La Tribuna degli Uffizi - I lavori procedono

di Marica Guccini // pubblicato il 07 Marzo, 2011

Tempo di censimenti e di ragguagli riguardo agli intensi lavori di restauro della grande Tribuna degli Uffizi.
L’intervento avviato nel 2009 e definito dal direttore della Galleria Antonio Natali “epocale” ( solitamente parco di questo genere di termini), si è reso necessario, se non addirittura imposto, dal logorio del tempo e dal continuo flusso dei visitatori. Da quanto leggiamo nel Bollettino degli Uffizi 2009 (cronologicamente datato, ma per quanto riguarda questo discorso attualissimo): “considerata la delicatezza del pavimento e al contempo la necessità di consentire al pubblico il pieno godimento delle tavole del Bronzino, del Pontormo, del Rosso, del Vasari […], la Direzione ha ritenuto opportuno che la sala – restituita alla sua ricchezza di nucleo prezioso – dovesse offrirsi soltanto a una vista d’insieme, con affacci dalla porta sul corridoio e da quelle sulle contigue salette.
L’intervento si pone in linea con il riordinamento museale filologicamente attento iniziato con i lavori della Sala della Niobe (2006), il Vestibolo delle iscrizioni, la Sala dell’Ermafrodito, la Sala e il Ricetto lorenesi (2007).

L’intervento vuole riportare all’antico splendore uno dei monumenti più celebri della storia artistica di Firenze.
Non a caso parlo di “antico splendore”, in quanto era esattamente questa l’essenza ricercata di quello speciale scrigno ottagonale voluto da Franceso I de’ Medici per accogliere i tesori più preziosi delle collezioni medicee. Progettata da Bernardo Buontalenti e decorata a partire dal 1584 tutto, all’interno della Tribuna, racconta la magniloquenza e il senso di stupore che questa doveva dispensare. I materiali più preziosi, lavorati attraverso tecniche raffinatissime e particolari, creavano una sinergia rivelatrice dello splendore delle collezioni medicee, dando immagine dei variegati interessi e del collezionismo dell’eclettico principe. Come sottolineato dalla sovrintendente Cristina Acidini “da questa alleanza tra committente e creativo nasce ufficialmente il primo museo dell’epoca moderna, e nasce lì dentro, come santuario di capolavori, oggetti rari e preziosi, curiosità” custodite in quelle splendide collezioni.

Ha preceduto e corre parallelo ai lavori di restauro anche una indagine nelle fonti e negli archivi, per delineare i momenti vissuti da un luogo che ha attraversato le diverse fasi del gusto. Continua la soprintendente “la storia collezionistica è continuata quasi attraverso ogni generazione, ma senz’altro ogni secolo ha avuto la sua Tribuna, l’ha trasformata attraverso un rinnovamento dei quadri esposti, mantenendo i capisaldi ma facendo ruotare le collezioni in un modo che via via corrispondeva alla sensibilità del momento”. L’indagine conoscitiva sulle fonti, coordinata da Francesca de Luca, si pone quindi alla base del corretto recupero filologico del luogo: “le tribune che nel tempo si sono succedute costituiscono uno spessore di storia invisibile all’occhio, ma non per questo meno presente alla conoscenza della cultura” (Cristina Acidini).

Azzurrite, lacca rossa di cocciniglia, 130 mq di lamina d’oro, sono solo alcuni dei preziosi materiali che ornano uno scrigno che ha la volontà di fare rimanere a bocca aperta.
5870 conchiglie provenienti dall’Indo-Pacifico ornano gli spicchi della volta, mentre molto altre sono ritagliate a creare un fregio floreale nel tamburo alla base della volta.

Anche la tecnica è particolare in quanto non si tratta di un dipinto murale, come ci aspetteremmo avendo a che fare con un paramento murario, bensì siamo di fronte a un intonaco trattato a secco con tecniche estremamente preziose e, come detto, nessun pigmento utilizzato è usuale.
Raffinati cammei dipinti all’interno dell’imbotto delle finestre sembrano miniature finissime, curiose considerando quanto siano poco godibili dall’osservatore che entra nella Tribuna, mentre eleganti telamoni alternati ad altrettante cariatidi negli stipiti delle finestre, sono lavorati a partire da una imprimitura a biacca sulla quale vengono poi applicate prima una foglia di stagno, e poi una foglia d’oro che, ombreggiata con bitume, terre naturali e gomma arabica, crea la volumetria di questi corpi clamorosi.

Come sottolineato dal Direttore della Galleria Antonio Natali, un restauro serio deve tenere conto via via di quanto si viene scoprendo in corso d’opera.
Per questo motivo i lavori, per i quali il termine previsto era giugno di questo anno, si protrarranno indicativamente fino ai primi mesi del 2012. È stata infatti scoperta la presenza di una lacca vermiglia che, in origine, ricopriva la cupola dorata nella quale sono incastonate le conchiglie. Anche in questo caso l’effetto studiato era raffinatissimo, e lo stesso vermiglio andava via via sfumando fino a dissolversi verso la lanterna centrale, dove la lacca è presente solo come piccola lumeggiatura che fa da bordura alle conchiglie. Dato che l’effetto delle iridescenze, delle cromie, e dei giochi della luce erano parte integrante dell’ingranaggio architettonico, si è reso necessario ideare il modo migliore per procedere al restauro della lacca vermiglia, evitando l’effetto di cupola dorata che sarebbe stato, diversamente, scorretto.

Un ulteriore problema è stato identificare quel cremisi del vellutino posto ad ornare le pareti di cui ci parlano già le fonti letterarie di fine Cinquecento. Spiega Natali come, dopo innumerevoli sedute e discussioni, si sia deciso di puntare sui documenti coevi che, parlando dei dipinti, ne chiamavano cremisi alcuni colori, ad esempio quelli della veste del ritratto del Cardinale Leopoldo. Attraverso queste comparazioni si è definita la nuance poi realizzata con metodi tradizionali dall’Antico Setificio Fiorentino.

I quadri che, al termine dei lavori, saranno esposti in Tribuna saranno, secondo quanto detto dal Direttore, “quelli che in una qualche stagione in Tribuna sono stati davvero”, e saranno disposti con il criterio e il ritmo scelti nel Settecento, dopo l’arrivo da Roma di quei marmi che vi saranno riposti dopo i restauri.

Gli studi volti a ricreare la storia del luogo (che termineranno poi in una pubblicazione al termine dei lavori), toccheranno anche lo studio dei vetri, certamente acquistati a Venezia, e probabilmente realizzati in cristallo di rocca.

Infine, visti gli altissimi valori luministici insiti nella concezione dell’architettura, un’attenzione specifica viene dedicata alla ricerca di un metodo di illuminazione artificiale che sia idoneo ad esprimere l’intento originario che intendeva pervenire, come sottolineano le fonti, a un effetto di luce “purgata”.

La Tribuna è il cuore pulsante di uno dei più noti e importanti musei del mondo, certamente lo è per il patrimonio culturale italiano. Curioso attestare come tutto l’intervento sia sobbarcato e reso possibile dalla Fondazione internazionale nata negli Stati Uniti Friends of Florence, che non si vede nemmeno più restituita dallo Stato italiano l’iva versata e con la quale, negli anni, si sarebbero potuti concretizzare altri importanti restauri.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Il ponteggio del cantiere
  • Pulitura della superficie in lacca rossa
    di cocciniglia
  • Particolare della decorazione del
    tamburo con madreperle e azzurrite
    prima del restauro
  • Particolare della decorazione del
    tamburo con madreperle e azzurrite
    dopo il restauro
  • Erma in lamina d'oro su pietra
    durante la pulitura
  • Fasi di pulitura della cornice
    che delimita il tamburo 

Dove e quando