Le case del tè

di Roberto Mariotti - pubblicato il 14 Luglio, 2009 in Libri e pubblicazioni

Per gli amanti del tè e dei suoi rituali è appena uscito nelle librerie una bella pubblicazione di Electa Mondadori dal titolo “Le case del tè – Gli spazi del vuoto e dell'inatteso”.
Il volume illustra e narra l'origine delle tradizionali case (“chashitsu”) e giardini (“roji”) per la cerimonia del tè (“chanoyu”), concepiti e realizzati da maestri giapponesi a partire dal XV secolo. Luoghi dove i giapponesi, da secoli, officiano la cerimonia che si compie attorno alla preparazione della bevanda importata dalla Cina nel 900 dopo Cristo.
Il testo propone una guida concettuale a temi e immagini legati alla cultura del Sol Levante, illustrando i caratteri di specificità ed eccezionalità dello spazio concepito per la cerimonia del tè a partire dagli inizi del quindicesimo secolo, momento in cui, quella che fino ad allora era una piacevole consuetudine introdotta dalla Cina, diviene un'arte, una cerimonia di grande fascino, un vero e proprio stile di vita.
Imparare ad officiare una simile cerimonia, dicono i giapponesi, richiede lo stesso tempo necessario a suonare il pianoforte: pochi minuti per strimpellarlo, una vita per diventare un pianista.
Masao Nakamura, il maggior studioso contemporaneo dell'argomento, traccia nel libro, la storia dello spazio dedicato alla cerimonia del tè, elencando i diversi stili che si sono succeduti fino ai nostri tempi.
I maestri del tè, nel 1500, erano consiglieri politici, mercanti e guerrieri e il rituale rappresentava così un momento di rifugio mentale nelle pause di una battaglia, uno spazio dell'utopia o della fuga dalla realtà quotidiana.
Il chanoyu è un'arte che investe la ricerca estetica e funzionale sugli utensili, la disposizione dei fiori, l'arte del giardino, la preparazione delle vivande, la calligrafia e i modi di comportamento. Una pratica insieme mondana e rituale.
Il merito di aver codificato la cerimonia del tè secondo la forma wabi, quella ancora oggi seguita, spetta al celebrato maestro Sen Rikyu (1522-1591). Aspetti peculiari di questa forma sono la raffinata estetica della semplicità, il rifiuto di qualsiasi orpello, la ricerca esasperata dell'apparente imperfezione, e gesti cerimoniali talmente studiati, da apparire frutto di improvvisazione.
Concetti questi tutti quanti sposati dall'estetica zen.
Rikyu infatti, ha saputo dare una forma ideale e sintetica alle tendenze artistico-filosofiche della sua epoca con uno spazio fuori dall'ordinario che rappresenta un microcosmo per lo spirito, il luogo della non-mente, metafora del rifugio dell'eremita.
Le immagini del libro, scattate principalmente da Tadahiko Hayashi – uno dei maggiori fotografi giapponesi della seconda metà del ventesimo secolo – illustrano una selezione di ventisette case da tè, in gran parte tesoro nazionale.
Difficilmente visitabili e fotografabili sono per la prima volta presentate in tale completezza al lettore non giapponese.

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