La solitudine dei numeri primi

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 17 Settembre, 2010

I numeri primi sono quelli divisibili solo per uno o per se stessi, sono numeri solitari che difficilmente sono compresi dagli altri. Alice e Mattia s’incontrano adolescenti tra i corridoi di un istituto superiore e immediatamente si riconoscono. Riconoscono l’una nell’altro le cicatrici invisibili di traumi che impietosi hanno lasciato indelebili tracce nel loro vivere fin dall’infanzia, spingendoli entrambi inesorabilmente ai margini.

Al suo terzo film, dopo Private e In memoria di me, Saverio Costanzo con La solitudine dei numeri primi intesse la trama che attraverso tre blocchi temporali distinti, continuamente accavallati, segue le vite dei due protagonisti in un arco di oltre vent’anni. Una struttura narrativa complessa, lontana anni luce dalla dilagante invadenza del lessico televisivo che spesso inquina la scrittura del nostro cinema. Immune dall’irritante paternalismo di chi spiegando ogni dettaglio palesa la sua sfiducia nel pubblico, il regista ha qui l’estremo coraggio di affidare solo a un sospiro la percezione di un possibile lieto fine.

Lo scrittore Paolo Giordano, autore del romanzo originale, con generosità ha partecipato in sede di sceneggiatura alla demolizione del suo lavoro per ricreare una nuova narrazione visiva, legata al libro ma autonoma e indipendente. Sovvertendo lo sviluppo narrativo lineare del romanzo, il film crea una tensione piena di attesa mettendo lo spettatore nella posizione di porsi continue domande su cosa è accaduto ai personaggi tra un’età e l’altra dal momento in cui sono evidenti sui corpi e nelle assenze tracce di nuovi traumi. Un film molto fisico che ha richiesto agli attori la disponibilità impegnativa di cambiare i loro corpi, plasmandoli sull’aderenza anche psicologica ai personaggi.

La famiglia, origine suprema d’inquietudini, è incubatrice morale in cui l’individuo conforma la propria personalità prima di uscire ad affrontare il mondo, lì subisce le prime pressioni volte a schiacciare l’ego del singolo a beneficio del gruppo, instillando la responsabilità di un senso d’appartenenza vincolante.
Attraverso gli archetipi della fiaba il film mostra paura e orrore dell’abbandono, come quella di Pollicino abbandonato nel bosco. Indelebile lo squarcio sulla crudeltà del mondo evocato da quella manciata di secondi in cui appare, inquietante e terribile, un Filippo Timi nelle vesti del clown, lo shock tardivo di un’improvvisa consapevolezza che il candore dell’innocenza non poteva contemplare.

Usando i codici classici del cinema horror, evocando Shining di Stanley Kubrick ma non solo, il nuovo film di Saverio Costanzo racconta la pena, altrimenti indicibile, del dolore originale, quello che affondando le sue radici nei traumi dell’infanzia accompagna l’individuo fino alla maturità, condizionandone la formazione. Quel tipo di dolore legato a una perdita, di una presenza come di una propria funzionalità, con cui s’impara a convivere facendoci i conti ogni giorno della propria esistenza.

La solitudine dei numeri primi è un film dell’orrore in cui il mostro terrificante è la crudeltà dei sentimenti, ferite volontariamente inferte o inconsapevole frutto di disinteresse, per aspettative deluse o per paura di delusioni a venire. In questo senso l’ostinazione del padre di Alice a trascinarla fuori perché gli altri la aspettano e “non sarà mia figlia a sottrarsi” è del tutto speculare a quella di Adele, madre di Mattia, che ha già deciso con verdetto inappellabile che il figlio andrà in Germania per stare al passo con la competitività del mondo.

Il senso di colpa che ipoteca una vita intera senza alcuna possibilità di riscatto, l’amore che nasconde, tra le ali di un sentimento che può volare alto, gli artigli pronti a dilaniare affondando nelle carni, perché è regola non scritta ma vecchia come il mondo, che proprio agli affetti più cari sia dato il potere di distruggerci.
I dolori più grandi della mia vita l’ho ricevuti dai miei figli” dice Adele, interpretata da una grande isabella Rossellini. “Mi hanno rovinato la vita!

Meravigliosa l’interpretazione di Alba Rohrwacher nel ruolo di Alice, più matura e sicura di sé di film in film. Una bella scoperta il giovane Luca Marinelli, proveniente direttamente dall’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico, che con questo film fa il suo esordio assoluto nel mondo del cinema.

Bellissima la sequenza, suggestione dell’immagine arcinota sulla copertina del libro, in cui Alice attraverso un passaggio tra la fitta e intricata selva della memoria, passa dalla sua casa nel 2007 a quella di Mattia nel 1984 per guardare in faccia e finalmente fino in fondo l’origine del dolore.

Degno di nota anche il lavoro fatto da Saverio Costanzo sulla colonna sonora del film, oltre alla musica originale di Mike Patton il film si apre con un brano di Ennio Morricone tratto da L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento, tutta una serie di brani di musica tecno contestualizza l’epoca temporale degli eventi e provoca un certo spaesamento nello spettatore, giustificando gli ultimi venti minuti del film in cui è il silenzio a farla da padrone.
Quando ormai tutto ciò che poteva esser detto è stato già detto, praticamente senza dialoghi, il lungo finale affida alla domanda “hai mangiato?” il compito di comunicare tutto ciò che sta dentro quella banale preoccupazione, il desiderio di prendersi cura delle ferite dell’altro ben oltre l’astrazione di un abusato “ti amo”.

 

Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale:
    La solitudine dei numeri primi
  • Regia: Saverio Costanzo
  • Con: Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Arianna Nastro, Vittorio Lomartire, Martina Albano, Tommaso Neri, Isabella Rossellini, Roberto Sbaratto, Maurizio Donadoni, Giorgia Senesi, Aurora Ruffino, Giorgia Pizzo, Filippo Timi, Andrea Jublin
  • Soggetto e sceneggiatura: Saverio Costanzo, Paolo Giordano
  • Fotografia: Fabio Cianchetti
  • Musica: Mike Patton
  • Montaggio: Francesca Calvelli
  • Scenografia: Antonello Geleng, Marina Pinzuti Ansolini
  • Costumi: Antonella Cannarozzi
  • Produzione: Mario Gianasi per Offside, Bavaria Pictures, Les Films Des Tournelles e Le Pacte in collaborazione con Medusa Film e Sky
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Italia, 2010
  • Durata: 118’ minuti

 


DIDASCALIE IMMAGINI

- Locandina italiana
- Luca Marinelli, Mattia, in due immagini che
  testimoniano la mutazione della sua fisicità
- Alba Rohrwacher è Alice davanti al bosco
  della memoria
- Tommaso Neri, Mattia da bambino /
  Vittorio Lomartire, Mattia adolescente
- Isabella Rossellini è Adele,
  la madre di Mattia
- Filippo Timi sul set / Martina Albano è
  Alice bambina / il regista Saverio Costanzo

IN COPERTINA
Alba Rohrwacher nel ruolo di Alice