Le “Armi dell’arte”
di // pubblicato il 18 Dicembre, 2009
di Fabio Giuliani
Talvolta basta partire da un’unica opera per dar corso a una mostra didattica ed emozionale di grande spessore. E’ questo il caso dell’esposizione che ci mostra per la prima volta in Italia le litografie di Emile Gilioli, uno dei massimi scultori del ‘900 vissuto a Parigi ma di origini italiane (la madre era toscana e il padre emiliano) da noi purtroppo sconosciuto non solo al grande pubblico ma spesso anche agli addetti ai lavori.
Complice la sua amicizia con gli artisti mantovani Oreste Marini ed Ezio Mutti, che ogni estate tornava a frequentare a Castiglione delle Stiviere, egli donò una sua straordinaria significatica scultura al Museo Internazionale della Croce Rossa, qui sorto cinquant’anni or sono per celebrare il centenario della nascita dell’idea del Movimento nella mente dello svizzero Henry Dunant alla vista dello scempio di morti e feriti sul Piazzale del Duomo locale, ivi trasportati dalla vicina battaglia di Solferino, di cui ricorre il 150° anniversario.
A questa grande pura stele in marmo di Carrara che egli chiamò "apparizione architettonica" mi pare ben si addica l'antico verso latino: "bella matribus detestata" (guerre detestate della madri); infatti egli fu ispirato, entrando nella Cattedrale di Notre Dame di Parigi, da una madre che, con le mani alzate sulla testa, ad alta voce pregava Dio per il figlio in guerra, volgeva l'anno 1945.
A questa scultura, è stata accostata in mostra la gigantografia dell’opera per cui Gilioli è famoso nel mondo : l’enorme scultura-architettura nella quale si può entrare sull’Altipiano des Glières, monumento nazionale ai caduti per la libertà in ricordo dei morti della Resistenza dell’Alta Savoia,.inaugurato da Malraux nel 1973 : un grande uccello bianco con la sua ala di speranza sulla quale è in bilico il grande sole della libertà e di conseguenza della pace, sempre minacciate, e l’altra ala amputata dal combattimento, una V come vittoria che purtroppo, porta in se, lutti e devastazioni nei corpi e nelle menti.
La mostra curata da Chiara Marini si prefigge tre obiettivi tra loro concatenati onde promuovere a oltranza la cultura della pace: celebrare la nascita nella mente di Dunant (1^ Premio Nobel per la Pace, 1901) dell’idea di Croce Rossa nel suo 150° anniversario; diffondere in Italia la conoscenza del sommo artista Gilioli; celebrare il centenario della nascita di Oreste Marini, che gran parte ebbe nelle soste di Gilioli a Castiglione e nelle celebrazioni del 1959 che portarono alla fondazione del Museo, primo al mondo, e nel posizionamento sul piazzale del Duomo del bronzo della Pietà Rondanini di Michelangelo su un cubo di pietra con la scritta “Tutti fratelli!”-1859-1959 – motto delle donne locali che non facevano nessuna distinzione di nazionalità fra i feriti che assistevano.

Mostra e catalogo iniziano con un brano tolto da “Lamento della pace scacciata e respinta da tutte le nazioni” di Erasmo da Rotterdam. Segue la descrizione della nascita e dell’inaugurazione del Museo, del posizionamento nel 1971 della statua di Emile Gilioli al quale il Comune di Castiglione, riconoscente, ha dedicato una via (come in seguito alla sua morte, ad Oreste Marini), l’autoritratto di Oreste Marini del 1940 in cui si intravede il dramma della guerra che sconvolgerà il mondo e le notizie dal dizionario biografico: “Artisti a Mantova nei secoli XIX e XX” – Sartori Editore – le cui caratteristiche di pittore e di critico d’arte si deducono dai commenti favorevoli dei grandi critici fra cui Roberto Longhi; segue la biografia di Emile Gilioli tratta dalla commemorazione, alla sua morte, sul quotidiano ‘Le Monde’ e il brano tratto a cura di Oreste Marini da “Art abstrait” di Marcel Brion e la foto fatta a Carrara da Gilioli a Marini a fianco della scultura “L’angelo” con la quale lo scultore francese vinse il relativo premio.

Seguono le litografie con titoli e commenti, alcuni dati dall’artista, altri liberamente tratti dai suoi scritti, guida fondamentale alla loro comprensione, avvicinando lo spettatore alla “scossa emozionale” voluta dall’artista. Segue, tratto da “Paragone arte 215” diretta da Roberto Longhi, uno scritto di Oreste Marini su un’opera di Giacomo Ceruti, ‘Il ritorno del soldato di ventura’: “Nella circostanza del suo ritorno, con la potatura amarissima degli arti giovanili… recluta fra i mendicanti nelle campagne desolate…. una manifesta prova di ciò che è veramente avverso all’umana felicità” e, a seguire, le due poesie di Ungaretti tanto care a Marini: ‘Soldati’ e ‘San Martino del Carso’, e il suo disegno acquarellato “Papa Roncalli benedice i popoli del mondo” sintesi dell’enciclica “Pacem in terris” e del suo autore, Giovanni XXIII, in cui le mani colorate rappresentano i cinque continenti.

Vediamo poi il ritratto-ricordo del pittore Luciano Cottini, omaggio al centenario della nascita di Marini.
Arriviamo all’attualità con la presentazione dell’Edizione italiana di ‘Un souvenir di Solferino’ di H. Dunant a cura di Costantino Cipolla, docente di Sociologia all’Università di Bologna, e di Paolo Vanni, ordinario di chimica medica all’Università di Firenze che conclude con H. Dunant: “La guerra non è gloria ma maledizione” e il convegno da lui convocato a Castiglione.
Infine, la lezione postuma di Oreste Marini (famoso per le sue lezioni di Storia dell’Arte) su un nuovo concetto di patria e su un modo libero di guardare l’arte al di fuori delle discussioni su tipo di astratto e di figurativo, con l’invito a meno ideologia e più attenta lettura.
Il catalogo termina con la frase di H. Dunant tratta da "L'avvenire sanguinoso": "Il riassunto di ogni guerra è il seguente: sangue, sangue, ancora sangue, sangue ovunque" sulla rielaborazione immagine insanguinata della Pietà Rondanini e l’invito: “TUTTI FRATELLI”, simulacro della morte di tanti innocenti e del dolore di tutte le madri.