“Le ore della donna” in mostra a Vicenza
di // pubblicato il 24 Dicembre, 2009
A Vicenza, alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, fino all'11 Aprile 2010 una mostra dove viene proposto un viaggio nel tempo che attraversa le immagini dipinte della donna sulle splendide ceramiche greche e della Magna Grecia patrimonio di Intesa Sanpaolo.
Si tratta di una delle collezioni tra le più importanti al mondo, ricca di ben 522 ceramiche che il progetto “Il tempo dell’antico. Pagine di archeologia in Palazzo Leoni Montanari” gradualmente svelerà attraverso percorsi tematici di cui questa mostra è il primo appuntamento.

Il progetto espositivo è stato curato da Federica Giacobello con la supervisione della professoressa Gemma Sena Chiesa dell’Università degli Studi di Milano. Ideatrice del percorso di conoscenza e valorizzazione della collezione vascolare è stata Fatima Terzo, responsabile dei Beni Culturali di Intesa Sanpaolo, scomparsa nel maggio del 2009, a cui viene dedicata oggi la rassegna espositiva.
L' esposizione presenta una attenta selezione di opere: i reperti, prodotti da grandi artisti che operavano nelle botteghe ceramiche d’Atene e dell’Italia meridionale nel V-III secolo a.C., furono acquistati dall’aristocrazia ruvese del tempo come bene di prestigio destinato a far parte del ricco corredo che accompagnava il defunto nella sepoltura.

Tali esemplari rappresentano una preziosa testimonianza dell’alto livello raggiunto dall’artigianato greco e magnogreco, che attraverso oggetti, forme e immagini comunicava i valori e i contenuti della società in cui si trovava ad operare.
Come è stato già sopra ricordato sono ben 522 i reperti che costituiscono la collezione Intesa Sanpaolo di ceramiche attiche e magnogreche. Di questi, oltre un terzo è inserito nel Corpus Vasorum Antiquorum, catalogo degli esemplari ceramici conservati nelle più importanti collezioni internazionali.
L’esposizione si articola in tre sezioni, articolate in quattro sale.
La prima sezione, introduttiva, è dedicata alla collezione Intesa Sanpaolo e ripercorre le tappe della sua formazione: dagli scavi ottocenteschi di Ruvo di Puglia, fiorente centro indigeno ellenizzato, alla collezione storica Caputi. In questa sede si forniscono quindi gli strumenti necessari per una corretta lettura del vaso antico, concepito come entità polifunzionale e vitale alla stregua del corpo umano.
Nella seconda sezione si ripercorrono le ore della donna secondo la suddivisione dello spazio interno ed esterno della casa. La donna era regina, o prigioniera, dell’oikos, della casa, da cui si allontana solamente in occasioni particolari come le feste religiose. La donna che lavora tra le mura domestiche e che vive in appartamenti separati dal marito, e si ricongiunge a lui nel thalamos, la camera nuziale. La raffigurazione dell'abbraccio degli sposi nella camera nuziale è di particolare bellezza: la donna è ritratta abbigliata con sfarzose vesti decorate da preziosi accessori e circondate da raffinati oggetti, specchi, ghirlande, ventagli. La donna si apre all'esterno solo per particolari occasioni come le nozze, tempo fondamentale della vita che comporta un netto cambiamento del suo ruolo sociale: le ore che precedono tale evento sono scadenzate dalla sua preparazione e dall’attenzione dedicata alla bellezza, mentre le successive passano tra abitudinari lavori domestici e la cura dei figli, sino all’ora della morte.
Nella terza sezione, a rompere tale apparente routine sono le donne “particolari”, considerate “sovversive” e quindi ai margini della società, come le Menadi e le Amazzoni, che con la loro anticonvenzionalità mostrano la reale complessità del mondo femminile greco.

Il percorso della mostra si contraddistingue per l’attenzione all’aspetto didattico e divulgativo, che rende suoi fruitori privilegiati le giovani generazioni: i vasi esposti sono “raccontati” ai bambini attraverso la scelta di alcuni reperti e temi particolarmente adatti all’infanzia, mentre i pannelli didattici che corredano i vasi esposti nelle diverse sezioni della mostra, accompagnati da specifici approfondimenti tematici, consentono ad un più ampio pubblico la comprensione delle tematiche trattate.

A quello sulla donna seguiranno approfondimenti sulla figura maschile, l’amore, il lavoro, il sacro, la morte e il mito nella Grecia classica e nei centri della Magna Grecia, attraverso gli spazi e i tempi che scandivano la vita quotidiana.
Il tempo dell'uomo - Le qualità fisico-atletiche, le attitudini conviviali e le virtù eroico-guerresche proprie dell’uomo trovano nelle raffigurazioni ceramiche un canale privilegiato di esaltazione, a testimonianza del dominio che la componente maschile esercita sulla società greca. Giovani corpi nudi e solidi, impegnati in esercizi o nella detersione, rievocano la dimensione della palestra e dell’efebia.
Il tempo dell'amore - L’incontro amoroso preludio alle nozze è tema ampiamente frequentato dall’iconografia vascolare, che ne predilige la rappresentazione dal côté femminile: per la donna la scoperta dell’amore è momento iniziatico che segna il passaggio alla vita adulta. Mentre la fanciulla è intenta a farsi bella utilizzando le armi della seduzione messe a disposizione da Afrodite – specchi, profumi, vesti dalle maliziose trasparenze –, lo sposo le si avvicina esprimendo il suo invito all’amore con il gesto delicatamente erotico di sfiorarle i capelli. Al primo avvicinamento segue l’abbraccio, suggello dell’incontro amoroso: i due giovani si stringono flessuosi e sensuali; attorno, uccelli in volo e giardino fiorito creano un’atmosfera paradisiaca, proiettando la scena in una dimensione mitica. La seduzione è compiuta quando la giovane sposa si consacra, attraverso lo scambio di doni, ad Eros, il dio che nella sua veste androgina unisce la natura maschile e quella femminile.
Il tempo del lavoro - Il cittadino ateniese, pubblicamente impegnato nella polis, reputa poco prestigiose le attività manuali.
Il tempo del sacro - La decorazione ceramografica dà immagine alla sacralità attraverso la raffigurazione degli dei e del tempio, loro dimora e spazio consacrato ai loro culti. I vasi apuli prediligono la rappresentazione del dio Dioniso, accompagnato dalle figure del suo seguito, dissolute, ebbre e danzanti: menadi, satiri, sileni. Il vino, bevanda donata dal dio, produce una condizione di contentezza che anticipa la beatitudine promessa dopo la morte: di qui l’adibizione funeraria di molte ceramiche sui cui compaiono scene dionisiache. Per i vasi a destinazione nuziale si ricorre all’immagine di Eros, il dio alato figlio di Afrodite.
Il tempo della morte - Il tema della morte invade le rappresentazioni pittoriche delle ceramiche, in correlazione alla loro destinazione frequentemente funeraria: i vasi dipinti fanno parte del corredo che, riposto nella tomba, accompagna il defunto nell’aldilà. L’oltretomba è un mondo oscuro e sconosciuto, che le credenze misteriche, orfico-dionisiache cercano di illuminare vagheggiando una vita felice dopo la morte. In questa dimensione ultraterrena si raffigura la nuova casa del defunto con le sembianze del monumento funerario usato come segnacolo della tomba: il naiskos, piccola edicola su due colonne, decorata da frontoni e acroteri. All’interno di tale tempietto i pittori apuli dipingono il defunto o la sua statua, assieme agli oggetti che lo hanno connotato socialmente durante la vita terrena: attributi eroici per l’uomo, sponsali per la donna.
Il tempo del mito - È un tempo senza tempo quello del mito, “cose che non avvennero mai, ma sono sempre” lo definisce il filosofo neoplatonico Secondo Saturnino Salustio, sottolineandone l’atemporalità e immutabilità. Il fascino della dimensione mitica consiste in questa capacità di farsi eterno presente, assumendo valenza esemplare: ne subiscono la malia i ceramografi, che dipingono su grandi vasi le intyricate vicende di dei, eroi e mortali.