Leonardo non sbagliava mai!
di // pubblicato il 24 Febbraio, 2010
I risultati di un'indagine interdisciplinare promossa dall'Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze e coordinata dallo specialista Andrea Bernardoni, autore per Giunti della più recente monografia sull'argomento, dimostra che il genio di Leonardo da Vinci, ancora una volta, aveva fatto centro!

Non era infatti leggendario il monumento equestre per Francesco Sforza, alto oltre 7 metri per 70 tonnellate di bronzo, perché si sbagliarono tutti coloro lo ritenevano irrealizzabile. Come spiega il direttore del museo Paolo Galluzzi, la ricerca è stata condotta applicando, alla documentazione leonardesca pervenuta, le sofisticate tecniche di simulazione oggi utilizzate dall'industria per le grandi fusioni. "Fin qui vigeva la diffusa convinzione che il progetto fosse materialmente irrealizzabile. Negli Stati Uniti è stato perciò possibile realizzare due copie del cavallo, ma con procedimenti del tutto indipendenti dalle precise informazioni conservate nei manoscritti di Leonardo. Ora sappiamo invece, su basi rigorosamente scientifiche, che Leonardo concepì un’opera ardita ma perfettamente fattibile, ricca per di più di soluzioni innovative".
I risultati saranno esposti in una spettacolare mostra e Galluzzi suggerisce "... ideale per inaugurare l'Expo milanese del 2015 e l'impatto sarebbe tanto maggiore se si potesse fondere il monumento a cantiere aperto, coinvolgendo così il pubblico più vasto e i media di tutto il mondo".

Alla ricerca hanno contribuito Opera Laboratori Fiorentini, Stefano Mascetti, Matteo Corrado e Alessandro Incognito (XC Engeneering), Andrea Borsi (Arketipo, S. Giovanni Valdarno) per i calcoli strutturali, Riccardo Braga e Fabio Corica (Laboratorio Multimediale del Museo Galileo) per la ricostruzione dei modelli digitali del cavallo e del cantiere di fusione
Il progetto
Commissionato da Ludovico il Moro, signore di Milano, per celebrare il padre Francesco Sforza, il Maestro ci lavorò tra il 1482 e il 1499 durante il primo soggiorno milanese e, come di consuetudine, studiò con minuzia anche l'anatomia del cavallo mettendo a punto infiniti dettagli pratici.

Si trattava di un metodo di fusione indiretto, prima testimonianza della sua reintroduzione in epoca rinascimentale, macchine per movimentare e assemblare la pesantissima forma. Metodologia per produrre con rapidità enormi quantità di bronzo distribuendolo omogeneamente nell'intercapedine tra forma e controforma.
Leonardo ideò anche un sistema per monitorarne l’avvenuto riempimento attraverso sensori pirotecnici che esplodevano quando il bronzo fuso giungeva al livello desiderato.

Genialità vanificata dai francesi che nel 1499 conquistarono Milano, cacciarono Ludovico e distrussero anche il modello in creta del cavallo.
Verifica fattibilità
La concretezza di quanto Leonardo registrò nei suoi manoscritti (Codice di Madrid II, Windsor Collection, Codice Atlantico) sommato alle altre fonti dell'epoca, è stato possibile dimostrarlo grazie alla XC Engineering di Cantù, azienda specializzata nelle simulazioni virtuali delle grandi fusioni.

Per la prima volta il progetto storico-scientifico è stato applicato al software FLOW 3D e le complesse operazioni di calcolo hanno generato uno straordinario archivio di immagini tridimensionali atte a documentare, in modo molto realistico, fase per fase, le dinamiche dei due processi di fusione.
Per esempio, la fusione orizzontale (metodo ‘a pioggia’) avrebbe riempito l’intercapedine in appena 123 secondi, mentre quella verticale ribaltata (metodo misto ‘a sorgente’ e a pioggia) ne avrebbe richiesti 165.

Uno studio di enorme importanza per capire aspetti fondamentali dell’attività di Leonardo e, più in generale, dell’integrazione tra arte, scienza e tecniche nel Rinascimento.