L’album d’una fanciulla provinciale

di Marina Komarova // pubblicato il 06 Agosto, 2012

Da circa un anno, su questa rubrica vengono presentati diversi temi d’arte, cultura e tradizioni russe, poco conosciuti al di fuori dal paese. Quest’articolo a conclusione dell’anno di lavoro, avrà caratteristiche “speciali”, sia per l’argomento trattato, poco noto anche in Russia, sia perché mi coinvolge direttamente, trattandosi di un oggetto facente parte della storia della mia famiglia: l’album di Maria Zenbizkaja, sorella maggiore della mia bisnonna: un “pezzo” inedito che vorrei condividere con voi lettori.
Maria Zenbizkaja, anni dieci del Novecento / Мария Зенбицкая, 1910-ые гг.
Da almeno due secoli, in Russia, le fanciulle tengono questi volumetti scritti a mano che non sono né diari, né almanacchi, ma album giovanili, che raccolgono poesie, canzoni e dediche e che circolavano, e circolano tutt’ora, tra amici. Anche nella mia classe, negli anni Novanta del secolo scorso, pur in una forma “risicata” e più venale,  ne esistevano tenuti da alcune compagne. Qualche anno fa, mi è stato consegnato, appunto, l’album appartenuto a Maria Zenbizkaja reputandomi, forse, la persona più adatta per il suo mantenimento; grazie a questo cimelio sono riuscita a conoscere meglio la personalità della mia antenata e la straordinaria vitalità e la popolarità di questi “oggetti”, sia tra le fanciulle dell’Ottocento, sia tra le ragazze moderne, e la somiglianza dei motivi e i temi delle poesie scelte per essere scritte sull’album.   

La parola “album” sembra derivare dal francese, dove significava “libro della memoria” (simile ad un'antologia). La tradizione di avere album si radica, se non nel tardo medioevo, nella cultura degli studenti europei di fine Cinquecento; più in generale, nel XVI-XVII secolo, gli studenti inglesi e tedeschi già tenevano tali album, mentre in Russia la moda arrivò dall’Europa verso la metà del XVIII secolo. All'inizio erano gli uomini a tenerli; simili a quelli prodotti in Germania, avevano l’aspetto solenne, austero, di grande formato, chiusi con fibbie metalliche, con rilegature in pelle e disegni stampati a rilievo. Sul frontespizio trovava spazio il nome e lo stemma del proprietario o dell’intera casata, mentre all’interno, in bella grafia, trovavano posto versi di noti poeti dell’epoca,  citazioni da opere letterarie famose, dediche solenni al proprietario dell’album, oppure versi di poeti amatoriali. Già dalla fine del XVIII secolo, gli album furono tenuti anche dalle donne divenendo, col tempo, un elemento rilevante della cultura familiare dei ceti nobili. All’inizio del XIX secolo, gli album diminuiscono di misure prendendo un aspetto più elegante e raffinato, mentre all’interno il loro “design”, nell’epoca del sentimentalismo (inizio XIX sec.), riproponeva immagini della poesia elegiaca: pagine decorate con fiori, cuori e amorini, paesaggi lunari o rovine antiche, spesso con tumuli sepolcrali o lastre tombali. Tra i fogli, era d’uso mettere ad essiccare fiori o riporre ciocche di capelli; a queste usanze riecheggia la poesia dell’epoca come, ad esempio, alcuni versi di Puškin: infatti nel Evgenij Onegin troviamo una splendida e acuta descrizione poetica della forma e dell’uso degli album nel suo tempo, soprattutto nella scena in cui Lènski decora le pagine dell’album di Olga:

Svolazzanti fogli d’album
Le infioretta con impegno:
Ora un georgico paesaggio,
Un sepolcro, un tempio a Venere,
Una lira e una colomba,
Un po’ a penna e un po’ a pastello;
Ora in fondo, fra le dediche,
Dopo le altrui firme, un tenero
Verso lascia, silenzioso
Monumento a una visione,
Lunga traccia d’un pensiero
D’un istante e sempre identico
A se stesso, anno dopo anno.
(1)
Maria e Aleksandra Zenbizkie, inizio XX secolo / Мария и Александра Зенбицкие, начало ХХ в.
Avendo un ruolo importante nella cultura famigliare dell'epoca, agli amici più stretti si richiedeva di apporre negli album un loro ricordo, trascrivendo poesie di diversi generi – elegie, madrigali e romanze, ma anche aforismi, citazioni dalla prosa e ritagli da riviste. Di solito, per scaramanzia, la prima pagina veniva lasciata vuota: si credeva che a chi aprisse e la trovasse scritta potesse succedere una disgrazia. Negli album si scriveva secondo delle regole: prima di altri, ci scrivevano i genitori e le persone più anziane, poi gli eventuali fratelli o sorelle, ed infine gli amici. L’ultima pagina si usava lasciarla per esprimere i sentimenti più intimi e teneri, per le rassicurazioni e i giuramenti d’amicizia e d’amore verso il detentore del album: anche di questa “usanza” troviamo delle righe “ironiche” nel Evgenij Onegin:

Immancabili i due cuori
Con fiammella e fiorellini,
Come pure i giuramenti:
“T’amerò fino alla tomba”;
Un versetto scellerato
Di sicuro l’ha vergato
Qualche vate militare;
Volentieri anch’io, lo ammetto,
In quell’album scrivo, certo
Che alle mie brave scemenze
Guarderanno con clemenza,
E nessuno andrà a indagare
Sorridendo poi maligno
Se ho saputo o no mentire.
(2)
Сasa di Michail Zenbizkij, città di Bèlyi, provincia di Smolènsk, inizio XX secolo / Дом Михаила Николаевича Зенбицкого, г. Белый, Смоленской губернии, начало ХХ в.
Negli anni 1820-30, gli album diventano “di moda” nella cultura laica dell’alta società: da genere “da camera”, famigliare e domestico, dove il detentore esprimeva il proprio gusto poetico coltivandolo come un “giardino segreto”, per pochi intimi, l’album si trasforma in oggetto di “mostra”, di “parata”. Decorato con lusso, sottolineava il gusto raffinato e ricercato del, o della, titolare. Le fanciulle nobili che tenevano questi album “andavano a caccia” di scritti autografi degli uomini, poeti e letterati, più illustri del tempo o di disegni a mano di pittori famosi: scriveva nel 1828 un noto giornalista e scrittore, Pàvel Lukiànovič Jàkovlev (1796-1831), nelle Note di un moscovita:
I rilegatori hanno esaurito tutta la loro arte nel decorare questi libri… Oggi giorno ne trovate di rado di estratti di stampa o di disegni con casette o fiori di cattivo gusto. Negli album moderni vogliono avere i disegni degli artisti migliori, gli scritti autografi dei letterati famosi. Ci sono album che tra cinquant’anni saranno più preziosi di un’intera biblioteca di libri russi. Bisognerebbe ammettere però che prima gli album erano fatti per se stessi, mentre oggi – per gli altri. Prima li tenevano come un ricordo degli amici; oggi ne tengono più per vanagloria.

E Puškin aggiunge:

Ma v’incenerisca il fulmine,
Voi, volumi squinternati
Della libreria del diavolo!
Voi sfarzosi album, tormento
Di rimaioli alla moda;
Voi in un attimo istoriati
Dal pennello portentoso
D’un Tolstòj o dalla penna
Di Baratýnskij! Io, ogni volta
Che una dama tutta in ghingheri
Mi presenta il proprio in-quarto,
Tremo e m’altero, e nel petto
Mi serpeggia un epigramma –
Ma poi m’esce un madrigale!
(3)
Il ginnasio femminile, città di Bèlyi, provincia di Smolènsk, inizio XX secolo / Женская гимназия, г. Белый, Смоленской губернии, начало ХХ в.
Col tempo questi album unici dal punto di vista estetico e artistico iniziano a distinguersi per categorie: libri con i disegni, album con pezzi autografati, con versi poetici, ma anche per direzione, verso cerchie diverse (di amici o membri dell’alta società, salotti o club). Già Puškin metteva, nei suoi scritti, in contrapposizione gli album un po’ “banali” delle fanciulle della provincia con quelli raffinati delle bellezze della capitale, sottolineando la stratificazione interna della tradizione degli album che diventano patrimonio della cultura di massa:

Già altre volte avrete visto
L’album d’una signorina
Di provincia, che le amiche
Dappertutto hanno imbrattato;
Dove, in barba ad ogni regola
D’ortografia e di metrica,
Usa dedicare, in segno
D’amicizia eterna, versi
Troppo lunghi o troppo corti.
L’apri e al primo foglio trovi:
Qu’écrirez-vous sur ces tablettes;
E la firma: t. à v. Annette;
Poi, sull’ultimo risvolto:
“Se c’è chi t’ama di più
Scriva pure da qui in giù”.
(4)
Pagina dell'album di Maria Zenbizkaja con la poesia francese, 1902  / Страница  из альбома Марии Зенбицкой со стихотворением на французском языке, 1902 г.
Tra le due capitali, Pietroburgo e Mosca, si potevano trovare album con testi, originali o singolari, di autori famosi e loro opere autografe. L’unicità del contenuto e della presentazione estetica del libro stesso venivano considerati come valori propri, mentre nelle cerchie provinciali fiorivano l’imitazione e il dilettantismo. Versi “stereotipati” viaggiavano da un album all’altro, perdendo pian piano il senso dato dall’autore man mano che procedeva il processo di ricopiatura dei testi. Ma è proprio grazie a questi album “omogeneizzati” e “massificati”, che i ricercatori del settore hanno intravisto la nascita della tradizione folcloristica, con le sue caratteristiche tipiche – collettività, anonimato, tradizione e varietà di contenuto. Dalla fine degli anni Quaranta dell’Ottocento fino all’inizio del XX secolo, il fervore per gli album s’indebolisce riacquisendo, per breve periodo, interesse presso certi salotti letterari, a cavallo tra l’Ottocento e Novecento, nel periodo della così detta belle époque.

Questo nuovo entusiasmo fu dettato dal fatto che gli album cominciarono a diffondersi, non più solo dentro ad una cerchia familiare e nobiliare ristretta, ma, grazie alla scolarizzazione, questi “entrarono” nelle pensioni e nei ginnasi femminili. Anche le titolari degli album diventano più giovani: non sono più le fanciulle “da dare in sposa”, ma ragazze, giovani studentesse o alunne. Grazie al “mescolarsi” tra strati sociali, frequente in questi istituti, l’album diventa parte anche della cultura dei ceti “più bassi”, mentre il suo repertorio, col tempo, viene elaborato subendo una certa “semplificazione”, un adattamento delle immagini dalla simbologia originaria alla più facile comprensione mediata dalla tradizione folcloristica cittadina dell’epoca. Dopo la rivoluzione, negli anni Venti-Trenta del Novecento, l’album di massa diventa, definitivamente, una forma “speciale” del folklore scritto, unendo in sé la cultura più raffinata di prima della rivoluzione con quella dei tempi moderni, diffondendosi anche in campagna e subendo l’influenza della cultura contadina.
Pagina dell'album di Maria Zenbizkaja con dei brani di poeti russi, 1914 / Страница  из альбома Марии Зенбицкой со стихами русских поэтов, 1914 г.
Più di cento anni fa, c’era una volta una bambina. Si chiamava Maria Zenbizkaja, ma gli amici la chiamavano Marie al francese e nella famiglia tutti la chiamavano Mània. Abitava in una piccola cittadina Bèlyi (Bianco), provincia dell’antica città di Smolènsk, a ovest di Mosca, più vicino al confine con le terre bielorusse che alla capitale, situata a circa 50 chilometri dalla stazione ferroviaria più vicina, che all’epoca voleva dire una mezza giornata di viaggio in carrozza. Conosciuta dal 1350, la cittadina, a cavallo tra Ottocento e Novecento, contava circa 25 mila abitanti, 1000 case e 5 chiese. C’erano anche due ginnasi, uno maschile e uno femminile: quest’ultimo fu fondato dalla nonna di Mània, Vera Kapitònovna Tsyzyreva, che da ben 25 anni ne faceva la direttrice. Anche Màmia e la sua amata sorellina Aleksandra vi studiavano, mentre loro padre, il mercante Michaìl Zenbitskij, deputato del Consiglio Comunale di Mosca e cittadino onorario di Bèlyi, di cui per un periodo fu anche sindaco, ne era il curatore. Cresciuta in campagna, come la Tatiana di Puškin, viveva d’estate, alla villa suburbana del padre e d’inverno in città, Mània era una ragazza colta ed istruita, amava la musica, il teatro e su molte foto d’epoca si trovava con un libro in mano. Dopo aver ottenuto il diploma ginnasiale, fece un viaggio in Europa, visitando Francia, Austria e Svizzera.

Quando le due sorelle ed il fratello minore Vladìmir, mandato dai genitori ad una scuola militare, erano cresciuti, Michaìl Zenbitskij acquista un appartamento anche a Mosca, per sistemare la famiglia d’inverno e anche per dare la giusta educazione ai figli. Mània poté frequentare le lezioni dai migliori professori universitari della capitale che insegnavano anche ai Corsi Superiori Femminili, molto popolari tra le studentesse; qui studiava storia, filosofia e filologia, mentre sua sorella minore Aleksandra si laureò presso il Conservatorio di Mosca. Nel 1916, durante la I Guerra Mondiale, Mània terminò un breve corso per infermiera della Croce Rossa. Ma dopo la morte del padre e la rivoluzione, nel 1917, la famiglia fu costretta a fuggire, a causa dell’arrivo delle brigate di operai e contadini armati, dall’amata villa nei pressi di Bèlyi, per non tornarci mai più, impauriti da un'orda che non provava pietà verso i rappresentanti di classi socialmente ostili. Così, si stabilirono nel loro appartamento di Mosca sopravvivendo, durante i primi duri anni della guerra civile, ad un periodo di fame e carestia che colpì la Russia nei primi anni del nuovo potere sovietico. Proprio in questo periodo Mània lavorò come traduttrice per la Rappresentanza sovietica presso organizzazioni straniere che porteranno aiuti alle vittime della carestia, e, grazie a questo lavoro, riuscì a sfamare anche tutta la famiglia. Nel 1924 sposò ingegnere Evghenij Steinberg e morì nel 1926 dopo aver dato alla luce il figlio Vladìmir, cugino di mia nonna. Per la famiglia fu una grande perdita. I parenti sono riusciti a conservare la sua memoria ed alcuni ricordi, tra cui l’album, tenuto nella sua prima giovinezza, di cui vi vogliamo raccontare.
Pagina dell'album di Maria Zenbizkaja con la dedica di N. Surzhaninova e un brano di poesia russa, 1902  /  Страница  из альбома Марии Зенбицкой с посвящением от Н. Суржаниновой и стихами, 1902 г.
L’album di Mània e un piccolo libretto, che riguarda proprio il periodo della rinascita dell'interesse verso questo genere di scrittura. Iniziato nel 1902, a soli otto (o forse dieci) anni, lo scrisse fino al 1914, data dell’ultimo brano inserito, ed è associabile al gruppo di album tenuti da ragazze di provincia durante il loro periodo di studi ginnasiali. Come supporto, a prima vista, l’album risulta  abbastanza modesto, tascabile, comodo per scrivere ovunque, dotato anche di chiusura metallica. L’unico tratto di “lusso” è la doratura dei fogli nel blocco, mentre la decorazione interna, apparentemente, era eseguita dalla proprietaria con l’applicazione di immagini con fiori, uccelli e fanciulle direttamente sulla pagina: spesso corrispondenti con il testo, come le rose per la poesia francese La rose, o le rondini per L’Hirondelle, o la nave per Le petit matelot.

Il suo contenuto non è poi cosi banale, come in altri album di massa dei ceti medi cittadini dell’epoca. Ad una attenta lettura salta subito all’occhio la scelta di poesie riguardanti temi come la vita e la morte, la vanità dell’esistenza umana, la morte ed il sepolcro, la memoria, la gloria e la sua vanità, l’amore e il suo ricordo, magari triste, temi riguardanti la natura, spesso d’autunno, inni alla bellezza in generale, temi spirituali legati alla purezza dell’anima, che sottolineano la spiccata sensibilità della tenitrice. Su circa settanta scritti e dediche, troviamo anche quindici poesie in francese, testimoni di una buona padronanza della lingua. Inoltre, troviamo due testi di prosa e tantissimi brani di poeti russi, a partire dai classici, provenienti dal programma scolastico dell’epoca, come Puškin e Lèrmontov, il conte Aleksej Konstantinovič Tolstoj e Aleksej Apuchtin, come negli album di altre ragazze dell’epoca, e altri autori russi minori.
Pagina dell'album di Maria Zenbizkaja con la poesia francese, 1902 / Страница  из альбома Марии Зенбицкой со стихотворением на французском языке, 1902 г.
Non solo i classici, ma nel’album di Mània trova spazio anche una ricca rappresentanza di poeti moderni, “idoli” della gioventù dell’epoca, come Semyon Nàdson e Mirra Lokhvìtskaya, molto famosi sul finire del secolo XIX e, soprattutto, all’inizio del XX secolo dopo la loro scomparsa all’età, rispettivamente, di 24 e 35 anni. La poesia del giovane Nàdson, che cantava la sua generazione, è molto vicina a quella del romanticismo di Lèrmontov (morto in duello a soli 27 anni nel 1841), con frequenti riferimenti alla sofferenza romantica della persona, un personaggio disadattato nella sua epoca, con riflessioni sulla sorte e sul ruolo del poeta nella società e nella vita in generale. La bellissima Mirra Lokhvìtskaya, una delle poetesse più di successo della sua epoca, purtroppo presto dimenticata, dopo la sua scomparsa precoce per una misteriosa malattia di cuore. Alcuni studiosi considerano la poetessa la fondatrice della poesia femminile in Russia, visto che il suo successo avviene ancora prima di Anna Achmàtova e Marina Cvetàeva, due grandi poetesse russe del XX secolo. Ogni riga di Lokhvìtskaya è piena d’armonia musicale e di bellezza delle immagini; si capisce benissimo come potesse conquistare i cuori delle giovani ragazze d’inizio Novecento.

Analizzando i testi poetici dell'album, si intuisce che era un oggetto intimo, come se facesse parte dell’anima della giovane ragazza: la maggior parte degli scritti sono della proprietaria, fatti di proprio pugno; gli altri appartengono ad una ristretta cerchia di amici, non più di 18-20, tra cui, a parte le amiche appassionate di Lokhvìtskaja, o quelle che lasciavano le tipiche dediche per il genere dell’album, c’è da segnalare un “ignoto” amico che si nomina “il vecchio” o “filosofo” e che ha lasciato più volte versi e scritte in prosa, quasi sempre accompagnate dalla sigla N.B., molto intimi, diretti alla proprietaria, come ad esempio: si ricorda, Maria Michailovna di uno che scriveva queste righe alle tre di notte… Oppure una poesia scritta per il giorno del compleanno di Mània del 1908, accompagnata da una “p.s.” minuscolo: si ricorda Maria Michàilovna che in questo momento Lei era impegnata con le questioni di Dio... Particolari, come questi, sarebbero difficili trovarli in semplici album di massa che riproducevano i cliché letterari, o in album di rappresentanza, come quelli delle fanciulle di una volta. Queste poche righe, così diverse anche dalle solite dediche, aprono una cortina sul tempo e lasciano intravedere il “sentire” della vita, i pensieri e l’atmosfera di quei giorni passati, ma anche il carattere e le intenzioni di una ragazza vissuta cento anni fa.
Pagina dell'album di Maria Zenbizkaja con la poesia francese, 1904 / Страница  из альбома Марии Зенбицкой со стихотворением на французском языке, 1904 г.
Tra gli autori francesi, troviamo i versi di Henry Varnery, Jean Reboul, popolare anche in Russia al inizio del XX secolo (L’ange et l’enfant) con i suoi motivi religiosi, alcuni versi di Pierre-Jean Beranger, dello svizzero Eugene Rambert, e del premio Nobel per la letteratura René François Armand Sully-Prudhomme, popolare nella Russia di fin de siècle, grazie alla traduzione di Aleksej Apuchtin. Cercando di riconoscere questi testi poetici, famosi una volta ma in gran parte dimenticati o scomparsi dalla cultura moderna, è probabile che molti di questi siano testi messi in musica, o di romanze, conosciuti cento anni fa, che Mània, Aleksandra e le loro amiche forse cantavano, accompagnandosi col pianoforte nei concerti o nelle serate libere a casa.

La curiosità di conoscere il vissuto di questa ragazza mi ha portato a scoprire e studiare questo genere letterario e la sua particolare storia in Russia. La poesia, la prosa e quanto possiamo trovare in questi scritti sono l’affresco di una cultura di una società legata alla passione per la poesia e alla condivisione di questa con gli amici, una società scomparsa, ma che fortunatamente possiamo ancora sentire vicina sfogliando le pagine anche di un album d’una fanciulla provinciale.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Maria Zenbizkaja, anni dieci del Novecento / Мария Зенбицкая, 1910-ые гг. (© Marina Komarova a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione anche parziale)
  2. Maria e Aleksandra Zenbizkie, inizio XX secolo / Мария и Александра Зенбицкие, начало ХХ в. (© Marina Komarova a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione anche parziale)
  3. Сasa di Michail Zenbizkij, città di Bèlyi, provincia di Smolènsk, inizio XX secolo / Дом Михаила Николаевича Зенбицкого, г. Белый, Смоленской губернии, начало ХХ в. (© Marina Komarova a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione anche parziale)
  4. Il ginnasio femminile, città di Bèlyi, provincia di Smolènsk, inizio XX secolo / Женская гимназия, г. Белый, Смоленской губернии, начало ХХ в. (© Marina Komarova a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione anche parziale)
  5. Pagina dell'album di Maria Zenbizkaja con la poesia francese, 1902 / Страница из альбома Марии Зенбицкой со стихотворением на французском языке, 1902 г. (© Marina Komarova a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione anche parziale)
  6. Pagina dell'album di Maria Zenbizkaja con dei brani di poeti russi, 1914 / Страница из альбома Марии Зенбицкой со стихами русских поэтов, 1914 г. (© Marina Komarova a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione anche parziale)
  7. Pagina dell'album di Maria Zenbizkaja con la dedica di N. Surzhaninova e un brano di poesia russa, 1902 / Страница из альбома Марии Зенбицкой с посвящением от Н. Суржаниновой и стихами, 1902 г. (© Marina Komarova a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione anche parziale)
  8. Pagina dell'album di Maria Zenbizkaja con la poesia francese, 1902 / Страница из альбома Марии Зенбицкой со стихотворением на французском языке, 1902 г. (© Marina Komarova a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione anche parziale)
  9. Pagina dell'album di Maria Zenbizkaja con la poesia francese, 1904 / Страница из альбома Марии Зенбицкой со стихотворением на французском языке, 1904 г. (© Marina Komarova a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione anche parziale)

In copertina:
Pagina dell'album di Maria Zenbizkaja con un brano di Michaìl Lèrmontov, 1907 / Страница из альбома Марии Зенбицкой со стихотворением М.Ю. Лермонтова, 1907 г. ( © Marina Komarova a esclusiva integrazione del presente articolo. Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione anche parziale)

NOTE:

riguardano citazioni da Evgenij Onegin di Puškin, citato nel testo:   

(1) Aleksandr Puškin, Evgenij Onegin, capitolo 4, XXVII
(2) Aleksandr Puškin, Evgenij Onegin, capitolo 4, XXIX
(3) Aleksandr Puškin, Evgenij Onegin, capitolo 4, XXX
(4) Aleksandr Puškin, Evgenij Onegin, capitolo 4, XXVIII

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