La Voce Crepuscolare
di // pubblicato il 01 Agosto, 2010
Sono le scarpe a punta tonda con il laccio alla caviglia e il tacco grosso o sono i ricci ondulati e irremovibili? Forse i lunghi bocchini in avorio, le abatjour di vetro colorato o le palme nei giardini, i biplani di cartapesta, i baroni rossi, i pittori strani, la spagnola o i pensieri “strampalati”.
Ma soprattutto, i primi del ‘900 sono uno stile o una rivoluzione?
Risponde il Duo Alterno di Tiziana Scandaletti e Riccardo Piacentini con La Voce Crepuscolare Notturni e serenate del ‘900 per la Stradivarius.
Era il 1 settembre 1910 quando Giuseppe Antonio Borgese sul quotidiano La Stampa per la prima volta parlava di “poesia crepuscolare”; da allora sono passati cento anni e la malinconia ancora non è guarita.
Perché questo stato d’animo è umano, prima di tutto, e garbato, e finemente impegnato nell’intimisto.
Non servono grandi ideali politici o sociali e neppure grandi amori e/o dolori, solo stanze e riverberi di luce, foglie cadute, rose, qualche ruscello. Soprattutto serve la notte, per emozionare nella lettura e nell’ascolto, al riparo in qualche angolo silenzioso.
La ricerca del Duo Alterno propone, pulita, l’altra faccia del Futurismo attraverso i suoni di Tosti, Malipiero, Ghedini, Casella, Bucchi e Alfano in un confronto sul tema della notte secondo D’Annunzio, Pascoli, Verlaine, Palazzeschi e chi più ne ha ne metta.
Lo spessore dei nominati non consente commenti o aggettivi.
Lavoro complesso e indubbiamente raro, La Voce Crepuscolare consente nuove forme di percezione dell’ambiente e del riservato di un periodo ruggente e stravagante e, non solo per questo, uno tra i più difficili che la storia umana abbia finora conosciuto
Galimberti ha scritto “i poeti… camminano accanto alle situazioni e alle cose in punta di piedi … viandanti che la via ha messo in cammino”, e i compositori non sono da meno.
Se “il poeta ha rinunciato alla sua sicurezza e invulnerabilità, e perciò può incontrare e, incontrando, riconoscere”… e se… “parla quel tanto che è necessario per creare le condizioni dell’ascolto", questa voce finalmente ha un suono.