L’arte del Caravaggio sbarca a Cuba
di // pubblicato il 23 Settembre, 2011
Il Caravaggio è stato scelto come “ambasciatore” italiano a Cuba, tanto che il 23 Settembre 2011 il Museo Nazionale di Belle Arti de L’Avana accoglie il capolavoro del Maestro lombardo “Il Narciso che si specchia nella fonte” insieme ad altri 12 quadri di pittori della scuola caravaggesca. Tutte le opere provengono da Roma, in massima parte prestate dalla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, dalla Galleria Borghese e dalla Collezione Lampronti.
Un evento culturale di portata storica che rafforza il legame tra Cuba e l’Italia. La mostra, che rimarrà presso il Museo Nazionale di Belle Arti de L’Avana fino al 27 Novembre, è stata curata dalla Sovrintendente Rossella Vodret e organizzata dalla Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del MiBAC, dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma e dall’Ambasciata Italiana a Cuba, con la preziosa collaborazione della Blue Panorama Airlines.

L’esposizione sul piano puramente culturale, evidenzia il valore del linguaggio originale e personalissimo di Caravaggio che è stato, nel corso della storia dell’arte, diversamente declinato in base alle varie espressività degli altri interpreti del naturalismo. Mentre, sul piano extra-artistico, “Caravaggio a Cuba” è l’esempio della perfetta commistione di relazioni diplomatiche, soggetti pubblici e privati, che insieme hanno collaborato costruttivamente, ciascuno secondo le proprie competenze, per offrire un capitolo di storia dell’arte del Seicento che emozionerà i visitatori e consoliderà il legame tra i due Paesi. Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Giancarlo Galan spiega come: “Italia e Cuba, grazie a questo evento, sono più vicine di quanto lo siano mai state. La cultura è il patrimonio che ha reso unico il nostro Paese, il settore che ci ha più arricchiti e fatto crescere e conoscere nei millenni. Allo stesso tempo la cultura è un ponte tra i popoli, solido e duraturo, sul quale transitano uomini, idee, emozioni e sentimenti, costruendo quei legami sui quali si fonda l'autentica amicizia. Investire, sostenere, valorizzare questo campo, non è indispensabile, è fondamentale”. Mentre, il Sottosegretario Riccardo Villari ha dichiarato in merito, che l’evento è volto a: “valorizzare una delle espressioni più alte del nostro patrimonio nazionale, lustro dell’Italia nel mondo, e al contempo di favorire l’apertura di un canale privilegiato con un Paese importante che sta conoscendo cambiamenti rilevanti. La cultura è un ponte tra i popoli solido e duraturo sul quale transitano uomini, idee, emozioni e sentimenti, costruendo quei legami sui quali si fonda l’autentica amicizia”.

Il Direttore Generale per la Valorizzazione dei Beni Culturali, Mario Resca, usa l’aggettivo “epocale” per definire il merito dello sbarco di Caravaggio e dei Caravaggeschi all’Avana: “Sarà un avvenimento di evidente spessore culturale ma anche un intrigante momento di politica estera italiana. Sono stato recentemente a Cuba e posso testimoniare che l’attesa è clamorosa”.
Sul fronte cubano il Viceministro per la Cultura di Cuba, Ferdinando Rojas, identifica il Merisi come: “innovazione, professionalità, rivolta. Noi cubani lo apprezziamo”.
La direttrice del Museo, Moraima Clavijo, che definisce l’iniziativa: “un grande evento per il quale ringraziamo la collaborazione che abbiamo avuto dall’Italia che ci ha consentito di ospitare nel nostro Museo non solo il Caravaggio ma tutta la collezione, concepita appositamente per Cuba”.
Cuba è la prima tappa di un tour che vedrà opere del Caravaggio dal Canada al Brasile, dalla Russia all’Argentina.
Nel suo insieme, questa rassegna di opere, intende illustrare e approfondire un periodo dell’arte di profonda trasformazione, che ha come protagonista la città di Roma. Infatti in Italia oltre ai mutamenti dovuti alla Riforma luterana e al Concilio di Trento (1545-1563), si assite agli inizi del XVII secolo ad una vera e propria rivoluzione artistica che elesse la città papale, a meta prediletta da artisti provenienti dal resto d’Italia e d’Europa.
Roma diviene la “capitale artistica d’Europa”, e accoglie alla fine del 1500 pittori che parlano, artisticamente parlando, due dialetti opposti: Michelangelo Merisi da Caravaggio con il suo “realismo drammatico” e Annibale Carracci e il suo “classicismo rinascimentale”.

Caravaggio, sin da subito elabora aspetti della cultura profana usando nelle pale d’altare uno stile e un linguaggio pittorico rivoluzionario e inedito, basato su un uso drammatico della luce, sull’assenza di ogni idealizzazione nei personaggi, in quanto usa come modelli soggetti ripresi dalla strada; tutti elementi di straordinaria novità che diventano oggetto di aspre critiche, da una parte, e profonda ammirazione, dall’altra.
Questa drammaticità, in qualche senso, si riflette anche sulla sua vita privata, che lo costringe a migrare tra Milano, Venezia, Roma, Genova, Napoli, Messina, Malta fino a spegnersi a Porto Ercole.
Spostamenti che gli determinano una fitta produzione di opere realizzate per soddisfare committenze pubbliche per adornare palazzi e altari maggiori delle chiese e committenze private per arricchire i palazzi gentilizzi, fino alla produzione di tele “profane” create per il puro scopo di vendere.
I suoi lavori, dunque, sono visibili in gran parte d’Italia e gli artisti non si fermano a studiarle prendendole come semplice modello, ma si applicano nel copiarle o imitarle per realizzare vere e proprie opere finite da immetere sul mercato. Ed è in questo modo che si forma una generazione di pittori, dai primi seguaci italiani appartenenti alla prima generazione, a quelli stranieri arrivati a Roma nel secondo decennio.
Ammette Rossella Vodret: “L’aspetto più interessante di questa rassegna è anche il binomio Caravaggio-Caravaggeschi. C’è l’opportunità di valorizzare straordinari artisti che ebbero la sventura di vivere contemporaneamente a un sommo artista ma che, a loro volta, sono autori di primissima grandezza. E quando Caravaggio lasciò Roma per sempre, molti di loro lo imitarono per riempire un vuoto in un mercato dell’arte in cui si chiedevano opere solo e soltanto “sue”. Giovanni Baglione testimonia, per esempio, come Bartolomeo Manfredi fosse in grado di imitare Caravaggio alla perfezione. E non vorrei, che un giorno o l’altro, in un grande museo del mondo non si scoprisse che un Caravaggio esposto è in realtà un Manfredi”.

In mostra vengono accostati al “Narciso che si specchia nella fonte” del Caravaggio, dodici magnifiche tele di “caravaggeschi” che praticarono in maniera disomogenea e secondo un gusto personale il caravaggismo.
Appartengono alla prima generazione: Giovanni Baglione, Orazio Borgianni, Angelo Caroselli, Tommaso Salini, Carlo Saraceni, Orazio e Artemisia Gentileschi.
Di questi artisti si possono ammirare in mostra opere come, l’“Ecce Homo” di Giovanni Baglione, il “Riposo nella fuga in Egitto” di Angelo Caroselli, “San Giovanni Battista” di Tommaso Salini, un autoritratto di Orazio Borgianni, “San Francesco d’Assisi” di Carlo Saraceni, il “Riposo nella fuga in Egitto” di Orazio Gentileschi, la “Maddalena svenuta” di un anonimo romano e un autoritratto di Artemisia Gentileschi.
La seconda generazione è formata da pittori attivi a partire dal secondo decennio del Seicento, tra i quali il caposcuola fu senza dubbio il lombardo Bartolomeo Manfredi. La “manfrediana methodus”, come fu presto chiamato lo stile di Manfredi, era infatti, basata sullo studio dei modelli caravaggeschi, dai quali venivano estrapolate singole figure, poi ricomposte in vario modo in nuove composizioni. Tra i vari seguaci si ricorda Leonello Spada.
Il Manfredi è presente in mostra con il suo “Bacco e un bevitore”, mentre di Lionello Spada è “L’incoronazione di spine”.
Infine c’è una schiera di artisti stranieri che agli inizi del 1630 diedero vita a una sorta di gruppo denominato Schildersbent, composto da artisti fiamminghi come: Gerrit van Honthorst detto anche Gherardo delle Notti, e Hendrick van Somer. Di questi ultimi due in mostra sono visibili le tele con il “San Giuseppe legge al lume di candela” di Gherardo delle Notti e il “San Girolamo” di Henrick van Somer.