Leoni per agnelli
di // pubblicato il 28 Gennaio, 2011
Ci vuole l’esperienza di un veterano del cinema come Robert Redford e la bravura di un cast che include tra gli altri Meryl Streep per trasformare una sceneggiatura che più anticinematografica non si può, la maggior parte del film si svolge in interni con due persone che dialogano, in una pellicola dal ritmo incalzante.
Leoni per agnelli, sceneggiatura originale dell’esordiente Matthew Michael Carnahan, analizza i meccanismi che ostacolando l’indipendenza dell’informazione contribuiscono a creare consenso, in un paese come gli Stati Uniti dove esistono garanzie democratiche per cui il proprietario di un campo da golf non può candidarsi alle elezioni per sindaco di New York.
Tre binari paralleli che si intrecciano grazie a un montaggio serrato fino a convergere in un unico flusso narrativo, a rappresentare simbolicamente tutti noi che siamo parte di un’unica società mondiale e viviamo inevitabilmente in connessione perché condividiamo lo stesso pianeta.
Il senatore Jasper Irving, Tom Cruise, è un falco dell’amministrazione Bush in ascesa, incontra la giornalista televisiva Janine Roth per annunciare una nuova strategia che attuata in Afghanistan farà vincere la guerra. In realtà l’uomo politico vuol dare in pasto alla stampa la sua propaganda, infarcita di vere e proprie bugie mascherate da notizie esclusive per alimentare il consenso.

La giornalista esperta non si beve nemmeno una goccia di tutta la retorica patriottico-guerrafondaia che le riversano addosso, ma lavora per una rete televisiva in mano all’industria a cui interessa solo la legge del mercato, non è più giovanissima e nonostante l’inconsistenza di alcune informazioni non può affrontare da sola il rischio di attaccare la politica estera del governo.
Meryl Streep, nel ruolo di Janine Roth, è al solito superlativa nell’affidare a un’occhiata dal finestrino di un taxi sul cimitero militare di Washington, la distesa di pietre bianche scorre a perdita d’occhio, l’incapacità di celare dolore e frustrazione per tutte le giovani vite che su quella retorica hanno lasciato la pelle.
Troppo spesso anche i nostri telegiornali chiamano eroi i caduti in “missioni di pace” che uccidono come la guerra.
E’ necessario restituire senso alle parole e chiamare le cose con il loro nome, i carabinieri uccisi a Nassirya come gli altri morti che la retorica vuole sacrificati all’amor patrio sono vittime, nella loro uccisione non c’è stato niente di eroico, e tali vanno considerate.
Il professore universitario Stephen Malley, lo stesso Robert Redford, cerca di risvegliare il potenziale dell’allievo Todd Hayes, perché si opponga all’anestesia dei mezzi di comunicazione, lasci da parte il nichilismo della resa per credere che il cambiamento è possibile e che lui come membro delle nuove generazioni può esserne parte attiva.
“Roma sta bruciando e il problema non sono quelli che hanno appiccato il fuoco. Quelli sono irrecuperabili, il problema siamo noi, tutti noi, che non facciamo niente.”
La società è piena di strumenti che invitano alla distrazione, persino gli sms benefici da 2€ per quanto finalizzati a nobili cause finiscono per diventare un comodo anestetico della coscienza. Si può credere dopo aver pagato l’obolo col cellulare di aver contribuito al meglio delle nostre possibilità per migliorare il mondo, ma si può e si deve fare di più.

Leoni per agnelli pone una domanda essenziale sulla responsabilità personale di ogni individuo. Quanto ognuno di noi si impegna nel suo piccolo mondo quotidiano a fare qualcosa che abbia un valore etico e civile per l’intera comunità mondiale?
Nel film due brillanti studenti cresciuti nel ghetto, ma che attraverso borse di studio hanno avuto accesso all’università, si perdono nel loro desiderio di un impegno concreto, finendo irretiti dalla propaganda che li trasforma in carne da macello sui monti dell’Hindu Kush in Afghanistan.
La sceneggiatura del film è ricca di dialoghi incalzanti, lampi d’ironia, e gli scontri verbali sono veri e propri duelli. Il relatore che parla alle truppe invita a partecipare, essere attenti, prendere appunti e fare domande; poi davanti all’obiezione dei due laureati perplessi dall’ennesima bugia che dovrà giustificare l’attacco, azzerando millenni di lotte tra Sunniti e Sciiti si racconta che gli uni attraversano le terre degli altri per raggiungere l’Iran e coalizzarsi contro gli USA, il comandante oppone un ridicolo bisogno di riservatezza per nascondere inconsistenza e falsità.
L’importanza di un’istruzione per costruirsi una coscienza critica indipendente, non l’accumulo di nozioni fine a se stesse, deve essere il fine dello studio. Un’esigenza primaria che a ogni individuo dovrebbe spettare di diritto, perciò l’istruzione deve essere pubblica e libera da interessi economici privati.

Lo studente Todd Hayes interpretato dal giovane Andrew Garfield, anche in Parnassus di Terry Gilliam e prossimo a vestire il costume dell’Uomo Ragno, diventa consapevole di tutta la nauseante demenza televisiva che gli riversa addosso solo insulsi pettegolezzi, e quando l’amico riferendosi al rendimento scolastico gli chiede, “Sai già che ne sarà di te?” il film in realtà parla alla coscienza di ogni singolo spettatore.
Sono molte le azioni politiche che ognuno di noi può compiere in risposta ogni giorno. Personalmente con caparbia ostinazione lotto contro ogni spreco di risorse, spengendo luci in stanze deserte, evitando di lasciare apparecchi in attesa, razionalizzando il consumo di acqua e carta. Non stampo mai le ricevute del bancomat ad esempio, quelle che molti gettano a terra tutt’intorno.
Boicotto la più famosa bibita gassata anche se mi piace tanto, perché per produrla viene sottratta acqua alla popolazione in zone rurali dell’India dove già scarseggia. Non acquisto benzina da un paio di compagnie petrolifere francesi, perché sovvenzionano con i loro affari il regime dittatoriale in Birmania, e dalla prima compagnia petrolifera italiana, per le pesanti responsabilità che ha nel disastro ecologico sul delta del Niger e la noncuranza con cui non ha fatto mai niente per porvi rimedio. Non compro carta da bagno o da cucina della marca che non finisce mai perché per produrla disboscano il Canada in modo dissennato, evito la più famosa marca di pasta e merendine italiana che preferisce far censurare il sito di un giornalista piuttosto che bonificare dall’amianto un suo stabilimento in Basilicata.

So di essere un granello di polvere in un mondo sconsiderato ma non posso smettere di credere nella forza del singolo, nella sua capacità di fare la differenza, nel dovere morale che abbiamo tutti di procurarci le informazioni per procedere a scelte consapevoli. Forse è una fede utopica la mia ma è l’unica per cui tento di svolgere una doverosa attività di proselitismo.