La vita di Michelangelo a Siena
di // pubblicato il 13 Settembre, 2010
Il Complesso Museale Santa Maria della Scala ospita una raffinatissima mostra dove lettere, poesie, carte di cantiere e altri documenti ripercorrono la vita di Michelangelo, la sua presenza e operato a Siena in particolare il geniale impegno per l’altare Piccolomini, realizzato da Andrea Bregno e arricchito dal giovane Michelangelo tra il 1501 e il 1504 con l'aggiunta, nelle nicchie inferiori, delle quattro statue di santi Pietro, Paolo, Agostino e Gregorio.
Presente anche un disegno di Giuliano da Sangallo, contenuto nel famoso Taccuino senese, che documenta l’aspetto dell’altare prima degli interventi michelangioleschi, e tre sculture di ambito senese - il San Vittore e il Bacco di Antonio Federighi e l’opera di Cesare Maccari raffigurante Vittoria Colonna meditante un madrigale direttole da Michelangelo - che riportano a una davvero suggestiva atmosfera protomichelangiolesca.

Le testimonianze autografe provengono dall'Archivio Buonarroti, di proprietà della Fondazione Casa Buonarroti e la mostra, organizzata dall'Associazione Culturale Metamorfosi e da Vernice Progetti Culturali, con il contributo del Comune di Siena e della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, è curata da Lucilla Bardeschi Ciulich, nota studiosa della grafia michelangiolesca, e di Pina Ragionieri, direttrice della Fondazione. L’esposizione, e il catalogo, su progetto scientifico della Fondazione Casa Buonarroti, percorre, attraverso l’esame dei suoi disegni e della sua grafia, la lunga vita di Michelangelo, nato a Caprese, nel contado di Arezzo, nel 1475, e morto a Roma nel 1564.

Si prende l’avvio dalle prime lettere e dalle poesie della giovinezza per giungere alla corrispondenza estrema dell’artista, ormai quasi novantenne, con il prediletto nipote Leonardoe Pina Ragionieri spiega "Su questa falsariga si incontrano prove grafiche di alto impegno, come i disegni, scelti qui con l'occhio fisso al risvolto biografico, siano essi di figura, o di progetto architettonico, o provenienti direttamente dai cantieri e dalle cave, come i famosi blocchi di marmo schizzati a beneficio degli scalpellini; o di fortificazione, rimandanti questi ultimi all’esperienza eroica ed effimera della seconda repubblica fiorentina, che trovò in Michelangelo un convinto e partecipe sostenitore. Si accoglie inoltre qualche esempio della fortuna del Maestro nei secoli: si accetta volentieri la gradevole mitologia ottocentesca del bel ritratto di Vittoria Colonna opera di Cesare Maccari, cortesemente prestato per la sede senese dall’Istituzione ospite, ma si tenta anche di fornire adeguata testimonianza visiva di opere perdute o, per motivi diversi, non presenti in mostra".

La mostra trova quindi il suo centro ideale in due fasi fondamentali della vita di Michelangelo: il periodo fiorentino della sua maturità, con i frequenti viaggi a Roma, ma anche per cercar marmi a Carrara e a Pietrasanta, ed il successivo periodo del trasferimento a Roma dove diventerà architetto della fabbrica di San Pietro.
La testimonianza del periodo fiorentino – lettere e disegni – documentano l’intenso impegno di Michelangelo in particolare intorno a due grandi opere: la tomba di Giulio II che, per volontà espressa dallo stesso Papa fino dal 1505, avrebbe dovuto essere posta in San Pietro ma che non fu mai portata a termine; e la tormentata impresa della fabbrica di San Lorenzo a Firenze, dal progetto mai eseguito per la facciata della basilica alle esemplari realizzazioni della Sagrestia Nuova e della Biblioteca Laurenziana.
Il periodo romano, come accennato,documenta tra l’altro l’intensa amicizia di Michelangelo con il giovane patrizio romano Tommaso dei Cavalieri e con Vittoria Colonna. Spicca in questo contesto la presenza in mostra di uno dei più alti capolavori della produzione grafica di Michelangelo: il disegno raffigurante Pianta di San Giovanni dei Fiorentini.

La sequenza degli originali michelangioleschi è affiancata, lungo il percorso espositivo, da una scelta di dipinti, miniature, bronzi, medaglie, incisioni, volumi a stampa che commentano efficacemente questo percorso biografico testimoniando l'influenza michelangiolesca sull'arte senese e l'on. Pietro Folena, presidente di Metamorfosi, ha sottolineato l'obiettivo "di favorire la produzione e la diffusione, grazie all'opera degli studiosi più autorevoli e riconosciuti, di occasioni uniche e irripetibili, capaci ogni volta di tirare un filo, aprire un pezzo di archivio, far vivere dei documenti, ricercare e testimoniare le radici comuni della nostra identità nazionale."