LAB PSL

di Amici in Visita // pubblicato il 06 Novembre, 2011

- di Ferdinando D'Urso -

È un martedì sera come tanti in Sicilia: dopo la giornata lavorativa tutti sono già nelle proprie case o stanno per rientrarvi, stanchi. Le strade sono piene dei normali suoni dell’ora di punta. Tutto, insomma, scorre come è normale che scorra. Non a Lentini, piccolo centro del siracusano a mezz’ora da Catania, e non, in particolare, in Piazza Scienza e Lavoro.
Qui accade qualcosa che di normale, almeno in Sicilia, non ha niente. Un gruppo di musicisti, giovani e meno giovani, professionisti e non, si incontra da ormai otto anni tutti i martedì sera alle 20:30. Il loro obiettivo è quello di Suonare. Suonare nel senso più genuino e autentico del termine; Suonare non per guadagno; Suonare per il piacere immenso che la Musica può provocare nell’intimo di ciascuno. Suonare in un luogo protetto, un’oasi, una riserva in cui ognuno può sentirsi libero di esprimere la propria individualità senza rispondere alle dinamiche di quei luoghi dove le note annegano nel fragore delle posate e dei bicchieri; di quei luoghi dove il pubblico ti considera presenza contingente. Farlo insieme perché solo così la somma delle esperienze può convergere verso la necessità di stimolare e pungolare le coscienze dei singoli strumentisti.
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Proprio questo vuole essere lo scopo del LAB PSL: aprire le menti dei jazzisti siciliani. Mostrargli che esiste un universo intero al di là degli standard; che la musica non si ferma alla struttura delle song tratte dai musical di Broadway; che esiste qualcosa che sfonda i confini del mainstream, del jazz commerciale, sclerotizzato negli stilemi del Be Bop che ha perso ormai la sua originaria carica rivoluzionaria diventando antiquariato. L’unico criterio d’ammissione al workshop è la sincera voglia di partecipare e mettersi in gioco a prescindere dalla propria preparazione tecnica.
Tutto questo miracolo - che, per quanto ne so, non ha uguali in Italia se non a Roma - è possibile grazie all’instancabile opera del sassofonista Carlo Cattano e del batterista Antonio Moncada che tutti i martedì sera si dedicano a quest’opera senza percepire nessun tipo di retribuzione se non il vedere germogliare nuove idee nelle menti dei loro “allievi”. L’attività del workshop LAB PSL, ambiente democratico al confine con il collettivo, si svolge su più fronti. In primis la pratica orchestrale che insegna a far musica anche con gli organici più bizzarri; vengono analizzate e sperimentate sul campo varie tecniche improvvisative mutuate sia dal linguaggio tradizionale del Jazz sia dalle esperienze della contemporaneità e dell’avanguardia.
È considerato fondamentale anche l’ascolto dei vari artisti che hanno segnato la storia del Jazz più recente: da Duke Ellington a Lennie Tristano, da Eric Dolphy a Ornette Coleman, da Roland Kirk a Roscoe Mitchell, da Charles Mingus - grande nume tutelare del laboratorio - a Cecil Taylor. L’ascolto viene sempre seguito da un’analisi tecnica e concettuale che vitalizza questa attività rendendola stimolante. Spesso si tengono semplici dibattiti su temi scelti o commenti ad eventi musicali che si sono tenuti nei dintorni. Tutto questo tende allo scopo desiderato: proporre più punti di vista per permettere l’allargamento delle prospettive del singolo partecipante al laboratorio.
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A quella fin qui descritta, che potremmo definire attività interna, Carlo Cattano e Antonio Moncada hanno sempre voluto affiancare partecipazioni e incontri con grandi nomi del Jazz nazionale e internazionale: il tenorsassofonista Pietro Tonolo, il trombonista Tony Cattano, il pianista britannico Keith Tippett, con il quale nel 2007 è stato realizzato un concerto in occasione del festival Il Moro Jazz. Perché i membri del laboratorio provassero tutte le esperienze possibili della vita artistica di un jazzista e perché capissero come queste possano sempre essere trattate in maniera slegata dalle logiche dello show business, la coppia Cattano - Moncada ha provveduto anche ad organizzare una seduta discografica. Così nel 2005 il LAB PSL ha prodotto “Oltre il muro”, album all’interno del quale confluiscono tutte composizioni originali degli stessi Antonio Moncada (Magie du lexique) e Carlo Cattano (Lab PSL, Quadro, Riff) ma anche degli altri partecipanti alla seduta di incisione (Ngo Blues del pianista Piergiorgio Monaco e Stella cadente del chitarrista Enrico Cassia). Anche in questa occasione non sono mancati gli ospiti: oltre al già citato Tony Cattano (che ha partecipato con la composizione Stango) ricordiamo i sassofonisti Gesualdo Bilinceri e Salvo Tempio.

Il fenomeno LAB PSL è una realtà tutt’oggi di nicchia. Le logiche commerciali condannano il Jazz alla regressione, al ritorno alla mera funzione di entertainment. Gunther Schuller, da musicologo, diceva che un’arte che vuole rimanere una legittima espressione del proprio tempo deve crescere e svilupparsi; c’è pertanto bisogno di luoghi didattici che insegnino a farlo, come il LAB PSL, fucina di sperimentazione e Darmstadt del Jazz siciliano.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Lab psl 1
  2. Lab psl 2

In copertina:
Lab psl cover