Le sculture del Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo

di Sara Pietrantoni // pubblicato il 19 Gennaio, 2012

Continua il rinnovamento di palazzo Massimo e, a poco più di un anno di distanza dal riallestimento della sezione dedicata alla pittura antica, è adesso la volta delle sculture che occupano il primo piano del museo. Circa settanta sono le opere coinvolte nel nuovo progetto espositivo che ha puntato da un lato ad una maggiore cura scientifica e dall'altra ad un rinnovato interesse per il visitatore, per il quale sono state redatte nuove e più esaurienti didascalie (c'è inoltre la possibilità di rintracciare ulteriori contenuti grazie ai QRCode utilizzabili con Iphone ed Ipad); per quanto riguarda il primo punto invece i curatori delle collezioni hanno individuato diversi temi, dal modello fornito dalla statuaria greca all'ideale di bellezza della Roma antica, che quei modelli ha assorbito e, in qualche caso, modificato.

Punto di riferimento nel mercato d'arte di epoca romana è il lungo periodo che va dall'epoca classica a quella ellenistica (480 – 31 a.C.); si tratta di un arco di tempo che vede al suo interno il susseguirsi di stili diversissimi tra loro ma che sono stati tutti riproposti dalle botteghe artistiche romane per soddisfare le esigenze di una clientela sempre maggiore e desiderosa di mostrare, attraverso la commissione di opere ispirate al mondo ed alla cultura greca, la loro posizione sociale e la loro ricchezza.

Le sculture di palazzo Massimo provengono da luoghi ed ambienti diversi ma nella maggior parte dei casi si tratta di pezzi riferibili alle fastose ville residenziali di Roma e del suo circondario, fino ad arrivare alla costa: è il caso ad esempio della villa di Nerone a Subiaco, di villa Adriana a Tivoli e della villa imperiale di Anzio dalla quale proviene la celebre Fanciulla: si tratta in questo caso di un originale, prodotto con tutta probabilità attorno alla metà del III secolo a.C. in ambito microasiatico e riutilizzato (del tutto fuori contesto, visto che sembra fosse posta in origine all'interno di un santuario dedicato a Dioniso) nell'arredo della scenografica residenza.

La Fanciulla di Anzio costituisce comunque una rarità, dal momento che nella maggior parte dei casi le opere destinate alle ville ed ai giardini romani sono copie di esemplari greci che, nonostante i numerosi saccheggi compiuti da Roma dal II secolo a.C., non riescono a soddisfare le esigenze di tutti: la soluzione più facile è quindi realizzare dei calchi in gesso per avere copie fedeli al modello, o ispirarsi a questo per introdurre quelle varianti che avrebbero permesso all'opera compiuta di adattarsi al meglio al contesto richiesto. Proprio per questo motivo all'interno delle sale di palazzo Massimo troviamo due esemplari dell'Afrodite accovacciata, ispirata alla celebre opera di Doidalsas (destinata una a villa Adriana e l'altra probabilmente ad un complesso termale romano) o due discoboli, copie di quello del greco Mirone (ca. 450 a.C.).

Accanto alle sculture in marmo, una specifica sezione del museo è dedicata agli arredi in bronzo provenienti dalle navi di Nemi, fatte realizzare da Caligola seguendo l'esempio di quanto riportato dallo scrittore greco Ateneo di Naucrati, che descrive le "regge galleggianti" di Gerone II di Siracusa e di Tolomeo IV Filopatore. Affondate già in età antica, le due navi sono state recuperate tra le due guerre mondiali, quando già alcuni suoi arredi erano stati acquistati dal Museo Nazionale Romano. Perdute le navi, distrutte da un incendio doloso nel 1944, rimangono le eccezionali protomi animali in bronzo e la testa di medusa.

Un'attenzione particolare è infine destinata ad alcuni frammenti di sculture in avorio recuperati sul mercato clandestino dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. I pezzi più interessanti sarebbero in particolare riferibili a due staute di divinità, forse Apollo e Artemide o Demetra e Kore, realizzate a Roma nel I secolo a.C. su modello delle celebri opere crisoelefantine del mondo greco. 

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Gruppo con divinita femminile e tritone

In copertina
Gruppo con divinità femminile e Tritone, cd. Teti
Roma, Stazione Termini, via Marsala (1941)
Marmo a grossi cristalli (greco insulare)

Cd. Fanciulla d’Anzio
Anzio, Villa imperiale, nicchia del criptoportico presso l’Arco Muto (1878)
Marmo pario (testa e petto); marmo pentelico (corpo, dalla scollatura in giù)
Metà ca. del III sec. a.C

Discobolo Lancellotti
Roma, Esquilino, Villa Palombara (1781). Già collezione Lancellotti
Marmo pario
Metà ca. del II sec. d.C.

Afrodite al bagno accovacciata
Tivoli, Villa Adriana, Terme  dell’heliocaminus (1914)
Marmo bianco a grana fine (forse pentelico)
Età adrianea (117-138 d.C.)


Testa di Medusa,
Bronzo a fusione piena con ritocchi a mano a bulino e cesello
Età di Caligola (37 – 41 d.C.)


Volto d'avorio

Mappa

Dove e quando