Le “Pitture del mondo fluttuante” sbarcano in Sicilia
di // pubblicato il 26 Aprile, 2011
L’importanza delle stampe Ukiyo–e (letteralmente “pitture del mondo fluttuante”) è stata a lungo sottostimata dal proprio paese d’origine, in quanto considerate generalmente come espressione di una cultura popolare, se paragonata alla “cultura alta” della corte imperiale e della classe samuraica.
In origine, l’ Ukiyo–e era considerato semplicemente una forma di artigianato funzionale, poco più di uno strumento di diffusione pubblicitaria delle rappresentazioni teatrali Kabuki e Nō e degli attori che in esse si esibivano.
Soltanto molto dopo, all’inizio del XX secolo, i Giapponesi iniziarono a rivalutare quest’arte stuzzicati dal fatto che gli europei, fin dall’inizio, consideravano i tanti esemplari di questo tipo come merce preziosa. Da quel momento in poi considerare queste stampe come elementi degni di essere raccolti e conservati divenne prassi comune e condivisa.
Grazie a questa inversione di marcia, alcuni dei più importanti rappresentanti del genere come Hokusai, Hiroshige e Utamaro sono diventati la passione di molti collezionisti, portando con sè composizioni e atmosfere tipiche.
Fino al 18 giugno 2011, alcune stampe di rara bellezza saranno visibile a Scicli, facendo del Centro Esposizioni Chiaroscuro lo spazio espositivo scelto nel cuore di questa cittadina barocca in seno agli altipiani ragusani.
Sono quaranta le opere selezionate da Antonio Samari; provengono da collezioni private sparse in tutta Italia e moltissime sono per lo più sconosciute al pubblico siciliano, invitato a fare la conoscenza dell’arte e dell’eros tipica della cultura del Sol Levante.
Il curatore spiega così la scelta di organizzare nell’assolata Sicilia una mostra di siffatta costituzione: “Attraverso la descrizione di figure femminili, di attori, paesaggi e momenti erotici della tradizione nipponica, le stampe di questi massimi autori sottolineano una sapienza inimitabile nella xilografia, nella composizione e nell’espressione moderna sebbene bidimensionale. Caratteristiche, queste, che affascinarono e rapirono molti grandi maestri dell’Ottocento e del Novecento europeo come Gauguin, Kandiskij, Picasso e molti altri influenzati dal cosiddetto Giapponismo”.
Il potere delle stampe xilografiche giapponesi risiede nell’immediatezza visiva che sono in grado di trasmettere; tralasciando una piena comprensione dell’apparato iconografico specifico sempre presente, tutti possono approcciarsi ad esse e formulare un giudizio in merito. L’identità popolare così fortemente accentuata all’inizio della sua diffusione ha fatto sì, infatti, che la resa dei soggetti e dei concetti fosse concepita per essere più facilmente assimilabile dalla maggior parte della popolazione.

Si affiancano ad esse anche due antichi libretti. Uno, dedicato al paesaggio, è di Hiroshige e si intitola “Libro illustrato dei ricordi di Edo” (Edo è l’antico nome della città di Tokyo) ed è datato 1850 – 1867.
Il secondo, dedicato alle stampe erotiche è un’opera di Utamaro del 1803, primo di tre volumi dal titolo “L’inflessibile bastone dell’amore”.
L’allestimento, a cura di Tecnicamista, merita un discorso a parte. Il punto di forza è la multimedialità del progetto che suddivide il percorso espositivo in aree ben scandite: la natura e il paesaggio, gli attori e le geishe ed infine l’erotismo. Una scelta, questa, guidata dalla volontà di far sì che i visitatori possano entrare pienamente in contatto con le opere esposte, scoprendone le origine e studiandone le antiche funzioni sociali. Due video completeranno il percorso permettendo di sfogliare virtualmente i due libretti necessariamente conservati e protetti in due teche.

In un momento in cui il fulgido splendore della cultura giapponese è drammaticamente offuscato dagli eventi appena trascorsi, una tale mostra concorre a delineare in maniera netta e precisa come la dimensione artistica nipponica non abbia perso la voglia di parlare; un flusso di parole certo interrotto dalla necessaria attenzione rivolta verso la tragedia ma, comunque, in attesa di tornare ad essere caratterizzata da un timbro argentino e cristallino.