggettivo di partenza, dando vita a volti idealizzati, “abbelliti”, rendendo più morbide alcune asprezze o all'occorrenza rimarcando alcuni caratteri in funzione espressiva, fino in qualche caso a caricarne i tratti distintivi; dall'altro lato si tratta invece di visi restituiti con oggettività e aderenza al dato reale: ritratti privati di cui sono suggeriti i caratteri introspettivi o ritratti ufficiali la cui riconoscibilità è legata al ruolo sociale e alle aspirazioni. Un terzo genere è quello dell'autoriratto, in cui l'artista interroga se stesso. Due sono quelli in mostra, la cui posa scorciata di tre-quarti, in torsione rispetto al busto, è esattamente la stessa, ma l'indole degli effigiati è agli antipodi: se Pontormo rivolge all'osservatore uno sguardo adombrato da una vena di inquietudine e malinconia, il giovanissimo Bernini, appena quattordicenne, ci guarda sicuro di sé, pronto ad affrontare le sfide che la vita ha in serbo per lui.

Roger Fry, artista e storico dell'arte, ricorda l'amico Horne durante il suo necrologio fiorentino, nel 1916, riconoscendogli due qualità indispensabili per lo storico dell'arte: “una sensibilità estetica eccelsa” e “una pazienza smisurata nel raccogliere dati che è tipica degli uomini di scienza”.
Dal 1905, infatti, Horne ha condotto ricerche archivistiche e bibliografiche su alcuni fogli in suo possesso, confluite in un quaderno manoscritto (Catalogue of my second Collection, chiefly of Italian Drawings), che permette di ricostruire gli inizi della sua attività collezionistica. Con grande meticolosità e rigore scientifico, indicava anno, luogo e somma versata per l'acquisto di ciascun disegno.

Horne aggiungeva poi delle annotazioni sul montaggio del foglio. E' lui stesso, ad esempio, a segnalare che il primo disegno da lui acquistato, nel 1890, è il bellissimo frammento di cartone di Giulio Romano con Testa di ermafrodita, utilizzato per la Sala di Costantino in Vaticano. Un'opera grafica che dialoga idealmente con i tre splendidi fogli in mostra eseguiti dal suo maestro, Raffaello, che ci conduce in una delle più prestigiose committenze papali di tutti i tempi: la Stanza della Segnatura, la più celebre tra le Stanze Vaticane: le figure rappresentate, seppure avvolte da un velo ideale, sono dotate di una tale freschezza  e verità da farle sembrare vive.
Questi studi attestano l'interesse di Horne per l'arte rinascimentale, ma il connoisseur era una personalità poliedrica, e i suoi orientamenti si estendevano anche ad altre “maniere”: Parmigianino, Guido Reni, Guercino, Tintoretto, Van Dyck, solo per fare qualche nome, tutti testimoniati da splendidi fogli.

Il gusto per l'arte barocca è attestato dal disegno di Pietro da Cortona raffigurante la sensuale Testa di giovane donna, relativa alll'Età dell'Argento, affrescata dallo stesso in Palazzo Pitti. E ancora, Albrecht Dürer effigia l'amico umanista e teologo tedesco Filippo Melantone, col suo naso pronunciato e aquilino e la bocca carnosa, lo sguardo vigile e intelligente, attraversato da una vivida tesione intellettuale. Horne acquistò il disegno nel 1904, anno in cui si aggiudicò anche alcuni fogli del Parmigianino e l'Autoritratto del Pontormo.
Herbert amava anche gli acquerellisti di Sette e Ottocento, e in questo contesto va collocato il foglio di Johann Heinrich Füssli con il Ritratto della moglie, inglesizzata Mrs Fuseli, in un contesto privato, intimo. Dimensione che trova un riscontro nello schizzo eseguito dal vero da John Constable di una Figura femminile vista di spalle: la testa reclinata in avanti, con gesto pudico, e i capelli raccolti lasciano scoperta un'esile nuca che permette di immaginare un volto delicato, gentile.

Fino al 4 Marzo, dunque, al Museo Horne “ritratti e autoritratti si alternano in mostra a studi di figura, componendo una galleria di volti e di sguardi che attraversa i secoli”, scrive Matilde Casati nel bel catalogo Sillabe. Uomini e donne riemergono dal passato, e chiedono oggi di essere riguardati.

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Un particolare da Domenico Robusti detto Domenico Tintoretto, Studio della testa di Giuliano de' Medici
1590-1600, carboncino e lumeggiature a biacca su carta avana, mm 339x228

  • Domenico Robusti detto Domenico Tintoretto (Venezia 1560 - 1635), Studio della testa di Giuliano de' Medici,
    1590-1600,  carboncino e lumeggiature a biacca su carta avana, mm 339x228
  • Jacopo Carucci detto il Pontormo (Pontorme 1494 - Firenze 1556), Autoritratto,
    1530 ca, matita rossa su carta bianca tinteggiata in rosa, mm 120x84
  • Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598 - Roma 1680), Autoritratto,
    1612 ca, matita nera, matita rossa e gesso bianco su carta avorio, mm 236x165
  • Giulio Pippi detto Giulio Romano (Roma 1499 ca - Mantova 1546), Testa di ermafrodita,
    1520 ca, carboncino, sfumino e biacca su carta gialletta, inciso e puntinato, mm 249x201
  • Francesco Mazzola detto il Parmigianino (Parma 1503 - Casalmaggiore 1540), Studio per cinque teste,
    1524-26, penna e inchiostro seppia su carta originariamente bianca, mm 72x57
  • John Constable (East Bergholt, Suffolk 1776 - Londra 1837), Studio di Figura femminile vista di spalle,
    1806, matita nera su carta originariamente bianca (recto e verso), mm 226x179


 

Catalogo Sillabe
 

Mappa

Dove e quando

L'immagine e lo sguardo. Ritratti e studi di figura da Raffaello a Constable

  • Fino al: - 04 Marzo, 2012
  • Indirizzo: Museo Horne: via dei Benci 6, 50122 Firenze, Tel. +39055244661
  • Sito web

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