Le Musée de l’OHM, un progetto di Chiara Pergola e Massimo Marchetti
di // pubblicato il 23 Gennaio, 2010

Avevo già avuto anticipazione del Musée de L'Ohm alla galleria d'arte contemporanea neon>campobase di Bologna nel settembre scorso. Successivamente, a distanza di un mese, l'installazione/ museo si è trasferita presso la struttura del Museo Civico Medievale di Bologna, dove è stata prorogata fino al 7 febbraio 2010.

Il progetto, di Chiara Pergola, curato da Massimo Marchetti è un "museo nel museo, un luogo intimo in cui l'artista ha saputo raccogliere simboli, ricordi e affetti.
Andando per ordine, l'opening, nella storica galleria d'arte Bolognese è avvenuto chiamando il pubblico ad intervenire direttamente sulla struttura museale, intagliandolo e marchiandone personalmente il corpo tramite l'uso di strumenti per incisione. Il museo, un comò di legno del 1800, finisce per dialogare con lo spettatore e con l'identità stessa dell'opera d'arte/ oggetto.

All'interno del comò, l'esposizione, attualmente visibile al Museo Medievale fa riferimento alla struttura dell’antica casa-bottega mutuandone in scala la commistione tra dimensione privata e pubblica: un mobile di casa, in uno spazio pubblico, contenente opere d'arte in parte intime e personali.
E come la casa il museo è organizzato per piani, con la collezione permanente e le mostre temporanee situate nel primo e nel secondo cassetto ("pergula " e "negotium") mentre nel terzo ("secreta") ci sono le fondamenta, simboliche e linguistiche, ovvero il nucleo creativo dell'artista.
Nella collezione permanente si trovano ad oggi di Chiara Pergola due opere: (i miei sogni sono tuoi) ©, un'espressione aritmetica, una dedica personale da risolvere sul concetto di dono e sul paradosso insito nell'attività stessa di ogni artista; e delle uova di legno, numerate, con incisa una piccola omega, in vendita a disposizione del pubblico.

Per quanto questo sia stato e sia tuttora uno dei grandi interrogativi dell'Arte, in questo museo quello che sicuramente non manca è l'idea dello scambio, partito con la pratica dell'incisione inaugurale e che continua con l'esposizione temporanea di opere offerte da artisti poste nei quattro cassetti: il "dono" di Alessandra Andrini è una placchetta, con un'iscrizione potenzialmente ironica che potrebbe essere riferita alla manifattura dell'oggetto d'arte. In questo senso, il titolo dell'opera stessa "Objet Trouvé", rimanda all'idea duchampiana dell'identità artistica dell'oggetto decontestualizzato. La seconda opera, di Mili Romano, più che un oggetto è un pezzo di storia, un pezzo di vita dell'artista e della città stessa che restituisce le proprie voci attraverso le registrazioni fatte da un vecchio mangiacassette degli anni settanta. L'opera di Dragoni Russo, invece, unisce simbolio ed ironia: un cassettino pieno di palline di canfora... riferimento, forse, all'obsolescenza di alcuni musei ma soprattutto immagine di tanti piccoli elementi singoli che con il tempo sublimeranno in un tutto. La frammentazione è anche nell'opera di Daniela Comani, un frammento, appunto, del suo studio berlinese. In una foto trompe-l'oeil che stabilisce un nesso ideale Bologna- Berlino in un non-luogo che sottolinea la forma nomade del museo stesso.
Al centro un pezzo a tiratura limitata di Cesare Pietroiusti, un foglio il cui intervento dell'artista è ironicamente posticipato al post-mortem, tempo in cui si ipotizza una possibile azione soprannaturale.

La riflessione e l'ironia si combinano in questa mostra che cerca di oltrepassare la barriera relazionale tra arte e pubblico e tra luoghi dell'arte medievale e contemporanea, tra luoghi del visibile e del percettibile, attraverso il paradosso e la contrapposizione già nel nome del museo stesso, in assonanza con l'ultima lettera dell'alfabeto greco e acronimo di "Opening Here Museum" un non- luogo quasi calviniano di passaggio, esso stesso apolide.
Ma, come si sa, OHM è anche l’unità di misura della resistenza elettrica, un riferimento diretto all'energia che ha spinto la realizzazione questo interessante esperimento.