Le Villi moscovite a Modena. La Giselle del Bol’šoj versione Vasil’ev
di // pubblicato il 12 Giugno, 2010
Dopo aver ospitato nelle scorse stagioni Il lago dei Cigni con il Balletto del Teatro Mariinskj di San Pietroburgo e la Manon dell’English National Ballet, il Teatro Comunale L. Pavarotti di Modena accoglie la compagnia moscovita del Bol’šoj per Giselle – celebre titolo del balletto romantico francese. L’ensemble, in Italia per una breve tournée, presenta due titoli emblematici del repertorio coreografico dell’Ottocento come Giselle, appunto, e Il lago dei Cigni. La rappresentazione modenese, frutto della collaborazione tra il Teatro Comunale e l’Orchestra del Teatro Regio di Parma, diretta da Pavel Kliničev, permette di ammirare il balletto con musica dal vivo, ormai opportunità assai rara per i tempi che corrono.

Giselle, quintessenza dell’estetica del balletto romantico sviluppatosi a Parigi tra gli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento, debutta per la prima volta nel 1841con coreografia di Jules Perrot e Jean Coralli all’Opéra, per poi essere rappresentato in Russia ai Teatri Imperiali. Lì, grazie a Marius Petipa, carismatico coreografo e sintetizzatore dello stile di danza francese e di quello italiano, si plasma e viene portata in auge la grande tradizione della scuola russa. Infatti ai Teatri Imperiali, posti sotto la protezione personale dello Zar, pure se attivi sin dal Settecento – il Teatro Bolshoi apre nel 1776 e il Mariinskij nel 1783– e ospitando insigni coreografi italiani e francesi, solamente dalla seconda metà dell’Ottocento con Petipa vedono la stagione aurea dello spettacolo coreografico.
Su musiche di Adolphe Adam, il balletto, ambientato nella Germania del XVI secolo, presenta la storia di una contadinella, Giselle, che corteggiata da un ammiratore sconosciuto, Albrecht, che si scopre in seguito essere un nobile già promesso in matrimonio, impazzisce e muore di dolore. Nel secondo atto ecco che si ritrova Giselle tramutatasi in una villi - spiriti vendicativi di fanciulle tradite prima del matrimonio - in un bosco spettrale al chiaro di luna, popolato da altre compagne di sventura. Lì rincontra Albrecht, ormai lacerato dal rimorso e venuto a visitare la tomba dell’amata, riesce a salvarlo dalla furia vendicativa delle altre villi e della loro regina Myrtha e, perdonandolo, torna a riposare nella propria tomba al sorgere del sole. L’ideazione storica del soggetto si deve a Théophile Gautier, poeta francese che nell’elaborazione della sua Giselle, incarnata a suo tempo della tanto osannata Carlotta Grisi, si rifà alle opere del famoso Heinrich Heine.

Lo spettacolo è tutto giocato sulla dicotomica opposizione dei due aspetti tipici del Romanticismo europeo, da un lato l’amore per il couleur locale e le tradizioni popolari e dall’altro lo slancio verso fantastici mondi popolati da creature diafane ed eteree, personificazioni di ideali irraggiungibili, presenti rispettivamente al primo e al secondo atto. A Modena la compagnia moscovita presenta la versione coreografica curata da Vladimir Vasil’ev nella quale il pas de vendageurs per la festa della vendemmia si complica diventando un entusiasmante pas de huit per quattro coppie di danzatori. Nel ruoli dei protagonisti si distinguono Anna Nikulina, dolce e delicata Giselle, e Ruslan Skvorcov, perfetto ed encomiabile Albrecht, Maria Allaš nel ruolo della regina Myrtha e, per perfezione tecnica e per lo spessore e lo sviluppo drammatico, lo strabiliante Jurij Baranov nel personaggio del guardiacaccia Hilarion, innamorato di Giselle ma non corrisposto che farà scoprire l’inganno. Infatti altra caratteristica della Giselle firmata Vasil’ev è quella di sviluppare e dare largo spazio, sia dal punto di vista coreografico che da quello drammaturgico, al personaggio di Hilarion, molto spesso relegato a semplice figura di disturbo nelle altre versioni del balletto ma fondamentale allo sviluppo dell’intreccio.

La pulizia e la perfezione tecnica e musicale dell’ensemble si uniscono alla raffinatezza dei costumi color pastello firmati da Hubert de Givenchy, couturier fondatore dell’omonima maison nel 1952, ed alle scene firmate da Sergej Barchin, come quella del primo atto, in cui le pennellate di luce dorata fanno brillare interamente il paesaggio nel sole della festa della vendemmia, mentre per il secondo atto l’oscurità notturna avvolge l’intero spazio scenico, ma in entrambi le quinte assumono la forma di drappi dipinti decorati da nappe pendenti.
Importante metro di paragone e detentore della tradizione, il balletto del Teatro Bol’šoj dal 2009 è sotto la direzione di Jurij Burlaka, attento studioso delle coreografie del repertorio.