L’età ellenistica
di // pubblicato il 03 Luglio, 2011
La Grecia classica e la musica come creazione estetica ed insegnamento etico avevano costruito una strada che, come l’intera ecumene, con terrore e stupore, assistette al decennio di Alessandro III di Macedonia: cambiava il mondo, si accorciavano le distanze, si costituiva – o si tentava di farlo – un unico popolo in un unico Impero, con una sola legge, nella pluralità delle religioni, delle credenze e dell’arte.
Con le truppe macedoni la civiltà greca si diffuse in tutto il Mediterraneo centrale ed orientale. La spedizione di liberazione delle città elleniche dell’Asia Minore portava la cultura greca a Pergamo ed ad Antiochia, ma la privava del suo precipuo contenuto etico ed estetico attribuitole nei ristretti circoli originari, allontanava poesia e musica, fino ad allora sorelle gemelle, privilegiava la professionalità del singolo aedo, portava alla codificazione della teoria.
Aristosseno di Taranto, uno dei più eclettici discepoli di Aristotele, vide nella musica lo strumento per purificare la mente, in quanto unico strumento per raccogliere tutte le armonie.
Teofrasto, successore dello Stagirita alla guida del Liceo, concepì la musica, al pari dell’arte in generale, come scienza ed esperienza psicologica.
I materialisti, seguaci di Democrito, qualificarono come superflua la musica, la definirono una gradevole sensazione acustica, un divertissement che permette all’uomo di allontanarsi da se stesso, dalla sua interiorità e dai suoi problemi.
È evidente che, a parte il filone platonico che sarà raccolto nella concezione cristiana e fissato perfettamente da Severino Boezio (“La musica è parte di noi e nobilita o degrada il nostro comportamento”), si apriva la via alla concezione scettica di Sesto Empirico, che, circa cinque Secoli più tardi, avrebbe sostenuto che la musica non ha alcuna influenza sull’animo umano.
Priva di una funzione che non sia il diletto dello spettatore, l’arte musicale si fonda ormai sul repertorio, che, soprattutto per i cultori moderni, ha la finalità di salvare dall’oblio non pochi testi musicali, sottratti all’originaria natura di occasioni di vita vissuta o di episodi eroici per farne occasioni di spettacolo, di divertimento.
Logica conseguenza di questo nuovo modo di intendere e concepire la musica, sentita come specializzazione professionale, è il fiorire di scuole ad hoc, nelle quali si impara la recitazione tragica e comica, la poesia ed il canto, l’arte citaristica e citarodica, la varietà delle tecniche strumentali e la creazione del repertorio inteso come una sorta di antologia.