L’Acqua, la Pietra, il Fuoco. Bartolomeo Ammannati scultore
di // pubblicato il 10 Maggio, 2011
In occasione del quinto centenario della nascita, apre domani al Bargello, con il fondamentale sostegno economico dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, la prima monografica dedicata a Bartolomeo Ammannati nato a Settignano il 18 giugno 1511 da una famiglia di scarpellini.
Lo scultore si formò a Firenze - con Giovanni Angelo Montorsoli (Firenze, 1507 - 31 agosto 1563) con cui rimase legato da profonda amicizia - alla bottega di Baccio Bandinelli (pseudonimo di Bartolommeo Brandini, Firenze, 17 ottobre 1488 - Firenze, 7 febbraio 1560).

Fra le opere di esordio la lunetta con Dio Padre, nel Duomo di Pisa (1536) e il marmo raffigurante Leda e il cigno, eseguito a Firenze nello stesso periodo.
Un paio d'anni dopo sarà a Venezia per collaborare con Jacopo Sansovino alla decorazione della Libreria di San Marco (e lì scolpì la prima statua, un Nettuno).
Dopo una tappa a Urbino, di ritorno a Firenze, esegue il Monumento sepolcrale di Mario Nari, nella Basilica della Santissima Annunziata (1540-1542) poi smantellato nel 1565 e questo insuccesso lo spinse a recarsi a Padova, presso il giurista Marco Mantova Benavides, che gli commissionò, per il giardino della sua residenza, varie sculture - fra cui un Ercole marmoreo colossale - il proprio Monumento funebre, nella Chiesa degli Eremitani (1546).

Nel 1550 sposa a Loreto la poetessa urbinate Laura Battiferri, trasferendosi in quello stesso anno a Roma, dove il Vasari lo introduce alla corte pontificia di Giulio III. Per incarico del papa, esegue il Ninfeo di Villa Giulia e le tombe di Antonio e Fabiano Del Monte, in San Pietro in Montorio.
Nel 1555, alla morte di Giulio III, rientra a Firenze e, in breve tempo diviene scultore di fiducia di Cosimo I e, anche per l'amicizia con Vasari, ottiene commiossini importanti come la Fontana “della Sala Grande” proprio per il Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio anche se mai collocata per poi ornare, nei secoli, i giardini granducali di Pratolino e di Boboli.
Seguirono altre spettaolari fontane: Ercole e Anteo e Inverno, per la villa medicea di Castello e, contemporaneamente, quella del Nettuno in Piazza della Signoria. Apprezzatissimo, a Firenze e a Roma, anche come architetto e autore di importanti edifici e palazzi nobiliari, di Ammannati sono il nuovo imponente cortile di Palazzo Pitti e il Ponte a Santa Trìnita.

Membro dell’Accademia delle Arti del Disegno, per la crescente devozione, con la moglie, strinsero un forte legame con l’ordine dei Gesuiti e, in vecchiaia, arrivo a rinnegare le opere profane della giovinezza in una celebre Lettera agli Accademici (1582).
Progettò e finanziò personalmente la nuova facciata della chiesa gesuita di San Giovannino e vi creò la propria cappella, dove venne sepolto alla morte (13 aprile 1592), lasciando tutte le sue sostanze al Collegio dei Gesuiti.
Questa breve biografia può essere utile, a chi non conosce bene l'artista, per contestualizzare titolo e tema centrale della mostra, le straordinarie Fontane realizzate.
Nel cortile del Bargello, vi attende la spettacolare ricostruzione della prima, la fontana marmorea (quella che avrebbe dovuto essere installata nel Salone dei Cinquecento) composta di sei grandi statue di divinità. Il progetto iniziale prevedeva una fontana all’interno del Salone dei Cinquecento, sul lato opposto all’Udienza, e fu interrotto nel 1560 per realizzare invece la più pubblica (e certamente più propagandistica) Fontana di Piazza – poi detta del “Biancone”.

In mostra anche il gigantesco Ercole e Anteo di bronzo, Leda e il Cigno, il Monumento Nari, la Venere, oggi a Madrid, il Genio Mediceo, la Opi dello Studiolo, oltre a disegni, progetti, documenti.
Di grande suggestione il ritratto che Bronzino realizzò alla moglie e musa ispiratice per l'Ammannati come sottolinea la Soprintendente, Cristina Acidini: “Assai meno noto di Vasari, che negli studi e nella percezione comune è stato avvantaggiato dalla sua posizione di celeberrimo storiografo delle arti e biografo degli artisti, Ammannati fu nondimeno uno degli artefici, esperti e versatili, che modellarono il cuore cinquecentesco di Firenze quale è giunto fino a noi, agli ordini del duca Cosimo de’ Medici”. La mostra e il catalogo, edito da Giunti Editore, sono a cura di Beatrice Paolozzi Strozzi, direttore del Museo Nazionale del Bargello, e di Dimitrios Zikos, con contributi scientifici di specialisti italiani e stranieri, mentre l’allestimento – ideato e progettato da Giacomo Pirazzoli – è stato diretto in fase esecutiva da Maria Cristina Valenti e realizzato da Opera Laboratori Fiorentini.

Realizzata in collaborazione con la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze, l'esposizione bene illustra la politica del Granduca nella valorizzazione estetica e spettacolare dell’acqua, ma anche nella razionalizzazione e nella prodigiosa innovazione tecnica di bene indispensabile al benessere dei sudditi. Questo grande progetto culturale si avvale anche di un breve documentario (realizzato da Mediateca Toscana per la regia di Massimo Becattini) proiettato in ambito espositivo per illustrare le fasi dell’esecuzione della copia della statua di Giunone, montata nella posizione originale della figura, al culmine della Fontana della Sala Grande.
Segnalo anche l’iniziativa parallela nel cortile dell’Ammannati, a Palazzo Pitti. Una rassegna di fotografie, realizzate da Lorenzo Mennonna, delle decorazioni scultoree ammannatiane del cortile stesso: illuminate all’imbrunire fino alla fine dell’estate, per tutta la durata della mostra.