L’antenato del comico toscano
di // pubblicato il 23 Giugno, 2011
Marco Messeri esordisce come scrittore con il romanzo Vita allegra di un genio sventurato, edito da Skira. L'opera parla delle gioie e dei dolori dell'artista fiorentino Benvenuto Cellini, vissuto nel pieno del Rinascimento italiano, i cui capolavori indiscussi sono la statua in bronzo di Perseo che decapita la Medusa, collocata in Piazza della Signoria a Firenze, e la saliera di Francesco I.
Il narratore trasporta il lettore nello studio fiorentino dell'artista. È il 1560, Benvenuto, oramai sessantenne, è costretto a letto per un malanno fisico, probabilmente dovuto ad un avvelenamento. L'artista decide di redigere le sue memorie con l'aiuto di Michele, figlio di Fiorella, la donna di servizio della casa. Tale cornice diviene un pretesto per i racconti di Benvenuto, che, lasciandosi cullare dal passato, evoca mille peripezie tra le corti e le strade dell'Italia e della Francia cinquecentesche.
Gli episodi più significativi della vita dell'artista sono tutti presenti. Dagli esordi come musicista, il lettore coglie Benvenuto in un sabba nel Colosseo, in una rocambolesca evasione da Castel Sant'Angelo e successiva prigionia, nei suoi continui battibecchi con Cosimo I de' Medici e Baccio Bandinelli, fino allo splendido racconto della fusione del Perseo.
Per comprendere meglio questo libro bisogna tener conto della fonte primaria che l'ha ispirato: la Vita di Benvenuto Cellini. Il protagonista dell'opera ha realmente scritto le sue memorie che rientrano tra i massimi esempi della prosa italiana del Cinquecento. Un testo scevro da arditi orpelli retorici, schietto e genuino nei contenuti.
Messeri riscrive l'autobiografia dell'artista in italiano contemporaneo, aggiungendo e sviluppando maggiormente il tema della comicità toscana, insita nel DNA del popolo di questa regione d'Italia e rintracciabile anche nel passato, anche in un grande genio sventurato del Cinquecento.
L'autore è consapevole di compiere un lavoro letterario non originale. La prospettiva è sempre a favore del protagonista, aspetto ovviamente rintracciabile nell'autobiografia dell'artista. Un esempio è l'assenza di accenni alle condanne per sodomia che il Cellini subì realmente. Assenza che si ripresenta nell'opera di Messeri, anche se alcune parti del testo potrebbero essere interpretate come rimandi ironici.
Non viene adottato nessuno strumento letterario per modificare l'evolversi del racconto, viene solo aggiunta una cornice con un narratore onnisciente. Da sottolineare è la forte marcatura macchiettistica dei personaggi: si pensi alla erre moscia di Cosimo I, al napoletano-spagnolo della principessa Eleonora, ai bizzarri comportamenti del Castellano o al bilioso Baccio Bandinelli.
Un interesse particolare desta il contesto storico fisico. Esso non è costruito dettagliatamente, ma dona una costruita e ben determinata atmosfera che a tratti evoca le Chroniques Italiennes di Stendhal. Le avventure di Benvenuto gettano luce su un Cinquecento pericoloso e capriccioso. Mille sono i perigli d'affrontare sul cammino. Non mancano truffe e rapine. Il rischio di ferirsi gravemente per un attacco o essere vittima d'una malattia è molto alto. Mille altri, più insidiosi e meschini, sono i pericoli delle corti. I signori, Cosimo I su tutti, sono estremamente volubili e tanto esigenti nel richiedere quanto restii nel dare. Alla testardaggine dei potenti s'oppone l'orgoglio degli artisti in un vorticare di litigi e riappacificazioni. Ma tutto è affrontato con ironia e ne viene enfatizzato l'aspetto grottesco ed irriverente, come il Milanese che con la sua mascella ballonzolante diverte incredibilmente i suoi compagni.
Molti vedranno in quest'opera una mera riproposizione contemporanea d'un testo antico, e tecnicamente il romanzo si presta perfettamente a questa definizione. Tuttavia bisognerebbe cogliere gli aspetti propositivi di questa fatica letteraria. L'intento, già dichiarato dall'autore, è duplice. Da una parte risiede il tentativo di recuperare un'appassionante storia dalle polveri della dimenticanza, la storia di un grande artista e del suo genio che forse oggi non è ricordato abbastanza. Dall'altra parte l'autore cerca di rappresentare quello spirito ilare tipicamente toscano che appartiene a Messeri stesso.