L’albero della Fecondità, un restauro che suscita malumori

di cierre // pubblicato il 16 Settembre, 2011

Il Tirreno ha riportata per primo la notizia (18 agosto 2011) della reazione dei cittadini di Massa Marittima all’indomani della presentazione della conclusione dei lavori di restauro dell’Affresco della Fecondità nella Fonte dell’Abbondanza.

L’Albero della Fecondità e le Fonti dell’Abbondanza, l’edifico nel centrostorico di Massa Marittima che accoglie le cosiddette Fonti dell'Abbondanza, è uno dei monumenti più importanti edificati nel periodo di massima espansione del Comune medievale di Massa Marittima. Un'epigrafe sulla facciata ricorda che la sua realizzazione fu portata a termine nel 1265. Al 1999 risale il primo restauro importante dell’intera struttura, in occasione di questi fu consolidata l’intera struttura e fu ripristinato il sistema idraulico per il riempimento delle tre grandi vasche presenti sotto le imponenti arcate gotiche. Proprio nel corso dell’intervento di risanamento e recupero fu scoperto questo singolare affresco. Alcune decorazioni affioravano sotto uno spesso strato di scialbo e di concrezioni calcaree. La completa pulitura della parete permise l’eccezionale ritrovamento di un dipinto murale unico al mondo nel suo genere "L'albero della Fecondità”.
L'albero della Fecondità, affresco datato nel 1265 scoperto nel 1999 nelle Fonti dell'Abbondanza di Massa marittima (GR)
La campitura è sostanzialmente occupata da un grande albero che s'impone per il suo "sintetico naturalismo". Tutti i suoi rami sono addobbati da numerosi falli. Ai piedi dell’albero alcune donne sembrano, per alcuni1, conversare tra loro, due si accapigliano vistosamente, mentre un'altra sembra scacciare alcuni minacciosi corvi, che si direbbero pronti ad avventarsi sugli inconsueti frutti. Una grande aquila nera presentata in forma araldica, ad ali spiegate, sta a indicare allo stesso tempo lo stemma della città di Pisa, dalla quale proveniva il podestà del momento, o l'emblema dell'impero, dal quale non poteva prescindere il Comune di Massa Marittima, che fu di 'fede' ghibellina fino al 1266. Oltre a questo elemento, anche i caratteri formali della figurazione si dimostrano coerenti con lo stile della metà del Duecento, tanto che la data del 1265, inscritta nell'epigrafe delle Fonti, è ritenuto il riferimento cronologico per la datazione del dipinto murale. Se così fosse l’albero sarebbe un simbolo di fertilità, un ghibellino non avrebbe mai denigrato la sua fazione e tanto meno se stesso. Secondo George Ferzoco, l’affresco fu realizzato invece tra il 1267 ed il 1335, quindi potrebbe essere un manifesto politico guelfo (favorevoli al papato) contro il precedente governo ghibellino della città.

Il recente dibattito tra i cittadini e l’amministrazione comunale riguarda però il risultato dell’ultimo restauro del singolare affresco. Restauro finanziato dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena nel 2008 ed eseguito sotto l’attenta direzione della Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici di Siena e Grosseto. Il restauro durato 3 anni è terminato ufficialmente il 6 agosto, e dopo è scoppiata la polemica. Secondo alcuni esperti ed estimatori, che hanno presentato persino un esposto in procura, l’intervento di restauro avrebbe compromesso l'opera con orribili censure deturpando, cancellando e ridimensionando alcuni falli, con i loro attributi, che caratterizzano l’affresco.

Per il Comune di Massa Marittima e gli addetti ai lavori non ci sono stati errori!

Il restauro è stato progettato con il contributo delle analisi diagnostiche dei ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche e i restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure (ispezioni geologiche, analisi dielettrometriche e termografiche, analisi chimiche). Il restauro eseguito dalla ditta Arc Restauri di Giuseppe e Massimo Gavazzi, selezionata dalla Sovrintendenza, ha seguito scrupolosamente le indicazioni del progetto di restauro. La castrazione di uno degli attributi presenti sull’affresco (lacuna in alto a destra nell’immagine) è dovuta all’aggressione di agenti chimici naturali e non ad un errore macroscopico del restauratore. In alcuni punti l’affresco era già fortemente deteriorato a causa soprattutto della sua locazione in prossimità dell’acqua, fenomeni di umidità di risalita hanno contribuito a minare in più di 8 secoli l’integrità dell’affresco. Probabilmente è proprio grazie alla crosta calcarea che si è formata nel tempo sopra la pellicola pittorica che ancora oggi possiamo beneficiare della vista di quest’opera.

Quindi nessuno ha voluto deliberatamente censurare uno degli affreschi più atipici e discussi del medioevo, ma è stato l’inesorabile deterioramento naturale che con il passare del tempo ha svolto il suo “lavoro”. Come fermarlo? Non è possibile arrestare questo processo ma possiamo rallentarlo con investimenti nella ricerca e per la tutela del nostro patrimonio storico-artistico.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. L'albero della Fecondità, affresco datato nel 1265 scoperto nel 1999 nelle Fonti dell'Abbondanza di Massa marittima (GR)

In copertina:
Affresco della Fecondità nella Fonte dell’Abbondanza.


Nota
1 George Ferzoco, Il Murale di Massa Marittima, Toscana Studies, Centro di studi toscani, University of Leicester, 2004

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