Le donne della Confraternita preraffaellita

di Amici in Visita // pubblicato il 08 Marzo, 2010

di Maria Paola Forlani

La mostra I Preraffaelliti e il sogno italiano. Da Beato Angelico a Perugino, da Rossetti a Burne-Jones, in corso al MAR di Ravenna, indaga quel ruolo artistico e culturale italiano, la prima esposizione organizzata nel nostro Paese sul movimento, sia nel suo complesso che le diramazioni.

Nel 1848 un gruppo di giovani pittori inglesi fonda, in aperta opposizione con le tendenze dell’arte ufficiale, la Confraternita dei Preraffaelliti. Loro modello è il Medioevo, “età dell’oro”, che si oppone a quello di profonda decadenza dell’Inghilterra industriale.
Nel 1846, lo scrittore e critico John Ruskin pubblica il secondo volume di “Modern Painter”, dove sostiene che il compito dell’arte sia rendere visibile il patrimonio religioso e spirituale e la presenza di Dio in ogni aspetto della natura.

Il principe Alberto, consorte della regina Vittoria, si farà promotore, con lo stesso Raskin e altri esponenti dell’ambiente culturale del tempo, dell’Arundel Society, che intende diffondere la pittura medioevale affinché una “maggiore familiarità” con lo stile più puro dell’arte primitiva distolga “il gusto del pubblico da opere oscene e puerili”, ed elevi “il tono” dell’arte inglese.

La mostra del Mar è suddivisa in due sezioni: la prima dedicata all’interesse dei Preraffaelliti per l’arte e la letteratura italiana, con particolare riferimento alla “Divina Commedia” di Dante con opere di Burne-Jones, Rossetti, Hunt, fondatori del movimento; la seconda dedicata al paesaggio italiano, seguendo l’influenza delle teorie sulla conservazione di Ruskin, con opere di Boyce J.W. Inchbold e J.Brett. Il percorso espositivo è introdotto da una sezione di opere del XIV-XV secolo. Eccezionali sono i disegni e i cartoni preparatori dei mosaici della chiesa di S.Paolo dentro le Mura a Roma realizzati da Burne-Jones nel 1880.
In questo clima muta profondamente anche il ruolo sociale affidato alla donna.
L’ideale di donna preraffaellita (che in parte coincide con quello vittoriano) è assai complesso e contraddittorio: da una parte la figura femminile è pensata come Angelo Salvatore – Beatrice dantesca – dall’altra come bellezza incantatoria, e perciò pericolosa, come diavolo tentatore dall’irresistibile sensualità.

L’universo iconografico dei Preraffaelliti è costellato di donne-simbolo: personaggi biblici e storici, eroine letterarie e mitologiche, inquietanti apparizioni, donne borghesi che seducono o che sanno resistere alla tentazione. La donna non è solo fonte di ispirazione: essa rappresenta l’anima dell’artista, l’impulso creativo che gli permette, come un novello Pigmaglione, di infondere la vita nella propria opera.
In questo senso le figure femminili hanno un ruolo centrale nella confraternita inglese. Ne conosciamo molte i cui volti compaiono sulle tele più famose per citarne solo alcune, Miss Anne Ryan, l’irlandese modella di Millais, Ellen Frazer e Elisabeth Eleanor Siddal. Quest’ultima era nata a Londra nel 1834, entrata nel movimento Preraffaellita come modella; viene infatti notata da Howell Doverell in un negozio, dove lavora come commessa, ed appare nella sua “Twelfth Nigt”, nell’”Ofelia” di Millais, e nel “Valentino and Sylvia” di Hunt; ma alla fine del 1852 posa esclusivamente per Rossetti, che sposa poi nel maggio del 1860.
La sua vita si chiude con una tragedia: dopo la morte della figlia neonata, diventa sempre più debole e malinconica e l’11 febbraio 1862 viene trovata morente per aver ingerito un’eccessiva dose di laudano. Deve la formazione artistica completamente al marito, Dante Gabriele Rosetti, che le insegna a disegnare e a dipingere e risveglia in lei le sopite tendenze per l’arte e la poesia.
Nei suoi disegni ed acquarelli e nei suoi poemi, i motivi presi dal marito sono interpretati con una febbrile intensità, a volte persino esagerata, ma che dà alle sue opere una personale e misteriosa impronta. Annie Miller, scoperta dal suo “salvatore” Holman Hunt nei bassifondi di Chelsea, Jane Morris, moglie di Wiliam Morris e musa ispiratrice di Rossetti.
Queste donne sono amanti dei loro pigmalioni, o sono sorelle, mogli, figlie. La letteratura relativa alla confraternita è ricca di episodi di “gossip” e di “cronaca rosa” che arricchiscono la fama del gruppo. Ciò che si dimentica di sottolineare è che queste donne non erano solo “muse ispiratrici”, ma molto spesso artiste. Oltre alla già menzionate Elizabeth Siddal (che mutò il nome in Sidal) e di Jane Morris che, con le figlie Jenny e Mary e con la sorella Elisabeth, lavora al laboratorio di arti e mestieri del marito, il celebre Wiliam Morris. Ma molte altre sono le donne che danno il loro personale contributo artistico al gruppo.

Maria Zambaco, il cui fascino malinconico e vulnerabile attrae irresistibilmente Edward Burne-Jones, stanco del proprio matrimonio con Georgie, è una scultrice e una disegnatrice di medaglie, mentre sua cugina, Marie Spartali (vengono entrambe dalla Grecia), studiò con Ford Mados Brown a partire dal 1864 e più tardi posò per Rossetti, Burne-Jones, Julia Margaret Cameron e altri artisti della cerchia preraffaellita. Nel 1871 sposò l’artista americano Wiliam J.Stillman e con lui si stabilì in Italia.
Le sue opere, in gran parte acquarelli di fattura e proporzioni ambiziose, furono esposte principalmente alla Royal Academy e in varie gallerie private, con soggetti di solito tratti dalla letteratura italiana e inglese (Boccaccia, Petrarca, Dante e Shakespeare). In mostra al Mar viene presentato l’acquarello di grandi dimensioni “Il giardino incantato di messer Ansaldo” (1889), che raffigura un episodio tratto dal “Decameron” di Boccaccia, (giornata X, novella V).
Promettendo in cambio i propri favori, Dianora chiede a messer Ansaldo un giardino di gennaio bello come uno di maggio. Con l’aiuto di un negromante, messer Ansaldo riesce nell’impresa ma, toccato dalla generosità con cui il marito le concede che mantenga la promessa, rinuncia al premio.
La pittrice mette in risalto la lussureggiante fioritura del giardino opponendola al paesaggio innevato che si intravede oltre le arcate. Inoltre inserisce l’elemento anacronistico dei paggi che offrono vassoi di uva e pesche premature a Dianora.

Anche Emily Hunt e Rebecca Solomon, entrambe sorelle di pittori esponenti del gruppo, si sono dedicate alla pittura. Nelle loro opere, la donna è protagonista ma l’interpretazione del soggetto è assai diversa da quella offerta dai colleghi maschi: le figure femminili ritratte dalle donne raramente tradiscono la carica erotica e la sensualità di quelle dipinte dagli uomini del gruppo, mettendo, al contrario, in evidenza la loro tenerezza e proponendosi come simbolo di purezza e vulnerabilità.
La rappresentazione dell’immoralità e della tentazione attrae anche le pittrici donne, anche se molto diversa da quella maschile.

Prendiamo, per esempio, Gretchen, la donna sedotta da Mefistole nel “Faust” di Goethe, uno dei personaggi più rappresentativi per composizioni di questo genere, sempre in compagnia del demonio nella raffigurazione maschile, in quella non finita di Joanna Mary Boyce Welles la giovane è ritratta prima del suo incontro con Mefistofele.
La pittrice insiste sul suo volto soave, l’atteggiamento pacato che non lascia trasparire nulla di peccaminoso, unica concessione all’iconografia tradizionale del personaggio sono i lunghi capelli rossi, un simbolo di fascino perverso al quale i Preraffaelliti difficilmente rinunciano.

Più complesso è il linguaggio di Evellyn de Morgan, abile nel comporre scene ambientate in un medioevo fantastico e coloratissimo. Studentessa alla Slade School of Art di Londra, Evelyn è un‘allieva ribelle, che sopporta a fatica le restrizioni sociali imposte alle donne. La giovane tenta più volte di eludere i propri tutori per fuggire: per punire la sua ribellione le viene proibito di dipingere. Evelyn continua a lavorare in segreto, chiusa nella sua stanza.
Il frutto delle costrizioni che le scuole e la società le hanno imposto è evidente in opere quali “Le prigioniere” (1888), dove terribili draghi fantasma tengono prigioniere delle fanciulle.
Anche in “La gabbia dorata”, Evelyn riflette sull’infelice posizione della donna nella società vittoriana, denunciando l’ingiusto matrimonio di una giovane con un uomo anziano. La ragazza dalla finestra osserva con invidia la libertà di un gruppo di zingari danzanti.

Anche nella fase più tarda del gruppo troviamo i nomi di diverse donne artiste, tra le molte ricordiamo: Lucy e Catherine Madox Brown, istruite nello studio del padre, Eleanor Fortescue-Brickdale e Kate Bunce, che si trasferirà poi a Parigi dove lavorerà anche come scultrice. Tra le donne attive nella confraternità c’è anche una fotografa, Julian Margaret Cameron. Aveva scelto per diventare artista l’isola di Wight, nel sud dell’Inghilterra, di fronte a Southampton.

Nel 1863, all’età di 48 anni, questa donna tenace e di straordinario talento, come la descriverà una nipote Virgina Wolf, scopre la fotografia e dopo un veloce apprendistato diventa “il” più grande fotografo inglese del XIX secolo. Alle spalle, la nascita a Calcutta, un’educazione aristocratica in Francia, quindi di nuovo in India, il matrimonio con Charles Hay Cameron e nel 1848 il ritorno in Inghilterra. Qui nel salotto della sorella Sarah, Julia frequenta i grandi del tempo, da Charles Darwin a William Michael Rossetti, da Edward Borne-Jons ad Alfred lord Tebbyson (e sarà lui a chiederle di illustrare con le sue fotografie il poema “Idylls of tha King).
Scienza e poesia insieme e da questa unione nasce quel capolavoro di bellezza, invenzione e slancio narrativo che è la fotografia “preraffaellita” di Julia Margaret Cameron. Nella sua tenuta di Wight, il Diabola lodge, con vista sul mare (oggi museo). Questa donna, accusata naturalmente di esibizionismo dai ben pensanti, mette a punto la prima devianza grammaticale del giovane linguaggio fotografico: il "fuori fuoco".

Se i soggetti dei suoi ritratti sono quelli della pittura di Rossetti, angeli, madonna, dame e cavalieri, la tecnica di ripresa è assolutamente originale. E quella morbidezza degli incarnati, quel leggero mosso che fa vibrare i volti, lo stesso taglio di ripresa così ravvicinato, e ancora le riprese in costumi rinascimentali diventano un suo stilema assoluto. Per la prima volta la fotografia non riproduce, ma racconta e inventa la realtà.
Di matrice preraffaellita è anche lo stile d Lousise Jopling, una delle prime artiste inglesi a recarsi a Parigi per studiare.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Marie Spartali Stillman (1844-1927)
    Il giardino incantato di messer Ansaldo, 1889
    acquarello e gouache su carta
    cm.72,3x102,8
    London, collezion PreRaphaelite
    In. courtesy Harnoil artmonger
  • Maria Spartali Stilman (1843-1927)
    Madonna Pietra degli Scrovegni, 1884
    acquarello
    Liverpool, Nationals Museums
  • John Everett Millais (1829-1896)
    Ofelia, 1852
    olio su tela
    76x112 cm.
    London, The Tate Gallery
  • Edward Robert Hughes (1851-1914)
    The Valkyrie's Vigil (1906)
  • Frank Bernard Dicksee (1863-1928)
    The Mirror, 1896
    Olio su tela
    95.3×118.1 cm
    Collezione privata 
  • Dante Gabriel Rossetti (1828-1882)
    Beata Beatrix, 1864-1870
    London, The Tate Gallery

Mappa

Dove e quando

I Prerafaelliti e il sogno italiano. Da Beato Angelico a Perugino, da Rossetti a Burne-Jones

  • Fino al: - 05 Giugno, 2010
  • Indirizzo: MAR, via di Roma 13, Ravenna
  • Sito web

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